Federalberghi: turismo alla deriva

25/06/2003

ItaliaOggi (Turismo)
Numero
149, pag. 14 del 25/6/2003
di Fabio Donfrancesco


Il presidente Bernabò Bocca ha presentato ieri a Roma i dati elaborati dall’Osservatorio turistico.

Federalberghi: turismo alla deriva

Nei primi 6 mesi del 2003 persi 3 mln di pernottamenti (-3%)

Il 2003 rischia di diventare un altro ´annus horribilis’ per il settore alberghiero. Bernabò Bocca, presidente di Federturismo, non ha dubbi sulla situazione attuale del mercato e porta a sostegno gli ultimi dati elaborati dall’Osservatorio dell’associazione degli albergatori aderenti a Confturismo: ´L’andamento del mercato turistico nei primi sei mesi di quest’anno è stato sempre contraddistinto dal segno negativo’, ha sottolineato Bocca ieri, a Roma, nel corso della presentazione dell’indagine denominata ´check turismo’, su un campione di 700 hotel rappresentativi delle 33 mila aziende presenti in Italia. ´Abbiamo registrato, nel primo semestre, una perdita secca di quasi 3 milioni di pernottamenti, pari a una flessione del 3%’, ha denunciato il presidente di Federalberghi. ´La conseguenza di tale andamento così negativo ha portato a una perdita complessiva del giro d’affari, compreso l’indotto, di oltre 1 miliardo di euro’.

Anche se l’estate si è già affacciata lungo la penisola con largo anticipo, non ha portato però gli effetti positivi che gli operatori auspicavano, al di là dell’aumento dei condizionatori venduti e alle autostrade prese d’assalto dagli automobilisti e dai viaggiatori del weekend, diretti prevalentemente verso le classiche destinazioni marine.

´Purtroppo, nonostante l’affollamento di spiagge e autostrade’, ha commentato Bocca, ´manca all’appello il turista che pernotta, non solo straniero ma anche italiano. Gli alberghi hanno mantenuto sostanzialmente i prezzi fermi ai livelli dell’anno scorso e ci auguravamo che, a partire da giugno, il panorama sotto il profilo economico oltre che climatico volgesse al bello. Invece così non è stato’.

Da gennaio a maggio la flessione dei turisti stranieri, secondo il rapporto di Federalberghi, è stata del 4,9% rispetto allo stesso periodo del 2002, con una diminuzione di 1,7 milioni di pernottamenti. A giugno, a titolo previsionale, il calo si attesterà intorno al 5,5%, rispetto sempre allo stesso mese del 2002, per un ammontare di 600 mila pernottamenti.

Il calo maggiore di soggiorni in albergo si è registrato nelle città d’arte e in quelle d’affari, specie nel mese di marzo (-5,7%), mentre a maggio è stato del -3,6%. Grazie invece ai lunghi ponti di Pasqua, 25 aprile e 1° maggio, la flessione in tali periodi si è fermata a -1,9%.

´Continuiamo a perdere consistenti quote di clienti stranieri, ma anche di italiani’, ha affermato Bocca, ´che stanno sfruttando l’apprezzamento dell’euro per andare maggiormente in vacanza all’estero. Nel complesso, la tendenza del turismo nazionale è di prediligere la vacanza mordi e fuggi o il last-minute. A questo punto’, ha auspicato Bocca, ´quanto ventilato giorni fa dal presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, per il rilancio dei consumi anche turistici delle famiglie italiane, deve diventare realtà. Il Dpef dovrà affrontare una buona volta il problema dell’Iva degli alberghi. Infatti non possiamo oggi competere con paesi come la Spagna e la Francia, che scontano una tassazione rispettivamente del 7 e del 5,5%, contro il 10% dell’Italia. Sola una misura governativa coraggiosa’, ha messo in evidenza il presidente di Federalberghi, ´potrà far respirare le 33 mila imprese alberghiere che in Italia rappresentano l’asse portante dell’industria del turismo, ridando così nuovo slancio agli investimenti privati nel settore’.

C’è però chi dà una diversa interpretazione dei medesimi dati forniti dall’Osservatorio turistico-alberghiero della federazione aderente a Confturismo. È Vincenzo DonVito, presidente dell’Aduc, il quale sottolinea come ´il reale problema non è la riduzione dell’Iva del settore, perché riguarderebbe soltanto i bilanci degli alberghi, bensì il rapporto economico con i clienti. Probabilmente è vero che le tariffe alberghiere sono rimaste invariate rispetto a 12 mesi fa, ma cosa è successo l’anno scorso? Si è assistito a una sfrenata corsa agli aumenti dei prezzi, che non ha risparmiato questo settore’, ricorda DonVito. ´Oggi dormire in albergo è troppo costoso e il consumatore, consapevole del forte calo del potere di acquisto da quando c’è l’euro, non premia l’immobilità dei prezzi. Il turista va conquistato a partire dal primo tassello, il prezzo più interessante, senza sminuire la qualità’.

Ma il presidente di Federalberghi ha dalla sua un altro atout per sostenere l’intervento urgente del governo: ´Dal 1° gennaio al 24 giugno ci sono stati 54 mila contratti di assunzione in meno nei soli hotel e ristoranti, pari al 12%. A fronte dell’andamento sempre positivo e superiore alla media nazionale registrato nell’ultimo decennio’.