Federalberghi: senza feste 10 miliardi in meno

30/03/2004


  Economia


30.03.2004
turismo in allarme
Federalberghi: senza feste
10 miliardi in meno


ROMA Ammonterebbe a 10,65 miliardi di euro, pari all’1% del pil, il costo della soppressione di un pacchetto di festività. Un lusso che l’Italia, paese a vocazione prevalentemente turistica, dice il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, non può proprio permettersi.
Le dichiarazioni del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in merito alla eventuale riduzione dei giorni di festa annuali, a vantaggio di un aumento della produttività nazionale, secondo Bocca, «si scontrano purtroppo con la realtà nazionale di un Paese turistico come il nostro».
«L’Italia è un Paese troppo dipendente dal turismo. Basti pensare che il giro d’affari del settore annualmente è di 80 miliardi di euro, pari ad oltre il 7% del Pil e dà lavoro a 2 milioni di persone. Per fare alcuni esempi, – prosegue Bocca- andando ad eliminare la festività del 15 agosto e l’eventuale ponte ad essa abbinato, da sola questa festività ci
farebbe perdere 4,4 miliardi di euro di spese turistiche degli italiani. Oppure, cassando la festività del 25 aprile e l’eventuale ponte ad essa abbinato, perderemmo 3 miliardi di euro di spese turistiche degli italiani». «In pratica, tirando le somme – aggiunge il presidente della Federalberghi-Confturismo – la perdita per l’ attività produttiva turistica, escluso il ferragosto, sarebbe di 6,25 miliardi di euro pari allo 0,55% del Pil e ben a quasi l 8% del giro d’ affari nazionale del turismo. Comprendendo inoltre anche ferragosto, la cifra salirebbe a 10,65 miliardi di euro, pari a quasi l’ 1% del pil. Un lusso – dice Bocca – difficile da eludere, proprio in considerazione dell’ apporto economico del settore». Suscita invece «apprezzamento» di Federalberghi l’ ipotesi «avanzata sempre dal premier riguardo a una diminuzione delle aliquote fiscali, per le quali auspichiamo – prosegue Bocca in una nota – anche l’ allineamento della aliquote Iva nel turismo che ci vedono penalizzati rispetto a nostri grandi concorrenti quali la Francia (Iva al 5,5% sugli alberghi) e la Spagna (Iva al 7% sugli alberghi) rispetto al 10% dell’ Iva per gli alberghi italiani».