Fazio-Saviano, parte «Vieni via con me» E Benigni fa uno show su Ruby e Berlusconi

09/11/2010

Su Raitre La puntata dedicata alla «macchina del fango». Le accuse dello scrittore
MILANO — Le accuse di Saviano, le battute di Benigni. Eccolo Vieni via con me, il programma più temuto dai vertici Rai, voluto a parole, ma guardato con sospetto e a rischio continuo di sgambetto con la questione su contratti e compensi degli ospiti chiusa dal beau geste di Benigni che va in scena a titolo gratuito.
Oltre due ore di spettacolo su Raitre aperte dallo scrittore che vive blindato e non ha più una vita sua. Tema: la macchina del fango. « Non siamo nel fasci – smo, ma la macchina del fango fa sì che la democrazia sia in pericolo», perché «se ti poni contro certi poteri, contro questo governo, questi risponderanno sempre con un’unica strategia: delegittimare». Non lo nomina mai Berlusconi, ma le allusioni fanno pensare solo a lui. Dice Saviano: «Colpiranno la tua vita privata. Bisogna segnalare che la privacy è sacra. Ma una cosa è la privacy, un’altra scegliere le proprie amiche da candidare». Perché se la tua vita privata condiziona la cosa pubblica — spiega Saviano — «la differenza è fondamentale». Cita la vicenda della casa di Montecarlo, la storia di Boffo, il dossier contro Caldoro «delegittimato da Cosentino». Quindi racconta la storia di «una persona che è riuscita a resistere e non è stato possibile fermarla con la macchina del fango: Giovanni Falcone».
C’è Fabio Fazio a far da cerimoniere, Nichi Vendola che legge le 27 definizioni di «omosessuale» e poi irrompe il monologo di Benigni, nel mirino dei suoi lazzi sempre lui, Berlusconi, ossessione comica del Benigni nazionale, il sovversivo che impugna sempre e solo l’arma dello sberleffo. «Sono qui per parlare di politica… questa Ruby». E così, per mezz’ora. «Berlusconi ha detto che è una vendetta della mafia. La mafia una volta ti ammazzava, ore invece ti mandano due 18enni a letto». Dice che il presidente del Consiglio prima se la prendeva con le toghe rosse, ora con le luci rosse. «Silvio lo sai che ti vogliamo bene: dimettiti». Ironizza: «Ha ragione Bersani, non è così che si può batterlo Berlusconi. Bisogna batterlo politicamente. La prossima volta bisogna beccarlo con una minorenne del Pd». Ripone la speranza in Rosy Bindi: «Tu gli garbi, lui fa riferimenti continui a te, sacrificati per il partito. Se ti arresta la polizia, dici che sei la suocera di Zapatero, la nonna di Fidel Castro». Si mette la parrucca rasta e invita Alfano e Ghedini a fumarsi una canna ad Antigua. Poi il momento migliore, la canzone che elenca le proprietà di Berlusconi, su sottofondo jazz: «È tutto mio, cari italiani, anche la casa a Montecarlo di Tulliani».