Fazio: «Nel Dpef tagli a spesa e tasse»

03/07/2003



      Giovedí 03 Luglio 2003
      Riforme e sviluppo


      Fazio: «Nel Dpef tagli a spesa e tasse»

      Riforme e sviluppo – Duello tra il Governatore e il ministro anche sui conti – Banca d’Italia: misure strutturali per frenare il debito


      ROMA – Le azioni concrete per rilanciare l’economia. Il prossimo Dpef. Il vero o presunto declino del Paese. Le riforme varate e quelle da approvare con urgenza. È stato un faccia a faccia a tutto campo, quello che ha visto protagonisti ieri all’assemblea dell’Abi il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e il Governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio. Di fatto, Tremonti ha colto l’occasione per replicare a buona parte delle tesi che Fazio ha esposto il 31 maggio scorso, e che ha ribadito ieri esplicitandole con maggiore evidenza. Serve un’azione decisa di correzione dei conti pubblici e di rilancio dell’economia – avverte Fazio – che ricorda come l’acquisizione di entrate straordinarie dai condoni, pari nella stima iniziale a 8 miliardi di €, si è resa necessaria «per evitare allo squilibrio di bilancio di approssimare la soglia del 3%».
      Poi, il secondo affondo: il rinvio o la mancata definizione di misure strutturali «non giovano alla certezza delle prospettive». Un mese fa aveva invitato il Governo a ripercorrere la ratio, ambiziosa per molti versi, che ispirò il Dpef del 2001. Ora, con i lavori preparatori del nuovo Dpef in pieno svolgimento, rinnova l’invito: il documento programmatico del Governo «deve estendersi su un arco temporale sufficientemente lungo», deve riproporre la progressiva riduzione della pressione fiscale, fermo restando che permane «un divario netto» in termini di inflazione rispetto alla media Ue, «oltre che di crescita della produttività». Al tempo stesso, deve ridursi il rapporto tra spesa corrente e Pil, a beneficio del disavanzo e del debito. Poi i «risultati positivi» raggiunti finora, come quelli propiziati dalle riforme del mercato del lavoro «introdotte verso la fine dello scorso decennio».
      Le ulteriori riforme già definite negli accordi tra le parti sociali e nella legislazione – conclude Fazio – «daranno un nuovo, positivo impulso all’occupazione», ma perchè la flessibilità non si trasformi in precarietà «è necessaria un’accelerazione della crescita». Apprezzamento infine per le grandi opere infrastrutturali, a patto che i tempi di realizzazione non siano eccessivamente lunghi.
      La replica di Tremonti parte da una premessa. Prima di tutto, attenzione a parlare di declino, anche perchè la contabilità delle imprese italiane non consente di porre in risalto le spese per investimenti, così come è fuorviante calcolare il Pil senza considerare la ricchezza generata da società che hanno finanziarie controllate all’estero. L’Italia ha perso competitività «nei settori in cui è entrata la Cina». Quanto al Dpef, la risposta a Fazio è netta: non si può tornare allo spirito del documento del 2001, precedente all’11 settembre, «perchè non può esservi un 10 settembre, ma sono piuttosto convinto che vi sia un 12 settembre».
      Poi un annuncio. La prossima Finanziaria, le cui grandi linee saranno anticipate nel Dpef, «non sarà facile. Sarà più di semina che di raccolta, con dei passaggi difficili sul piano politico e sociale». Come dire che, con ogni probabilità, vi sarà contenuta anche la riforma delle pensioni. Un approccio che rinvia alla preventiva ricerca del necessario consenso politico all’interno della coalizione di Governo, in particolare per quel che riguarda la Lega. Lo stato dei conti pubblici? Tremonti replica ricordando che «mentre altri ricevono gli avvertimenti europei, l’Italia non li riceverà nel 2003 nonostante i gufi». Un problema, questo sì, serio si è registrato nell’agosto del 2002, e la crisi dei conti pubblici, causata in buona parte dalla caduta del gettito Irpeg e dall’andamento di alcune voci di spesa, «è stata risolta». Ha inciso la legge «definita impropriamente taglia-spese, e che in realtà si è tradotta in una vera riforma strutturale per questo Paese».
      Del resto, le vere difficoltà sono nell’economia reale in Europa. La ripresa in Eurolandia non ci sarà prima della fine dell’anno. Per questo, Tremonti rilancia il piano per gli investimenti in infrastrutture («anche se vi saranno difficoltà sulle garanzie per le emissioni della Bei»). È necessaria una spinta, perchè le riforme strutturali «sono necessarie ma non sufficienti». Ben vengano i suggerimenti, «ma il Governo ha le idee chiare. Tra la domanda e l’offerta dei consigli, la seconda sta diventando francamente eccessiva. Sappiamo quel che facciamo, abbiamo le idee chiare sia sul fronte del semestre sia su quello interno. Siamo importanti in Europa, ma non siamo gli azionisti di riferimento».

      DINO PESOLE