Fazio: l’economia soffre, bisogna tagliare l’Irap

08/11/2004


    sabato 6 Novembre 2004

      CONFRONTO TRA GOVERNATORE E MINISTRO DELL’ECONOMIA ALLA GIORNATA DEL RISPARMIO

      Fazio: l’economia soffre, bisogna tagliare l’Irap

      Siniscalco: privilegiare le famiglie, molta gente non arriva a fine mese

      Stefano Lepri

      ROMA
      «Non è una leggenda metropolitana che la gente non arrivi alla fine del mese. Nella quarta settimana gli acquisti diminuiscono»: con l’ammissione che il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito il ministro dell’Economia Domenico Siniscalco di fatto risponde di no alla Confindustria. Date le scarse risorse a disposizione, il governo concentrerà gli sgravi fiscali 2005 sull’Ire, l’ex Irpef, sui redditi personali insomma.

      All’ottantesima Giornata del risparmio, presenti in massa banchieri piccoli e grandi, di nuovo è andata in scena, con sorrisi e strette di mano, la ritrovata concordia tra governo e Banca d’Italia. Ma questo non vuol dire che il pensiero del governatore Antonio Fazio sia identico a quello di Siniscalco. Fazio insiste per «un alleggerimento del carico fiscale anche per le imprese»; dato che le imprese italiane sono poco competitive anche sul mercato interno, una maggiore domanda per consumi andrà in parte a vantaggio delle importazioni.

      Purtroppo «la produzione industriale tarda a mostrare segni di ripresa», e «secondo stime preliminari, in ottobre non ha superato il livello della fine del 2003»: è lì la crisi, secondo il governatore; mentre «i consumi delle famiglie crescono in linea con il reddito». Nelle parole di Fazio suonano preoccupazioni nuove, più marcate di prima: «incerta, sulla base degli andamenti più recenti, risulta l’espansione della nostra economia»; l’Italia può sperare in un 2005 un po’ migliore del magro 2004, ma «sulla base delle tendenze attuali» nell’anno prossimo «il prodotto interno lordo crescerà meno del 2%», di contro a una previsione governativa del 2,1%.

      Fazio ammonisce il governo, ancora una volta, che «la riduzione delle imposte avrà un effetto positivo sulle aspettative e sulla crescita se non determina un aumento del disavanzo del settore pubblico», «se, in altri termini, viene percepita come sostenibile». Ovvero, a fronte degli sgravi ci devono essere nuovi tagli alle spese, aggiuntivi rispetto al disegno di legge finanziaria, o aumenti delle entrate da altra fonte.
      Siniscalco da parte sua assicura che gli sgravi fiscali ancora da decidere avranno copertura di bilancio; non ha spiegato come, limitandosi a ricordare le misure già previste dalla legge finanziaria per contenere le spese correnti e aumentare le entrate fiscali grazie a un «allargamento della base imponibile». Per l’appunto, l’aggiornamento degli studi di settore (le linee guida per dichiarare i redditi da lavoro autonomo), ha assicurato più tardi in giornata Siniscalco alla Confartigianato, «non sarà automatico».

      In due punti, Siniscalco rovescia l’analisi del suo predecessore Giulio Tremonti: invece di denunciare una concorrenza sleale cinese, sostiene che «il rischio, rispetto ai Paesi emergenti, è considerarli un rischio invece che una opportunità»; invece di insistere che i mali dell’Europa sono comuni, riconosce che l’Italia, pur se vi vede oggi «tutti i segni di una lieve ripresa», ha dei problemi «particolarmente acuti» rispetto a vicini già poco dinamici: «a parte il caso della Francia, i Paesi che crescono di più sono quelli che hanno fatto più riforme strutturali». Quali riforme occorrono in Italia? Sul mercato del lavoro ne sono state già fatte di «ottime», e quelle delle pensioni anche sono valide, secondo Siniscalco. Fazio suggerisce tra l’altro: semplificazione amministrativa; liberalizzazioni; nuovo diritto fallimentare.

      Dunque un impoverimento del Paese, o di almeno una parte di esso, a lungo negato, esiste. Nell’analisi del ministro dell’Economia, è senz’altro la caduta della domanda ad aver provocato l’inversione di tendenza dei prezzi al consumo nel mese di ottobre. Dunque i commercianti devono capire che occorre vendere meno caro. A Torino, i beni oggetto dell’accordo con la grande distribuzione hanno avuto un aumento di vendite «del 15-16%». Il governatore della Banca d’Italia è più cauto sul costo vita in ottobre, «di complessa interpretazione», ma anche lui dà un ruolo alla «debolezza della domanda» e invita il commercio ad abbassare i prezzi.

      Di risparmio sia il ministro sia il governatore hanno parlato poco, nella giornata celebrativa che curiosamente da qualche anno viene tenuta in un palazzo, quello della Cancelleria apostolica, che è proprietà e territorio del Vaticano; fuori, alcuni dimostranti innalzavano cartelli di protesta perché aconra tardano i provvedimenti per evitare nuovi casi Parmalat e Cirio.