Fazio insiste: riforme vere partendo dalle pensioni

14/10/2002





          (Del 12/10/2002 Sezione: Economia Pag. 7)
          PER IL GOVERNATORE DELLA BANCA D´ITALIA LA FINANZIARIA «E´ SOLO UN PRIMO PASSO PER LO SVILUPPO»
          Fazio insiste: riforme vere partendo dalle pensioni
          «Attenti a non scoraggiare gli investimenti. Meno tasse e si riparte a razzo»

          ROMA
          «Dovrebbero scioperare per farla, la riforma delle pensioni…»: Antonio Fazio incita tutti, governo e forze sociali, al coraggio di decidere le riforme di struttura che sole possono rilanciare l´economia italiana, e che per ora «mancano». Ascoltato dalle commissioni Bilancio di Camera e Senato, il governatore della Banca d´Italia è apparso preoccupato sui conti pubblici: «Il progetto di legge finanziaria, per il quale sono state annunciate modifiche, può essere considerato soltanto un primo passo» a cui le riforme vanno aggiunte subito. L´aveva già detto, il governatore, che «se cala la pressione fiscale questo Paese parte a razzo», ed era suonato incoraggiamento al programma del governo. Ieri, la stessa frase ripetuta va vista nel contesto delle obiezioni che Fazio muove alla legge finanziaria 2003. Primo, l´anno prossimo non ci sarà una vera riduzione della pressione fiscale, dato che secondo le cifre del governo «l´incidenza delle entrate complessive sul prodotto rimane costante, sul 45,9%». Secondo, la scelta di sgravare l´Irpef ai redditi più bassi è giusta «perché sono quelli che hanno sofferto di più» dai rincari collegati all´euro, ma «i benefici del sostegno al consumo sono temporanei». Terzo, l´aggravio di imposte per le società «potrà scoraggiare l´assunzione di rischi nell´attività imprenditoriale». Quarto, il concordato ha il pregio di accrescere il gettito senza ridurre i consumi, con il difetto che «il periodico ricorso a forme di concordato incida sulla credibilità dell´amministrazione finanziaria». Sullo stato dei conti pubblici il governatore ha fornito cifre che compongono un quadro preoccupante. Quest´anno la riduzione del debito pubblico in rapporto al prodotto lordo, uno dei vincoli del trattato di Maastricht, sarà «molto limitata». La minor crescita dell´economia giustificherebbe un disavanzo di circa un punto superiore all´obiettivo iniziale (0,5% del prodotto) ossia dell´1,5%; l´obiettivo del governo è più alto, il 2,1%, e Fazio avverte che potrà essere raggiunto solo se le recenti misure correttive assicureranno entro il 31 dicembre «oltre mezzo punto» (7 miliardi di euro). Secondo le stime della Ragioneria, che il governatore ha rivelato ieri, a fine ottobre il fabbisogno del Tesoro salirà a 49 miliardi, 16 oltre l´obiettivo per l´intero anno. Ai deputati e ai senatori delle due commissioni Fazio ha anche spiegato che per circa 1,3 punti del prodotto il contenimento del deficit 2002 sarà realizzato con «provvedimenti di natura transitoria»; siccome questa cifra è circa il doppio del 2001, è facile concluderne che senza di essi il deficit (2,2% l´anno scorso) sarebbe sicuramente aumentato. Un parlamentare gli ha chiesto se condivide l´interpretazione più recente della commissione europea, secondo cui sono «strutturali» perché indipendenti dagli alti e bassi del ciclo economico, anche le misure temporanee. Il governatore ha risposto: «Per me strutturale è un taglio». Anche nel 2003 per circa 1,3 punti il contenimento del deficit sarà realizzato attraverso delle una tantum. Quindi dal 2004 in poi «si richiederanno interventi che compensino il venir meno delle misure temporanee» e che nella visione di Fazio dovranno consistere in «riforme strutturali che incidano sulla dinamica della spesa primaria». Ovvero, «come ho già detto tante volte», previdenza, sanità, efficienza della pubblica amministrazione. Il sistema delle pensioni deve essere salvato nell´interesse dei lavoratori stessi, soprattutto di quelli più giovani. Occorre agire perché l´economia italiana continua a perdere posizioni nel mondo: quell´analisi che il governatore aveva svolto nel 2000, e che era suonata molto critica verso il governo dell´Ulivo, è confermata dagli eventi successivi: nella prima metà del 2002 le esportazioni italiane «sono diminuite di oltre un punto percentuale» mentre quelle di Francia e in Germania, pur tra analoghe difficoltà dello scenario europeo e mondiale, «hanno registrato un aumento di circa un punto percentuale». E´ un declino che va fermato. Dal resto del mondo la ripresa verrà nel 2003 «qualora la crisi politica internazionale non si aggravi».

          Stefano Lepri