“Fazieide” La resa dopo il pressing dei consiglieri

20/12/2005
    martedì 20 dicembre 2005

    Pagina 2 – Primo Piano

    Il Governatore getta la spugna

    La resa dopo il pressing dei consiglieri

      Paolo Baroni

        ROMA
        Cinque righe per annunciare le dimissioni e venticinque per rivendicare, con una punta d’orgoglio, meriti e risultati di quasi mezzo secolo di lavoro. L’annuncio del passo indietro deciso dal Governatore della Banca d’Italia arriva qualche minuto dopo le 16. Antonio Fazio ha rassegnato le dimissioni nelle mani del consigliere anziano Paolo Emilio Ferreri e questa mattina verranno presentate ufficialmente al Consiglio superiore dell’istituto. «La decisione, autonomamente assunta con tranquilla coscienza – spiega la nota – è volta a riportare serenità nel superiore interesse del Paese e della Banca d’Italia».

          «La mia non è un’abdicazione», ha confidato il banchiere di Alvito ai tanti che l’hanno chiamato ieri. Il Governatore a tutti ha detto di aver deciso di lasciare il campo «per senso di responsabilità», per «il bene comune del Paese», ma in particolare per tutelare l’autonomia della banca messa a dura prova dagli ultimi avvenimenti: dalla guerra a tutto campo che gli aveva dichiarato il ministro dell’Economia Giulio Tremonti allo scandalo Bpi-Antonveneta sino all’affare Unipol-Bnl.

            In mattinata erano stati lo stesso Ferreri e un altro consigliere, l’ex presidente della Consulta Cesare Mirabelli, a varcare il portone di Palazzo Koch per cercare di sbloccare l’impasse prima che la situazione potesse precipitare. Per questa mattina erano infatti previste due riunioni decisive, da un lato quella del Consiglio dei ministri (che su pressione di Tremonti poteva modificare procedure di nomina e durata del mandato) e quella del Consiglio superiore della banca, dove negli ultimi giorni la fronda anti-Fazio aveva preso il sopravvento. L’idea di Ferreri, caldeggiata anche dal governo, era di trovare «una soluzione all’interno del Consiglio», evitando insomma sia di arrivare a un affondo da parte dei «falchi» del parlamentino sia un’entrata a gamba tesa da parte dell’esecutivo.

              Fino all’ultimo, con tutti gli interlocutori interni ed esterni alla Banca, anche ieri mattina Fazio avrebbe insistito per rimanere al suo posto, convinto della legittimità di ogni decisione presa. L’inchiesta sulla scalata all’Antonveneta, l’arresto dell’ex ad della Popolare Italiana Giampiero Fiorani e l’indagine della Procura di Milano sull’insider trading negli ultimi giorni avevano però creato un problema in più, non ultimo il rischio di incorrere in possibili misure restrittive. Si è ragionato anche di una possibile autosospensione, ma poi l’ipotesi (non prevista dallo statuto interno) è caduta. «Sarebbe stato un compromesso – hanno spiegato i collaboratori di Fazio – che poco si addice alla personalità del Governatore».

                Attorno al «dominus» di via Nazionale, col passare delle ore, la morsa si è fatta via via più stretta e alla fine della mattinata Fazio ha deciso di passare la mano lasciando dopo 12 anni il suo incarico. Dopo aver pranzato nella Sala verde con Ferreri e Mirabelli, il Governatore attorno alle 15 ha informato via telefono i vertici istituzionali, il capo dello Stato, il presidente del Consiglio (che però era impegnato con la registrazione di «Porta a porta») e il ministro Tremonti con cui il dialogo sarebbe stato improntato «alla massima cordialità». Poi via agenzia è stato diramato l’annuncio ufficiale. «Ora mi sento più sollevato», ha confessato Fazio ai suoi interlocutori. In banca il Governatore è rimasto ancora alcune ore, giusto il tempo di incontrare i funzionari generali, e poi alle 19 ha lasciato palazzo Koch accompagnato dalla scorta.

                  Nella nota diffusa ieri via Nazionale ricorda che l’ottavo Governatore dell’istituto centrale ha servito «la banca e il Paese per 45 anni, dal 1960.

                  Nel corso del suo lungo impegno ha dato impulso alla ricerca economica e istituzionale. La Banca d’Italia, con la politica monetaria e del credito ha abbattuto alla metà degli Anni 90 l’inflazione, realizzando in tal modo la condizione per partecipare all’Unione economica e monetaria». Nel comunicato, che fa una sorta di bilancio dell’opera del Governatore, si ricorda poi come il sistema bancario fosse fragile a metà degli Anni 90. «È stata condotta un’opera di ristrutturazione e di consolidamento dalla quale è emerso un sistema bancario ampiamente privatizzato, con accresciute dimensioni degli intermediari, solidità economica e patrimoniale e accentuata concorrenza».

                    Le dimissioni sono un gesto «che aiuterà a risolvere una situazione diventata insostenibile», ha commentato l’economista Ignazio Musu, uno dei 13 componenti del Consiglio superiore. «In particolare mi ha colpito molto il fatto che il Governatore abbia consegnato le dimissioni nelle mani del decano del Consiglio riconoscendo così l’autonomia dell’istituzione. Mi sembra un segno importante di sensibilità istituzionale. Sono certo che questo gesto aiuterà a rasserenare il clima e sappiamo quanto gli sia costato farlo». Anche un altro consigliere, il fisico fiorentino Paolo Blasi, rivendica l’autonomia della Banca e rilancia: «Attenti, non possiamo diventare come la Rai».

                      Da oggi tutti i poteri passano al direttore generale Vincenzo Desario. Secondo qualcuno, anche lui potrebbe essere tra i papabili alla successione.