“Fazieide” Il grande intreccio della galassia Fazio

20/12/2005
    martedì 20 dicembre 2005

    Pagina 8 – Primo Piano

    I LEGAMI – LA FITTA RETE DI SCAMBI DI FAVORI, DENARI, INFORMAZIONI E DICHIARAZIONI DI SOLIDARIETÀ

      Il grande intreccio della galassia Fazio

        Due banche per ridisegnare il potere

        retroscena
        Francesco Manacorda

          MILANO
          Ora che è implosa la stella romana attorno alla quale – da Lodi a Zagarolo, passando per Brescia e Bologna – ruotava tutto un sistema di potere e di affari, tra le poche certezze che restano c’è il fatto che l’impressionante parallelismo tra le tre grandi operazioni finanziarie detonate questa estate (ma cominciate molto prima), ossia la scalata ad Antonveneta, quella alla Bnl e l’assedio – che di questo in fondo si trattava – alla RcsMediagroup, è destinato a continuare ancora. In che modo? In primo luogo avvicinando pericolosamente il destino dell’Opa Unipol sulla Bnl a quello dell’offerta lodigiana sull’Antonveneta, affondata dalla Consob dopo l’intervento della magistratura sulla Bpi. Chiunque arriverà in Banca d’Italia al posto del dimissionario Fazio, c’è infatti da star sicuri che l’operazione lanciata da Giovanni Consorte sulla Bnl verrà scrutinata con occhi attentissimi, anche e proprio alla luce di quello che è accaduto in questi mesi. Per ora dunque, l’Opa bolognese, l’unica superstite di quella stagione, resta con ogni probabilità congelata e le sue possibilità di sopravvivenza diminuiscono drasticamente.

            Ma i tre grandi esercizi di tiro al bersaglio finanziario della stagione italiana, con il loro attacco conclamato ai «poteri forti» che stavano specie dietro Rcs – per inciso la definizione di «poteri forti» fa ridere di gusto chi nei mesi passati ha dovuto aiutare i pattisti del Corriere a blindare la loro alleanza in apparenza solidissima, ma in realtà venata da inconfessabili debolezze – hanno ben altro in comune che la stessa ingloriosa sorte. Ci sono scambi di favori, di denari e di informazioni, dichiarazioni di solidarietà, legami e vincoli. In una parola sola un intreccio.

              Al centro, dunque, lo sguardo benedicente e l’attiva protezione del Governatore che si esplicita in telefonate notturne e diurne con Fiorani. Attorno i tre bersagli finanziari, con il protagonista in apparenza chiaramente identificabile di ciascuna operazione: lo stesso Fiorani per l’Antonveneta, Consorte per la Bnl, Ricucci per l’Rcs. Ma qui si ferma l’apparenza e comincia la sostanza. Una sostanza fatta di intrecci vorticosi. Prendiamo Antonveneta, ad esempio. Là, assieme alla Bpi di Fiorani – di cui per inciso è azionista anche Chicco Gnutti, che sta indirettamente anche nell’azionariato di controllo di Unipol – partecipano attivamente alla scalata occulta, come rilevato dalla Consob, l’immobiliarista Danilo Coppola, l’immancabile Chicco Gnutti e Stefano Ricucci, nonché i fratelli Lonati, mentre anche l’Unipol nei mesi precedenti all’operazione ha preso un 3,7% della banca padovana. Coppola, naturalmente, è lo stesso Coppola che partecipa alla scalata Bnl, prima aderendo al cosiddetto «contropatto» e poi vendendo i suoi titoli della banca romana all’Unipol quando arriva il momento di mettere in chiaro le partecipazioni, esattamente come fa lo stesso Ricucci e del resto pure Gnutti e i fratelli Lonati. E tra Fiorani, Gnutti e Consorte, la triangolazione raggiunge il suo apice nell’operazione in cui Lodi deve cedere in modo fittizio quote di minoranza alla finanziaria eArchimede (partecipata proprio dal finanziere bresciano e dall’Unipol) con il corollario di telefonate del 29 giugno tra Fiorani e Gnutti: «E’ venuto bellissimo, poi vedrai che è venuto bellissimo… se l’avessimo fatto apposta non si riusciva», e poi tra Fiorani e Consorte che fulminante, al banchiere che gli accenna a un’operazione temporanea «con la T maiuscola» risponde: «Ho già capito!».

                Come si inserisce in questo quadro l’attacco alla RcsMediagroup e quindi al Corriere della Sera, che non si è mai potuto trasformare in scalata di fronte a un patto di sindacato che ha retto? Anche qui sostanzialmente attraverso la fortissima disponibilità finanziaria data dalla banca lodigiana allo scalatore palese Ricucci, attraverso finanziamenti per 850 milioni di euro concessi in gran parte alla sua Garlsson a fronte di garanzie proprio in titoli Rcs. Quel 14% e rotti che adesso la Bpi si trova sul groppone senza riuscire a collocarlo perché il timore di ogni acquirente è che un tonfo di Ricucci inghiotta anche quelle azioni, e che a un certo punto arrivò a sfiorare il 21%, doveva essere probabilmente l’ariete per tentare lo sfondamento nel mondo dell’editoria, aggiungendo il potere dei media a quello non indifferente delle due banche oggetto di conquista, che assieme avrebbero formato un blocco con asset per 500 miliardi.

                  Alcuni dei grandi banchieri italiani, con interessi nell’azionariato della Rcs o dei suoi principali soci, interpellati anche in queste settimane, non vedono una regia unitaria nelle mosse dei personaggi delle tre operazioni, ma certo sottolineano – lo fa ad esempio l’ad di Unicredit Alessandro Profumo – i parallelismi tra le diverse situazioni. Sono quelli che Giuseppe Oddo e Giovanni Pons, nel loro libro «L’intrigo», definiscono le «convergenze parallele», in un’interpretazione che si spinge oltre l’evidenza della simmetria tra destra e sinistra nelle due scalate bancarie, e ipotizza anche l’interesse di Silvio Berlusconi per la Telecom e le Generali – il solo grande boccone della finanza italiana – accreditando inoltre Fazio della speranza di muoversi verso il Quirinale. Scenari che forse guardano molto avanti e che ormai non si risolveranno di certo – almeno per quel che riguarda Fazio – in questo senso. Certo è che dopo la stagione degli assalti falliti restano numerosi nodi da sciogliere. Non solo giudiziari, ma anche finanziari. Sarà interessante, ad esempio, seguire le mosse di Danilo Coppola e di Luigi Zunino, sua abituale controparte in intensissimi giri d’affari immobiliar-finanziari, che oggi hanno rispettivamente il 4,6% e il 2% di Mediobanca. Come a dire il primo azionista di Generali che presto – svanito l’effetto Ricucci – tornerà a esercitare questo ruolo anche in Rcs.