“Fazieide” «Gianpiero non sa nulla di me»

19/12/2005
    lunedì 19 dicembre 2005

    Pagina 3 – Primo Piano

    UNA GIORNATA IN FUGAIL BANCHIERE DI ALVITO ELUDE STAMPA E CURIOSI. E PER UNA VOLTA SALTA LA MESSA

      «Gianpiero non sa nulla di me
      Cosa potrebbe raccontare?»

        Fazio: l’esecutivo per decidere deve prima mettersi d’accordo

          retroscena
          RAFFAELLO MASCI

            ROMA
            «Ma certo che sono tranquillo. Che vuoi? Fiorani non può raccontare nulla, perché di me non sa nulla». È quasi l’ora di pranzo quando il Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, rompe il silenzio che è durato tutta la mattina, parlando al telefono con un suo amico. «Quanto alle decisioni del governo sul mio conto – aggiunge – vorrei vedere prima se si mettono d’accordo tra di loro». Insomma, prima della battaglia decisiva, il vecchio leone di Alvito ostenta una imperturbabilità da filosofo. Però poi riattacca la cornetta. Non vuole parlare più di tanto. E soprattutto non vuole incontrare i cronisti che in ragione di una piccola folla si sono accampati davanti a casa sua, fin dalle sei del mattino, convinti che lui – figurarsi – si darà in pasto facendosi trovare nella solita chiesa alla solita ora di tutte le domeniche.

            Fazio abita in via della Camilluccia, Roma nord: una strada che risale le pendici di Montemario, parchi immensi, alberi d’alto fusto, ville isolate o in comprensori blindatissimi protetti da cani da guardia e congegni elettronici. «La Camilluccia» è anche il nome della villa rinascimentale più prestigiosa dell’area, dove la Dc ha tenuto per decenni una specie di scuola di partito e dove riuniva quel sinedrio informale noto come «il caminetto». Quartieri alti. Altissimi. Ci abitò la famiglia di Claretta Petacci negli anni Trenta, poi arrivarono i notabili democristiani – Fanfani per primo – quindi una villa era stata costruita da Saragat come buen retiro dopo il mandato presidenziale. Ancora oggi ci vive il sottosegretario Gianni Letta, vicino di casa del Governatore. E poi ci sono le ambasciate (tante) e le suore (altrettante).

            Casa Fazio è in un comprensorio per soli ricchi. Il portiere Maurizio è cortese ma determinato: non si può stare sulla piazzola d’accesso, non si possono fare domande al personale di custodia, non si può varcare il cancello neppure con sguardi indagatori. Niente. Bisogna bivaccare sulla strada. La sbarra si apre per far uscire adolescenti in city-car o adulti a bordo di giganteschi Suv. Sulle facce degli uni come degli altri appare l’alterigia di chi è abituato fin da piccolo a comandare, ad avere, e ad infischiarsene delle regole, come quella che proibirebbe di guidare tenendo in mano il telefonino. La parrocchia di Fazio (e di Letta) è santa Chiara ai due Pini, distante cento metri dalla casa del Governatore. La frequentava anche Aldo Moro, tutte le mattine, per la messa delle nove. Il suo rapimento, secondo un primo piano, si sarebbe dovuto consumare lì.

            L’orario domenicale prevede una messa l’ora dalle 8 fino a mezzogiorno. Fazio, in genere è mattiniero, ma a quella delle otto non c’è e non sarà presente neppure a quella delle nove. Dal parco condominiale si vedono uscire domestici filippini e indiani, sono gli unici ad andare a piedi e attendere l’autobus. In mano recano i sacchetti della spazzatura. Il portiere si avvicina e ribadisce i divieti ai cronisti che stazionano al freddo. Una signora dai capelli biondi si aggira davanti all’ingresso principale e scruta con attenzione. Qualcuno crede di riconoscere Cristina, la consorte del Governatore. Sembrerebbe infastidita dall’assembramento di cronisti a cui si è aggiunto quello dei cameramen.

            Fazio non esce neppure per la messa delle 10. Entrano invece due auto con lampeggiatore acceso. I cronisti cominciano a dare fastidio: alcuni condomini si sarebbero lamentati di quella sparuta folla. Per quieto vivere i respinti cercano ricovero sull’altro lato della strada, dove c’è l’accesso all’istituto delle suore di «Maria Bambina». Le religiose escono alla spicciolata per recarsi alla messa delle 11. Fazio non è neppure a quella. E’ questo il momento in cui la sua strategia del silenzio cede alla breve telefonata di cui dicevamo. Arrivano altre due auto della polizia. Agenti in borghese perlustrano l’ingresso e, con discrezione, controllano i movimenti dei cronisti.

            Si è capito che Fazio non andrà neppure all’ultima messa del mattino. All’una tutto tace: è l’ora del pranzo. Il vento si è alzato e fa sempre più freddo. All’improvviso, come dal nulla, sbucano due auto che bloccano il traffico nei due sensi e, contemporaneamente altre due auto sfrecciano fuori: Fazio esce alle 13,04. Si tenta un inutile inseguimento. Il governatore fa perdere le sue tracce.