“Fazieide” Fiorani aggrava la posizione del Governatore

20/12/2005
    martedì 20 dicembre 2005

    Pagina 8 – Primo Piano

    L’INCHIESTA – FU RICUCCI A INFORMARE DELLE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE L’EX AD DELLA POPOLARE DI LODI. CONFERMATI I RAPPORTI INCROCIATI COL SENATORE LUIGI GRILLO

      Fiorani aggrava la posizione del Governatore

        «Pagavo i politici attraverso Brancher», deputato di Forza Italia e gran tessitore con la Lega

          Paolo Colonnello

            MILANO
            Si aggrava la posizione di Antonio Fazio dopo le dichiarazioni fiume di Gianpiero Fiorani mentre spunta il nome «dell’importante personaggio politico romano» che avrebbe indicato volta per volta all’ex capo della Popolare di Lodi «i politici da finanziare», nonchè quello dell’uomo che avrebbe informato «i furbetti del quartierino» delle intercettazioni disposte dalla Procura all’inizio dell’inchiesta. È un’altra giornata convulsa al palazzo di giustizia di Milano.

              Chiamato in causa direttamente dall’ex amministratore della popolare di Lodi, la situazione dell’ormai ex Governatore di Bankitalia non è più quella di un semplice indagato per insider trading. I magistrati stanno valutando infatti di allargare il capo d’accusa di Fazio, aderendo il più possibile alle chiamate in correità già contenute nel provvedimento di cattura del gip Forleo, giunta a definire l’ex capo della vigilanza italiana «un complice», del sistema criminoso di Fiorani. Il quale nel suo interrogatorio avrebbe ammesso che Fazio era sempre stato a conoscenza della scalata di Antonveneta («c’era un accordo…») e dei metodi non certo ortodossi con cui venne compiuta (l’aggiotaggio). Come per esempio, aveva notato il gip fin dalla sua prima ordinanza, il fatto che la Banca d’Italia avesse «omesso di comunicare in tempi ragionevoli all’Antonveneta le autorizzazioni concesse a Bpl a superare quote di proprietà nel capitale stesso di Antonveneta». Ma Fiorani avrebbe parlato anche dei rapporti «incrociati» con il senatore di Fi Luigi Grillo e delle sue conoscenze romane.

                Non è un caso dunque che ieri sera il difensore dell’ex governatore, l’avvocato Franco Coppi, si sia presentato al procuratore aggiunto Francesco Greco. Ufficialmente per depositare la nomina come difensore per il suo assistito, ma è facile immaginare che il legale, come per altro ha sempre dichiarato, abbia dato la disponibilità del suo assistito ad essere sentito al più presto. L’esito dell’incontro rimane ovviamente riservato, ma l’orientamento della procura al momento sembra essere di chiusura.

                Le dichiarazioni di Fiorani, per quanto ampie e dettagliate (si è saputo che avrebbe messo a disposizione della Procura anche tutte le sue proprietà immobiliari oltre che i conti all’estero), devono essere comunque passate al setaccio delle indagini con riscontri a tutto campo: veleni e depistaggi sono sempre a portata di mano e per ora gli inquirenti hanno sospeso il giudizio sull’attendibilità di Fiorani, definito «un uomo complesso».

                  Di sicuro Fiorani nel capitolo dei «rapporti con i politici», avrebbe fatto il nome di Aldo Brancher, deputato di Forza Italia, già coinvolto nelle prime inchieste di Mani Pulite e considerato da tempo «l’ufficiale di collegamento» tra il partito del Presidente del Consiglio e la Lega di Bossi, come quello del personaggio romano cui si sarebbe rivolto per sapere «chi finanziare». Il nome di Brancher era già emerso nelle indagini come titolare insieme alla moglie di un conto aperto presso la Bpl, su cui Fiorani fece versare in tutto, attraverso operazioni su derivati, circa 400 mila euro per ripianare dei debiti contratti da Brancher con una società. Ma l’altro ieri facendo il suo nome, Fiorani avrebbe confermato in pratica quanto i magistrati già sapevano dopo le confessioni di Donato Patrini, l’ex responsabile Bpl per l’area Toscana che per anni avrebbe svolto incarichi fiduciari per conto dell’ex banchiere di Lodi, «consistenti anche nel finanziamento, tramite operazioni strategiche, di uomini politici di livello nazionale».

                    Non solo. Fiorani avrebbe anche rivelato che ad informarlo delle intercettazioni telefoniche disposte dalla Procura fin dal maggio scorso sarebbe stato Stefano Ricucci, interessato in quel periodo soprattutto alla scalata Rcs. Notizie riservatissime che solo una «fonte» ben introdotta negli ambienti investigativi poteva conoscere.

                      E che, stando alle dichiarazioni di Fiorani, teneva al corrente l’immobiliarista romano delle mosse della procura, girandole poi agli altri. La circostanza emerse chiaramente fin dalle prime battute dell’inchiesta, quando dal tenore di diverse telefonate tra gli indagati, si scoprì che erano sicuri di essere intercettati. In particolare in una telefonata del 18 luglio scorso tra Cristina Rosati, moglie del Governatore, e lo stesso Fiorani, vennero concordate le cautele da adottare al punto che l’ex manager s’impegnò a portare alla donna per l’indomani un nuovo apparecchio telefonico. Fiorani: «E domani pensavo di venire lì, non so, sette e mezza, otto meno un quarto…». Rosati: «Allora io non ti chiamo…» Fiorani: «Io domani ti porterò l’apparecchio, così…». Sono merce che scotta i lunghi verbali compilati in questo week-end da Gianpiero Fiorani. E i magistrati hanno iniziato a maneggiarli con cura.