“Fazieide” Adesso la politica ha di nuovo paura

20/12/2005
    martedì 20 dicembre 2005

    Pagina 6 – Primo Piano

    IL CASO – COME NEGLI ANNI NOVANTA IN TRANSATLANTICO TORNA AD ALEGGIARE L’OMBRA DELLE INDAGINI, DI FIORANI E DELLE SUE RIVELAZIONI

      Adesso la politica ha di nuovo paura

        retroscena
        Amedeo La Mattina

          ROMA
          Sta ascoltando i cori alpini Pierferdinando Casini, quando riceve un’Ansa flash con le stellette che esaltano l’importanza della notizia (+++ Fazio si è dimesso +++). Il presidente della Camera la mette in una busta e con un commesso la fa recapitare a Bruno Tabacci che è stato tra i principali nemici del Governatore. Chissà se i canti alpini gli hanno subito fatto venire in mente la sciabolata che di lì a poco il deputato dell’Udc avrebbe sferrato sul collo di Umberto Bossi: «Il fallimento di Crediteuronord e il salvataggio da parte di Fiorani ha influito sull’iter parlamentare del ddl risparmio, agonizzante in Parlamento da due anni».

            Strano clima quello che si respirava ieri a Montecitorio alle prese con le ultime votazioni sulla Finanziaria. Le dimissioni di Fazio hanno tolto un macigno dallo stomaco di Berlusconi che gli rende onore, lo ringrazia pubblicamente perfino. Maggioranza e opposizione si sentono liberati da un incubo, si annusano per cercare il successore di Palazzo Koch, per votare insieme nuove regole di nomina in un finale di legislatura surreale e bipartisan. Sollievo generale, ma da tutti i pori dei politici ieri trasudava anche paura e preoccupazione. E ora cosa accadrà? Mandato in pensione il cinghialone di Alvito, cosa riservano le inchieste giudiziarie tra Roma e Milano? Cosa sta raccontando Fiorani, quali nomi della politica salteranno fuori?

              Sollievo e nervosismo si mescolano in Transatlantico e nelle dichiarazioni degli esponenti dei partiti. Un esempio di questa miscellanea è Fabrizo Cicchitto che, leggendo i giornali che riportano le deposizione di Fiorani, vede emergere l’ombra nera «di un giustizialismo già conosciuto».

              «Fiorani, certamente per caso – spiega il vicecoordinatore di Forza Italia – è stato arrestato dopo un’incubazione durata alcuni mesi. L’arresto è avvenuto circa una quindicina di giorni prima di Natale e quindi per sperare di riconquistare la libertà prima del 25 dicembre, l’ex amministratore delegato della Banca di Lodi deve sparare molte cartucce». Le stesse cartucce, racconta l’Udc Silvio Liotta, che un ex deputato regionale siciliano negli anni ‘90 dovette sparare quando lo spedirono in carcere perchè non riferiva ai magistrati notizie criminose sull’ex presidente della regione Rino Nicolosi: «Lo misero in cella con un energumeno pazzo che faceva la cacca e la pipì a terra e lo costringeva a raccoglierla. Il poveretto resistette una settimana – aggiunge Liotta masticando una mandorla – poi chiamò il giudice e disse anche quello che non sapeva…».

                Paure del passato giustizialista che ritorna. «Ma quale giustizialismo», si inalbera Tabacci che di effetti distorti di Tangentopoli ne ha le tracce sulla pelle. «Qui ci troviamo di fronte a fatti di grave nocumento per milioni di risparmiatori, dalla Cirio e Parmalat fino alle scalate di questa estate, con Fiorani legato a doppio filo a Corsorte». Ecco spalancarsi le porte dell’Unipol e ci dirigiamo nell’ala sinistra del Transatlantico. E se tolto di mezzo Fazio fosse il turno dei dirigenti della Quercia? Qui, è bene dirlo, mettono mano alla pistola appena Fiorani e Fazio e anche lo stesso Consorte vengono accostati a D’Alema e Fassino. Se poi si parla del «fuoco amico» sparato da Rutelli sulla Quercia a proposito del «collateralismo» con le coop, allora la fritatta è fatta. «Sento una strana aria nei confronti dei Ds – tuona Gavino Angius – e sono molto preoccupato». Il capogruppo del Senato si riferisce ad autorevoli direttori di giornali e importanti esponenti del centrosinistra: «La colpa – dice Angius – non è chiara, ma mi sembra di capire la sola nostra esistenza, la sola nostra storia e il ruolo del gruppo dirigente dei Ds crea fastidio. Nessuno può chiedere il nostro suicidio». Suicidio no, ma forse come sostiene Emanuele Macaluso, «è certo che questo clima ha compromesso la sorte del partito Democratico».

                  Sono momenti difficilissimi per i partiti di maggioranza e opposizione, alla vigilia di una campagna elettorale che rischia di essere condizionata dalle pubblicazioni di nomi eccellenti. Con Fiorani che viene descritto come un fiume in piena. «E basta finire sul giornale – spiega l’ex direttore dell’Unità Peppino Caldarola – per compromettere la reputazione di un politico». Allora, magari, è meglio mettere le mani avanti se per puro caso Fiorani dovesse dire di avere incontrato Tizio o Caio. Perchè il solo incontro con l’ex ad della Banca popolare di Lodi, oggi diventa una macchia, un sospetto. Forse per questo Luciano Violante rivela di averlo incontrato alla Camera nel novembre dello scorso anno, così come ha fatto con tutti gruppi parlamentari: «E’ venuto anche da me, l’ho ascoltato, gli ho spiegato quali erano le nostre posizioni severe in merito alla legge sul risparmio. Accertava se ci fosse qualcosa che gli potesse essere utile, ma gli abbiamo detto chiaramente come stavano le cose».