Fausto contro Walter sull’età pensionabile

02/07/2007
    sabato 30 giugno 2007

    Pagina 5 – Primo Piano

    Fausto contro Walter
    sull’età pensionabile

      Veltroni: l’uscita
      dal lavoro deve
      essere ritardata
      Ma Bertinotti dice no

        ANTONELLA RAMPINO

        ROMA
        In vista di due importanti appuntamenti, un nuovo round sulle pensioni martedì, la legge elettorale in Senato giusto il giorno dopo, si scava un solco tra Rifondazione e l’ala riformista dell’Unione. Walter Veltroni, intervistato per «Tv7» da Gianni Riotta, ha sostenuto che «l’età pensionistica deve essere allungata perché l’aspettativa di vita è più lunga». Ma Fausto Bertinotti, costretto a smentire voci di sconfessione proprio in materia previdenziale del segretario politico Franco Giordano (i rapporti sono tali che il presidente della Camera celebrerà le nozze civili di Giordano domenica prossima), non aveva aspettato quella presa di posizione per ribadire che «l’aumento dell’età pensionabile è socialmente intollerabile».

        Si tratta, per Rifondazione, di una vera e propria linea del Piave. Che Bertinotti ha ricordato, cogliendo il destro della smentita affidata al portavoce Fabio Rosati, perché ieri è stato il giorno più duro. Non è soltanto il fatto che Prodi non abbia alla fine accettato («e per motivi squisitamente politici, ovvero per via della scesa in campo di Veltroni», fanno notare a Rifondazione) la linea di mediazione alla quale Giordano lavorava da giorni, ovvero l’allungamento a 58 anni per il 2008, con esenzione per i lavori usuranti, e poi uno stop di 3-4 anni durante i quali favorire con incentivi l’uscita dal lavoro, rimandando dunque assai in là il problema dello scalone. Quel che mette in difficoltà il partito di Bertinotti è la posizione di Guglielmo Epifani: si teme che «butti a mare la Fiom», che si prepari a cedere alla linea di Prodi (procedere di scalino in scalino fino ad allungare l’età a 61 anni). Il partito di Bertinotti teme insomma di restare con il cerino in mano: non potrebbe più coprirsi con le posizioni del sindacato. Tanto che già, a gran voce, i colonnelli del partito, da Giovanni Russo Spena a Ramon Mantovani, premono perché comunque sul futuro accordo in materia previdenziale il sindacato convochi un referendum. Perché se la Cgil «cedesse» a un accordo non condiviso da Rifondazione, il partito avrebbe solo due strade davanti. O «coprirsi» dietro un referendum, o chiedere a Prodi di porre la fiducia al momento del varo della riforma.

        Scenari lontani, ma non troppo. La scesa in campo di Veltroni come futuro leader del Partito Democratico, per quanto salutata a suo tempo con favore dallo stesso Bertinotti, e per l’ovvia considerazione che rafforza politicamente (al momento) il governo e la coalizione che lo sostiene, è stata accompagnata da un cambio di rotta dell’Ulivo in materia di legge elettorale. Al Senato è stata depositata una proposta di doppio turno alla francese, un sistema che è la bestia nera delle sinistre (e della Lega), perché ha come effetto il taglio delle ali estreme delle due coalizioni. I numeri per vararlo, nell’Unione, non ci sono. Ma l’Ulivo potrebbe accordarsi con Forza Italia e An. Tanto che Giovanni Russo Spena, il bertinottiano «moderato» che guida i senatori di Rifondazione sul fronte del Senato, ieri in tarda serata rispondeva a Veltroni in un colpo solo sui due temi caldi. «Veltroni sbaglia a contrapporre i giovani ai pensionati: questo è stato sempre l’argomento delle destre ed è un argomento fasullo». Quanto al resto, quello di Veltroni è «un riformismo autoritario: consiglio al sindaco di Roma la strada della collaborazione, e di liberarsi dall’idea di condannarci a morte con la legge elettorale». Russo Spena parlava a nuora perché suocera intendesse. E la suocera, in questo caso, si chiama Romano Prodi.