Fassino, nuovo stop a Cofferati “Il riformismo non è malato”

28/10/2002


 
SABATO, 26 OTTOBRE 2002
 
Pagina 21 – Interni
 
Il segretario apre a Firenze la "tre giorni" della Quercia su economia, welfare e politica
 
Fassino, nuovo stop a Cofferati "Il riformismo non è malato"
 
E il leader Ds rilancia l´unità sindacale: irrinunciabile
 
 
 
 
GIOVANNA CASADIO

ROMA – È di nuovo Piero Fassino a mettere le carte in tavola. Cominciando da Cofferati. Al "Cinese" è diretta la stoccata con cui il segretario dei Ds apre il "conclave" di Firenze sulle riforme per l´Italia: «Il riformismo è una parola che non considero affatto malata. Anche perché non sono le parole a essere sane o guaste. Sono le idee a essere solide o fragili. E la credibilità del riformismo non deriva dall´aggettivo che lo accompagna ma dalle idee o dai progetti che lo qualificano. Il riformismo non è mai stato la destra della sinistra».
Così dice Fassino, liberandosi di un altro dei "bocconi amari" che hanno preceduto l´assemblea dell´Ulivo di mercoledì scorso. Proprio Cofferati aveva parlato di «riformismo malato» nell´intervista a Repubblica. E non c´è migliore occasione del seminario nell´aristocratica scuola fiorentina a Villa di Poggio Imperiale, dove lo stato maggior della Quercia resta a confronto fino a domani con personalità dell´economia, della finanza, del sindacato e della cultura. Ci sarà anche Cofferati, domani. Ma già ieri è tutt´altro che assente, soprattutto quando ai sindacalisti presenti Fassino ricorda il «principio irrinunciabile dell´unità sindacale». «Se ciascuno facesse il suo mestiere, e il mestiere del sindacato non è quello di sostituirsi alla politica, l´unità sindacale la facciamo in poche settimane», commenta Luigi Angeletti , il segretario generale della Uil.
Molta la carne al fuoco: dalle riforme indispensabili per il paese che la destra sta portando «verso la crisi civile» alle scelte prioritarie per la coalizione di centrosinistra. E su questo fronte, c´è da segnalare ancora una divisione, dopo il congelamento del voto a maggioranza. Questa volta è sulla proposta di Fassino di un vertice dei segretari dell´Ulivo. Non una buona idea, anzi inutile per la Margherita e lo Sdi; d´accordo Verdi e Udeur. Fassino la difende, ma gli preme innanzitutto tenere a freno il clima di tensioni e di sospetti che inevitabilmente faranno del "conclave" di Firenze un´ennesima occasione di rendiconto interno alla Quercia e alla coalizione.
«Contro la destra che con il suo modo di governare e con le sue scelte fa maturare una crisi civile esponendo l´Italia ad essere sempre più fragile e a rischio declino», va ritrovata «la forza originaria dell´Ulivo per elaborare un progetto per l´Italia», sprona il segretario diessino. Cita anche il governatore della Banca d´Italia, Antonio Fazio, a proposito del «declassamento» a cui l´Italia va incontro. «Beh Piero, almeno Fazio potevi risparmiarcelo…», lo stoppa il successore di Cofferati alla guida della Cgil, Guglielmo Epifani. Fassino rilancia: «Dobbiamo misurarci con la società civile, occorre riconoscerne l´autonomia». Gli fa eco Luciano Violante: «Sono le linee per contribuire alla svolta di governo dell´Ulivo». Dal "correntone" Ds si alza la voce di Fabio Mussi non granché soddisfatto: «La nostra riflessione è ancora insufficiente sui mutamenti».
Ma il clou del "conclave" (ribattezzato "a porte socchiuse" perché gli accrediti alla stampa sono stati centellinati) arriverà domani quando, coordinati dal direttore di Repubblica Ezio Mauro, saranno a confronto Giuliano Amato, Antonio Bassolino, Massimo D´Alema e Sergio Cofferati. «L´opposizione può avanzare riforme senza per questo ridurre la sua intransigenza e il suo rigore», insiste il segretario della Quercia rivolto alla coalizione.
La schiarita nell´Ulivo è precaria. Arturo Parisi, uno dei leader della Margherita torna sulla questione cruciale della leadership affermando che «è un problema importante ma ora secondario». E anche lui si rivolge a Cofferati definendolo «una risorsa del centrosinistra», come del resto aveva fatto, sempre per la Margherita, Dario Franceschini. «Più che i vertici di segretari, occorre concentrarsi sull´assemblea del 27 novembre», afferma Franceschini che aveva definito miope l´esclusione di Cofferati. «Per costruire un Ulivo largo e competitivo bisogna confrontarsi con Cofferati». A Firenze intanto la Quercia "registrerà" lo stato dei rapporti interni.