Fassino-Epifani: più Stato e più mercato

12/09/2005
    lunedì 12 settembre 2005

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    Fassino-Epifani:
    più Stato e più mercato

      Confronto alla Festa dell’Unità di Terni
      «Sull’economia una grande operazione verità»

        di Bruno Miserendino
        inviato a Terni

          «I SONDAGGI? Li facciamo anche noi. Dalla metà del 2004 i nostri rilevamenti dicono che il centrodestra è sempre sotto. E le elezioni lo hanno confermato. Attenti però, Berlusconi è un combattente, e fino all’ultimo si batterà con tutte le forze e i mezzi che ha (che sono tanti)».

          Piero Fassino fa un’unica concessione al ping pong domenicale della guerra dei sondaggi. Per far capire che probabilmente il premier bleffa. I due poli non stanno alla pari, nemmeno nei sondaggi, questo è certo. Poi si vedrà. «L’unica cosa che conta è non dare per scontata la vittoria e parlare alla gente», ricorda Fassino. E a Terni il segretario dei Ds e Guglielmo Epifani danno vita a un dibattito molto diverso da quelli in voga nei talk show televisivi. Poco politichese, si parla di lavoro, di industria in crisi, (e Terni ha conosciuto una straordinaria stagione di lotte per le acciaierie), di giovani precari che non vedono diritti, e di un governo (il prossimo) che erediterà un’Italia disastrata. In cui, per usare le parole di Epifani, «chi aveva di più si è arricchito, e chi aveva meno, si ritrova con meno diritti meno lavoro, e meno opportunità». Ecco. «Quattro anni fa Berlusconi – dice Fassino – si era presentato come il signor “più”. Prometteva più soldi, più opportunità, più lavoro, più sicurezza ecc. Oggi il segno dell’Italia è zero. Berlusconi dice che lui il signor Pil non lo ha mai incontrato. È il Pil che non ha mai incontrato il governo, nel senso che hanno seguito strade opposte». Se la realtà dell’Italia è questa, Epifani e Fassino concordano almeno su una cosa: basta con le promesse, le illusioni, la propaganda.

            Se il centrosinistra vincerà, dovrà fare una grande operazione verità. Sullo stato del paese, sulle prospettive dell’economia, sul problema delle tasse, che il premier torna ad agitare. «Non potranno essere abbassate indistintamente a tutti, come ha inutilmente promesso Berlusconi per tutti questi anni», ricorda Fassino. Bisognerà recuperare molto dall’evasione fiscale, e fare una politica mirata. La cosa certa è che con i governi del centrosinistra le tasse calarono di quattro punti, senza danneggiare l’erario. Col centrodestra è accaduto il contrario, ricorda il segretario dei Ds, le tasse non sono scese veramente, in compenso il deficit è salito molto. «Le tasse dei lavoratori dipendenti, ricorda Epifani, non sono affatto diminuite, il fiscal drag non è mai stato restituito». Applausi a Epifani, quando ricorda che tra le prime leggi varate dal governo Berlusconi fu quella che aboliva la tassa sui grandi patrimoni. «Cosa che in nessun paese civile del mondo, nemmeno negli Stati Uniti è stato fatto così velocemente così drasticamente».

              E allora – chiede il moderatore Gambescia, direttore del Messaggero, il centrosinistra promette più Stato o più mercato?
              Fassino risponde così: «Ci vuole più Stato e più mercato. Non sono visioni alternative, ci sono settori in cui serve più mercato e meno corporazioni, ci sono settori in cui serve più politica, più guida e più Stato». «Il pubblico serve al cittadino e all’economia», ricorda Epifani. Il senso è: basta con la retorica.

                Frecciata alla stampa. Gli editorialisti ci chiedono tutti i giorni il programma del centrosinistra. Strano, il programma Prodi l’ha già enunciato, ma io l’ho visto solo sull’Unità.