Fassino e Cofferati, intesa senza sconti

11/07/2002



11.07.2002
Fassino e Cofferati, intesa senza sconti

di 
Gianni Marsilli


 Da una parte del tavolo l’intera segreteria della Cgil, composta in parti eguali da uomini e donne. Dall’altra la delegazione dei Ds, specchio fedele delle anime del partito: Piero Fassino, Massimo D’Alema, Giovanni Berlinguer, Enrico Morando, e anche Livia Turco, Pier Luigi Bersani, Cesare Damiano. Due ore e mezza di incontro serrato nel palazzo della Cgil in Corso d’Italia, a concludere il giro di consultazioni chiesto da Sergio Cofferati ai partiti del centrosinistra. La riunione è cruciale: tra Quercia e Cgil le cose da chiarire sono molte e spinosissime. «Siamo carne nella carne», dirà poi uno dei partecipanti all’incontro per ricordarne anche una certa drammaticità, come accade nelle famiglie che attraversano una tempesta foriera di rotture.
Introduzione «sostanziosa e critica del Patto» da parte di Guglielmo Epifani, poi parlano Fassino, D’Alema, Berlinguer e altri, soprattutto Cofferati. Sono le cinque passate quando Fassino, unico delegato a commentare la riunione, si presenta ai giornalisti sulle scale davanti all’edificio: «Incontro molto positivo», dice subito. Spiega che i Ds hanno «confermato il giudizio negativo sull’accordo separato sul lavoro» e sulla politica economica del governo. Che hanno ribadito che si batteranno in Parlamento e nel Paese per una politica «radicalmente diversa», «perché si approvino finalmente gli strumenti per garantire i diritti di tutti i lavoratori, sia di coloro che sono tutelati già oggi dallo Statuto dei lavoratori sia dei molti che non hanno tutele». Per il resto, «discussione di grande interesse», «confronto vero», «molti punti di convergenza» e l’impegno a continuare la discussione quando si conoscerà il Dpef e in vista della legge finanziaria. Quanto al referendum sull’art. 18, «ne abbiamo parlato molto brevemente». Hanno concordato sul fatto che si tratta di uno strumento «che in ogni caso avrebbe la possibilità di essere utilizzato non prima del 2004 e forse nel 2005», laddove incombono altri impegni parlamentari più urgenti. Quindi di referendum si riparlerà dopo i passaggi della legge finanziaria e di bilancio. Dagli ambienti della Cgil, un unico commento del tutto ufficioso: incontro senz’altro positivo, per quanto il dialogo sia stato a volte «aspro e teso».
La ricostruzione della discussione ci dice che sia Epifani che Cofferati hanno molto insistito su un punto in particolare: la rappresentatività sindacale, messa a mal partito dall’intesa degli altri due sindacati con il governo, specie sugli enti bilaterali. La Cgil è estremamente preoccupata dal cambiamento che potrebbe scaturirne della stessa natura del sindacato italiano, ridotto a cogestire il mercato del lavoro in posizione subordinata rispetto ai poteri pubblici. Sergio Cofferati, che ha sottolineato quanto il Patto vincoli Cisl e Uil in prospettiva, non ha mancato di ricordare quanto sarebbe stata opportuna una legge al riguardo da parte dei precedenti governi di centrosinistra. E’ stata una delle punte polemiche della discussione, che tutti i nostri interlocutori hanno tenuto però a definire «franca e aperta», e anche «molto importante» per il futuro dei rapporti a sinistra.
I Ds da parte loro sono apparsi più preoccupati del come riallargare il fronte delle alleanze in vista delle future battaglie: su questo, da parte della Cgil hanno trovato forse più disponibilità di quanta se ne aspettassero. Sono stati Cofferati ed Epifani ad enumerare i terreni possibili e auspicabili di ricomposizione unitaria: il contratto del pubblico impiego, per esempio, sottoscritto da Cgil-Cisl-Uil pochi mesi fa e non onorato dal governo. Costringere il governo a farlo potrà essere un primo passo comune. E anche il contratto per la scuola potrà vedere i tre sindacati uniti. Per non parlare del tema fondamentale delle pensioni, dove non ci sono rotture visibili. La Cgil avrebbe accettato questo terreno di discussione proiettato in avanti, senza preclusioni o irrigidimenti o pregiudiziali. Probabilmente è questo atteggiamento che ha suggerito a Fassino quel giudizio abbastanza netto e non scontato: «Incontro molto positivo». Ci ha detto un altro partecipante all’incontro, non sospetto di sentimenti “filo-Cofferati”: «Abbiamo se non altro scoperto che le cose che ci uniscono sono molte di più di quelle che ci dividono».
Le divisioni, appunto. Il fatto che il tema del referendum sia stato trattato «brevemente» induce a pensare che, sapendo quanto esso sia considerato strategico da Cofferati e, d’altra parte, quanto i Ds temano una posizione di isolamento che gli impedirebbe di «fare politica», si sia preferito da ambo le parti evitare o rimandare una discussione vera e approfondita, per non incappare in una paralizzante contrapposizione di interessi e di analisi. Rimane anche, per quel che abbiamo potuto capire, una differenza di fondo nella valutazione del Patto siglato da Cisl e Uil con il governo. Posto che Ds e Cgil ne danno ambedue un giudizio pessimo nel merito, quest’ultima lo vive come uno spartiacque epocale, dopo il quale nulla sarà come prima, mentre i Ds appaiono più preoccupati per il sistema di alleanze future e considerano ricucibile, oltreché urgente, un rapporto unitario tra le confederazioni sindacali in vista dei difficili passaggi parlamentari. Ha detto ieri Fassino in un’intervista a «la Repubblica»: «Noi dobbiamo confrontarci con tutti i soggetti della società italiana. Io non regalo la Cisl e la Uil a Berlusconi. E non gli regalo neanche le altre 37 sigle che hanno sottoscritto il Patto. Mi rifiuto di credere che siano tutti “traditori”, o tutti “nemici del popolo”…». E’ lecito presumere che nell’incontro di ieri si sia attenuto a questa linea.
La riunione – a detta di alcuni – era iniziata con un certo imbarazzo. Pesavano il ruvido dialogo a distanza delle ultime settimane, sostenuto da un titolo all’altro dei giornali piuttosto che da un vero confronto. Diffidenza e imbarazzo – raccontano – sono però rapidamente scomparsi non appena si è entrati nel merito dei problemi. E’ subentrato il confronto diretto: che gli uni (i Ds) lo definiscano «franco e leale, come si fa tra compagni», e gli altri (la Cgil) «franco sì, ma anche con passaggi aspri e tesi» fa parte dei rispettivi stati d’animo in questa fase. La discussione è destinata a continuare «quando si conoscerà il Dpef e in occasione della legge finanziaria e degli appuntamenti parlamentari», ha detto Fassino. Cofferati, si sa, chiede al centrosinistra intero un’opposizione rigorosa e puntigliosa, coerente con il giudizio dato al cosiddetto “Patto per l’Italia”.