Fassino cerca di arruolare Pezzotta

07/07/2003




domenica 6 luglio 2003

IL RETROSCENA
L’incontro nella sede dei Ds, la possibile riunione con il vertice dell’Ulivo per la prossima settimana e le contromosse del Polo per riagganciare il sindacalista

E Fassino cerca di arruolare Pezzotta

di FRANCESCO VERDERAMI

      Solo quando scorreranno i titoli di coda si saprà se avrà avuto ragione Gianfranco Fini, se cioè è vero che «in questi giorni i quotidiani raccontano la storia di un altro film». Non è un caso però, se appena si è tornato a parlare di pensioni, nel Palazzo tutti hanno pensato al lungometraggio del ’94, alla manifestazione sindacale contro la riforma della previdenza, al milione di persone che sfilò a Roma, insomma a quel colpo di piccone che minò le fondamenta del primo governo Berlusconi.
      E’ ovvio che l’esecutivo, decidendo di riprendere quella sceneggiatura, voglia modificarne il finale, ma è altrettanto ovvio che l’opposizione punti a un remake senza correzioni. E difatti da alcune settimane Piero Fassino indossa in segreto i panni del regista, con l’intento di preparare un cast degno di un kolossal. Il 25 giugno ha ricevuto Savino Pezzotta nella sede dei Ds, formalmente per esprimere la solidarietà del suo partito alla Cisl, vittima di attentati e minacce dopo la firma del «Patto per l’Italia» con il governo. Tuttavia nel corso della conversazione il leader della Quercia gli ha palesato il desiderio di incontrarlo di nuovo, «magari» prima della presentazione del Dpef, «magari» per discutere sui problemi economici e sociali, e «magari» per studiare una strategia a difesa del sistema pensionistico, viste le intenzioni di palazzo Chigi.
      Impossibile non scorgere dietro le avances del segretario diessino la trama del suo progetto: divenire il promotore di un blocco politico che svolgerebbe un ruolo di sostegno alla mobilitazione sindacale, qualora l’esecutivo dovesse rompere gli indugi. Un disegno simile a quello di Sergio Cofferati, che guidò la battaglia contro la modifica dell’articolo 18. Però più ambizioso: stavolta non solo si compatterebbe il sindacato, anche l’Ulivo salderebbe l’asse con Rifondazione. E siccome in politica i tempi contano, giocando d’anticipo sugli alleati Fassino potrebbe intestarsi l’operazione, diventando l’alfiere di quanti si oppongono ai tagli nella previdenza, «perché – dice il capo della Quercia – non si possono far quadrare i conti pubblici provocando un disastro sociale. E non mi vengano a parlare di Raffarin e Schröder, che stanno facendo ciò che noi abbiamo già fatto».
      Pezzotta ha intuito tutto, e raccontano che abbia sondato l’interlocutore, chiedendogli se non sarebbe meglio un incontro «con tutto il centro-sinistra», «ma certo» è stata la risposta. Per sottrarsi al gioco, il segretario della Cisl ha aggiunto che riterrebbe opportuno discutere sui temi economici anche con la Confindustria, «con cui abbiamo appena siglato l’intesa sulla competitività»: chiaro l’intento di non farsi risucchiare nei giochi dell’opposizione, sebbene Fassino spinga perché l’incontro si faccia entro la prossima settimana, per muovere l’accerchiamento alla maggioranza e capitanare un’imponente massa d’urto. «Se da sola la Cgil ha portato tre milioni di persone in piazza sull’articolo 18 – sussurrano nel mondo sindacale – è facile immaginare la gente che sfilerebbe contro la riforma della previdenza».
      Non ci sono dubbi: fin qui il copione è quello del ’94. Ma a parte il rischio dello sciopero generale non è detto che quel film si ripeta integralmente. Intanto l’incontro tra Ulivo e sindacati non è stato fissato, forse perché Francesco Rutelli non ne è stato ancora messo al corrente, o forse perché nella Margherita c’è chi avverte l’esigenza di una riforma che renda sostenibile il sistema. Giorni fa alla Camera, incrociando il ministro dell’Economia, Enrico Letta lo ha incoraggiato tra il serio e il faceto a intervenire sulla previdenza: «Andate avanti voi, così quando arriveremo a palazzo Chigi non avremo il problema di farlo noi». E Tremonti, sorridendo. «Di grazia, quand’è che arrivereste?». «Nel 2006». «Diceva Clemenceau che stare al governo è eccitante, stare all’opposizione è confortevole. Vorrei vedervi: pensate che incidendo sulle pensioni si risolva tutto? Nel 2007 dovreste metter mano alla spesa sanitaria, che corre a ritmi vertiginosi. Comunque, tranquilli, rimarrete confortevolmente dove siete».
      Ma questo è un altro film, o la prosecuzione del primo. Per evitare un serial, e consapevole che «tanto avremo la gente in piazza», Berlusconi attende che gli alleati sottoscrivano l’accordo prima di muoversi. Meglio tagliare le scene del ’94, quando all’Istituto di ricerche internazionali della Cgil Cofferati, D’Antoni e Larizza si incontravano segretamente con D’Alema, Marini e Bossi, che a quei tempi stava ancora nel governo, per preparare la «picconata» al Cavaliere. In verità, rispetto a nove anni fa, anche l’atteggiamento dei sindacati è mutato. Pezzotta è stato esplicito: «Mi batto perché il governo cambi posizione, ma non farò mai la guerra per farlo cadere». E siccome non intende trasformare la Cisl «nel sindacato della maggioranza o in una componente dell’opposizione», confida che palazzo Chigi rispolveri «la concertazione».
      Fini ha compreso il messaggio, non a caso ieri ha accennato al «dialogo sociale» considerandolo un «valore politico», perciò ritiene che lo sciopero generale non sia «scontato». Ora che guida la cabina di regia, vuol mettere a profitto lo stretto rapporto che vanta con il leader cislino, e come lui l’Udc e perfino il ministro del Lavoro Maroni. «Se questa fosse la linea del governo, se ripartisse con una strategia concertativa, potrebbe metterci in seria difficoltà», ammette un autorevole esponente della Margherita: «Ma confidiamo nella loro nota imperizia». La sfida è iniziata, e solo quando scorreranno i titoli di coda si saprà se il film sulle pensioni sarà stato un remake del ’94 o tutta un’altra storia.