Fascia C: guerra tra farmacisti

10/09/2007
    domenica 9 settembre 2007

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    Verso la stralcio l’articolo che autorizza la vendita nei corner

      Fascia C, guerra tra farmacisti

        Sara Todaro
        Roberto Turno

          Sarà una battaglia all’ultimo respiro, a colpi di emendamento. Da una parte i farmacisti proprietari di farmacia, dall’altra quelli che la farmacia non la possiedono e, con loro, la grande distribuzione (Gdo). Oggetto del desiderio sonoi farmaci «C» con obbligo di ricetta a carico dei cittadini, un mercato che vale 3 miliardi. Teatro dello scontro il Senato, dove mercoledì e giovedì in commissione Industria sarà di scena la terza "lenzuolata" di Bersani. Sotto la lente la norma votata con il blitz alla Camera, che spalanca un mercato di 310 milioni di confezioni vendute anche a supermercati e parafarmacie, e non più solo alle farmacie. Un affare che le farmacie non vogliono perdere. E che invece i farmacisti senza farmacia e i corner dei supermercati vogliono conquistare, col sostegno delle associazioni dei consumatori, come già avvenuto con i farmaci da banco senza ricetta.

          Le due anime dei farmacisti si affidano così agli emendamenti depositati in commissione. E sembra che al momento, al Senato brillino, trasversalmente tra i partiti, i sostenitori dei farmacisti titolari: «no» alla vendita dei farmaci «C» nei supermercati e nelle parafarmacie. Anche il ministro della Salute, Livia Turco, è di questo parere. Così in An, in larga parte di Forza Italia e tanti nell’Unione. Enigmatica la posizione di Bersani, che tra l’altro ha fretta di incassare la legge. La via che la maggioranza potrebbe seguire è quella di uno stralcio, ma impegnando il Governo ad affrontare presto la questione in Parlamento.

          Va da sé che i due sindacati dei farmacisti sono l’uno contro l’altro armati. E fanno guardia a tutte le carte che arrivano al Senato. Ma ancora di più vigileranno dalla prossima settimana le votazioni, gli emendamenti e i sub emendamenti. Ma anche gli ordini del giorno, perché anche le virgole contano.

          Fanno professione di ottimismo i farmacisti titolari. «Siamo fiduciosi che passata anche questa tempesta si possa tornare a ragionare serenamente con le istituzioni sull’ammodernamento del servizio», afferma il presidente di federfarma, Giorgio Siri. «In nessun paese al mondo il farmaco su ricetta è fuori farmacia: farlo, sarebbe un segnale chiaro dell’untenzione di distruggere le farmacie, certo non a vantaggio del cittadino». All’orizzonte, del resto, c’è la nuova convenzione, la questione dei margini, il "numero chiusoi" delle farmacie. Tutti capitoli scottanti.

          Speranze contrarie in casa dei contendenti: «È la presenza del farmacista, e non il tipo di struttura a garantire la sicurezza dei cittadini», commenta FabioRomiti (vicepresidente del Mnlf, il Movimento nazionale dei liberi farmacisti). E alle questioni della sicurezza usate come arma dal fronte del «no», e in primis dalla Turco, contrappone la richiesta di «assoggettare anche i corner e le parafarmacie a tutti i controlli imposti ai presidi». Una richiesta sostenuta da uno dei tanti emendamenti depositati in Senato, a firma dei Verdi, che estende ai nuovi negozi di medicinali i controlli delle Asl e la vigilanza della Salute.