Farmacisti contro Bersani: «Pagherete le medicine»

09/11/2007
    venerdì 9 novembre 2007

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        Farmacisti contro Bersani
        “Pagherete le medicine”

          La minaccia: dal 19 novembre solo vendita diretta

            DANIELA DANIELE

            ROMA
            Prepariamoci a pagare le medicine. Tutte. Anche quelle urgenti e gratuite della «fascia A». Dal 19 novembre, infatti, i farmacisti chiederanno denaro contante. Si tratta per ora di una minaccia, ma potrebbe evolvere in questo senso la protesta della categoria, scatenata da un emendamento, passato alla Camera e ora fermo al Senato, inserito all’interno della «terza lenzuolata» di liberalizzazioni volute dal ministro Bersani. L’azione riguarda solo le farmacie private ma comporta di fatto l’uscita dalla convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, scaduta da nove anni. Insomma i farmacisti la vivono come la madre di tutte le battaglie.

            Il provvedimento contestato sancisce che anche i farmaci di fascia C (quelli a totale pagamento dei cittadini) possano essere venduti nei «corner» farmaceutici dei supermercati. L’affare non è da poco, in questa fascia ci sono – per esempio – i sonniferi, gli psicofarmaci, la pillola del giorno dopo, gli anticoncezionali. Roba che vale almeno tre miliardi di euro. Senza dire che la grande distribuzione può già vendere i farmaci per l’automedicazione e i disinfettanti vari.

            Da qui la posizione di inedita compattezza di tutta la categoria: sulla stessa line comune si sono trovate Federfarma, Assofarm e Fofi, (l’ordine dei farmacisti). Gli animi erano esacerbati e rancorosi, tanto più che il ministro della Salute Livia Turco si era diverse volte pronunciata a favore dell’eliminazione di questo emendamento.

            Bersani ha vissuto questo episodio come un’entrata gamba tesa quantomai inatteso: «Sono rimasto molto colpito da questa scelta dei farmacisti. Non voglio fare polemica – ha commentato – ma non trovo corretto che si crei disagio alle famiglie e ai cittadini al solo fine di fare pressione sul Parlamento che ha inserito una norma e la sta valutando». Come lui, peraltro, la pensano le associazioni dei consumatori preoccupate per la situazione in cui si verranno a trovare tante famiglie, e per questo hanno invitato i ministri Turco e Bersani e il Parlamento «a respingere l’aut-aut inaccettabile dei rappresentanti dei farmacisti». Le medesime Associazioni hanno anche ricordato che non sono i supermercati a togliere spazio alle farmacie, ma semmai queste ultime ad aver fatto invasione di campo «essendo diventate dei bazar in cui, accanto ai farmaci, si vendono prodotti cosmetici e di bellezza, spesso con ingannevoli promesse di riduzione di peso e cellulite, giocattoli e calzature, ecc».

            Nel coro di chi prende le distanze dalla associazioni farmaceutiche, c’è anche il Movimento dei Liberi Farmacisti, al quale aderiscono soprattutto i giovani della categoria spesso esclusi dal mercato, e che spingono per una liberalizzazione che non faccia della professione una casta chiusa. Per la verità anche i farmacisti «storici» si sono fatti carico di questa esigenza e hanno proposto al governo un piano per aumentare la concorrenza nel settore: un aumento di 2.200 nuove farmacie (20% in più rispetto ad oggi), orari più lunghi di apertura e nuovi criteri per la nascita di nuovi esercizi in piccole realtà disagiate.