“Farmacisti 1″ «Farmacisti, è l’ora dei sacrifici»

21/06/2004

    20 Giugno 2004
    L’OSSERVATORIO DELLA TERZA ETÀ: PRIVILEGIATI DA UN REGIO DECRETO
    «Farmacisti, è l’ora dei sacrifici»
    «Devono contribuire ai tagli della spesa sanitaria»
    Michela Tamburrino

      ROMA
      La Sanità in subbuglio per colpa delle medicine. E c’è chi se la prende con i farmacisti. L’accusa è quella di guadagnare troppo, a scapito dei consumatori specie delle fasce più deboli, in virtù di un Regio decreto del 1927, ma ancora in vigore, che obbliga lo Stato a versare circa quattro miliardi di euro alle farmacie italiane. Che il vecchio decreto sia riesumato oggi per imbastirci sopra una verifica non è casuale. Il provvedimento del governo per abbattere la spesa per le medicine, in calendario in consiglio dei ministri per martedì, non intaccherà «i lauti introiti della categoria». Questa, almeno, è la denuncia dell’Ageing Society, il dipartimento economico dell’Osservatorio della Terza Età, diretto dal professor Andrea Monorchio. In definitiva la tesi, sorretta da analisi e percentuali, è quella di ristabilire un’equità nelle misure di risparmio della spesa sanitaria, proponendo un coinvolgimento dei titolari di farmacia e dei grossisti nella ripartizione dei sacrifici.

        E se il segretario dei medici di famiglia Mario Falconi condivide la proposta di Ageing Society («è giusto che anche i farmacisti paghino e che tutti facciano sacrifici»), da parte opposta tuona la Federfarma per bocca del segretario Franco Caprino: «Non è colpa dei farmacisti, se la spesa continua a lievitare, ma delle aziende che premono per la prescrizione dei farmaci più costosi. A maggio di quest’anno l’aumento si attesta fra il 10% e il 14% rispetto allo stesso mese del 2003. Molto di più del 2,5% di crescita indicato dalle aziende farmaceutiche».

          L’assunto di base dell’Osservatorio è che la spesa farmaceutica mai come ora continua a crescere, sfondando i tetti programmati a tutto carico delle aziende produttrici (60%) e delle Regioni (40%). Le prime, costrette a scontare anche le forniture al Ssn, «hanno spalmato i mancati introiti pubblici sui farmaci in fascia C (non rimborsabili), cosicché mentre nel 2003 lo Stato ha speso il 6,2% in meno, gli italiani hanno tirato fuori oltre un miliardo in più, pur se le Regioni hanno cercato di frenare l’impennarsi della spesa con i ticket. La proposta al vaglio dell’esecutivo di tagliare ancora il prezzo dei farmaci acquistati dallo Stato rischia di aggravare tale scenario, penalizzando soprattutto i consumatori abituali, a partire dagli anziani».

            L’indagine, dunque, mette in risalto come i provvedimenti della filiera del farmaco abbiano toccato tutti, «escludendo inspiegabilmente farmacisti e grossisti. Attualmente il guadagno sulle medicine viene ripartito per il 66,65% alle aziende, il 6,65% ai grossisti e il 26,7% (22,6% per la fascia A rimborsabile) alle farmacie. Questo si traduce, proprio per le farmacie, in un aggio pari a circa 3,9 miliardi di euro al netto d’Iva, tra fascia A (2,6 miliardi) e fascia C (1,3 miliardi)».

              La mappatura delle farmacie in Italia porta a dire che il numero complessivo risulta superiore alle 16.800 unità delle quali il 92% private (15.485) e l’8% pubbliche (1.323). Ognuna conta circa quattro addetti (per un totale di 35 mila occupati) e ha un bacino d’utenza media pari a 3.410 abitanti. «Considerando solo i prodotti farmaceutici, il fatturato annuo degli esercizi sfiora i 16,3 miliari di euro che derivano dalla vendita dei farmaci rimborsabili dal Servizio sanitario (fascia A); 4,8 miliardi che invece vengono dalla vendita di farmaci non rimborsabili, cioè a carico del cittadino (fascia C), per un margine medio netto di oltre 230.000 euro all’anno per farmacia.

                Da tutti questi dati insieme, la richiesta di una sorta di «giustizia sociale» invocata da Roberto Messina, segretario generale dell’Ote. Rivedendo i guadagni di farmacisti e grossisti, a suo avviso, si potrebbe scongiurare l’aumento dei prezzi non rimborsabili e la compressione delle prestazioni sanitarie, in modo tale da evitare un’ulteriore stangata ai danni dei malati. Come sia, si preannuncia guerra se il nuovo decreto taglia-prezzi dei farmaci verrà approvato dal Consiglio dei ministri e già la mobilitazione è assicurata. «Abbiamo indetto un congresso straordinario – avverte Messina – e convocato gli stati generali dell’Osservatorio».