Farmacie, si cambia

11/04/2005
    venerdì 8 aprile 2005

    pagina 39

    Il Consiglio di stato sui criteri per aggiudicare le gare
    Farmacie, si cambia
    Legittimo limitare i ricavi dei gestori

      di Dino S. Medici

        Palazzo Spada mette in discussione le regole per l’assegnazione delle farmacie comunali. La regolarità della gestione del servizio di una farmacia del comune, ha affermato il Consiglio di stato con la decisione 1354 del 30 marzo 2005, non è influenzata dal guadagno di chi gestisce il servizio. È dunque legittima la decisione di un comune che aggiudica la gara accettando una percentuale sul ricavo dell’attività che limiti il guadagno di chi prenderà in gestione la farmacia.

          La regolarità della gestione del servizio di una farmacia comunale, hanno osservato i giudici di palazzo Spada, ´è argomento che concerne un piano del tutto diverso da quello economico’. Un servizio regolare, insomma, non è legato al guadagno, ma alla conduzione professionale della farmacia. Peraltro, secondo il Cds, che con questa decisione ha scardinato una probabile prassi nell’assegnazione delle farmacie comunali, ´la domanda di prodotti farmaceutici non dipende dal modo di conduzione né professionale né economico di una farmacia’. Il Consiglio di stato, così pronunciandosi, ha messo fine alla controversia per l’assegnazione della farmacia di un comune sardo. Nel 2003 fu aperta una gara per ´l’affidamento in via provvisoria’ del servizio di farmacia con gestione in partecipazione agli utili. Gara indetta con il sistema delle offerte segrete, da confrontare con il prezzo stabilito in una scheda segreta dal comune, regolata dalla legge sulla contabilità di stato
          (rd 827 del 23/5/1924, art. 73, lett. b). Ma quella gara andò deserta: fu ammessa infatti una sola offerta con cui fu proposta una percentuale del 7% sul ricavo dell’attività, mentre la scheda segreta (acquisita la relazione dell’Assofarmed) fissava il limite massimo al 5%.

            La successiva gara, cui si oppose il farmacista che aveva partecipato alla prima, fu aperta con il metodo dell’offerta economicamente più vantaggiosa (articolo 73 rd 827/24) e con base d’asta 3%. Due, in questo caso, le proposte: 7,51%, presentata dall’unico partecipante alla prima gara, e 51%, quella vincente, presentata da una farmacista. Secondo il Tar, la cui pronuncia si è però scontrata con le argomentazioni del Consiglio di stato, era ´illogica la decisione del comune’, poiché limitando, eccessivamente ´il guadagno per l’affidatario del servizio’, non avrebbe garantito ´la regolarità della gestione, a scapito dell’interesse pubblico al buon funzionamento della farmacia’.
            Il 49% sul ricavo netto delle vendite, ha ribattuto il Cds, può essere una percentuale alta o bassa e, quindi, con guadagno soddisfacente o meno per chi vince la gara, secondo il volume delle vendite.

              E sul rilievo secondo cui il comune non si sarebbe attenuto alla relazione dell’Assofarmed, i giudici di palazzo Spada hanno osservato non solo che la relazione era stata chiesta esclusivamente per la prima gara, ma anche che non si tratta di un parere tecnico, cioè vincolante per l’amministrazione. E ciò per una semplice ragione: l’Assofarmed, ha chiarito il Consiglio, è un organismo che ´svolge un’attività privata nell’interesse dei farmacisti’. (riproduzione riservata)