Farmacie milanesi, tutto da rifare

31/01/2005

    sabato 29 gennaio 2005

      sezione: ECONOMIA ITALIANA – pagina 13

      PRIVATIZZAZIONI
      Il Consiglio di Stato ha respinto l’istanza del Comune sulla vendita alla multinazionale Gehe

      Farmacie milanesi, tutto da rifare
      Gradnik (Federfarma): «Ora una procedura legittima» Ad aprile il giudizio di merito
      MILANO • Sulla privatizzazione delle 84 farmacie comunali, cedute nel 2001 alla multinazionale tedesca del farmaco Gehe (ora Admenta), il Comune di Milano perde una nuova battaglia.

      Il Consiglio di Stato ha infatti respinto l’istanza di sospensiva, presentata dal Comune e dal gruppo Admenta, contro la sentenza del Tar che, lo scorso 28 settembre, aveva annullato la privatizzazione delle farmacie milanesi perché in contrasto con le disposizioni della Corte costituzionale.


      La privatizzazione ha permesso al Comune di Milano di incassare 130 milioni di euro a fronte della cessione dell’80% della società di gestione, ma ha scatenato le ire dei farmacisti milanesi e lombardi, che puntavano a conquistare le ex farmacie municipali targate Afm. Da allora, e a seguito alla sentenza della Corte costituzionale che ha giudicato incompatibile l’attività di distribuzione nel settore del farmaco con la partecipazione a società municipali, è esploso un durissimo contenzioso legale, che ora è giunto alla stretta finale.


      La guerra, per il Comune di Milano, non è ancora ufficialmente persa perché il Consiglio di Stato, nel respingere l’istanza di sospensiva della sentenza del Tar, ha fissato una data assai ravvicinata per il giudizio di merito: il 16 aprile 2005. «Viste però le motivazioni del rifiuto della sospensiva — nota Paolo Gradnik, presidente di Federfarma Lombar• dia (l’associazione dei farmacisti) — siamo fiduciosi che, in quella data, potrà essere definitivamente scritta la parola fine alla vicenda con piena soddisfazione delle tesi che abbiamo sostenuto fin dal suo inizio». Sin dal 1999 — ricorda una nota — Federfarma aveva «consigliato» al sindaco di Milano, Gabriele Albertini, di privatizzare le farmacie con un’asta a evidenza pubblica rivolta a farmacisti non titolari, privilegiando innanzitutto i dipendenti di Afm. «A questo punto — continua Gradnik — vorremmo che ad aprile fosse chiuso questo confronto giudiziario con il Comune di Milano in cui siamo stati trascinati per far valere i diritti di chi fa questo lavoro. E vorremmo, fin da ora, cominciare a collaborare con l’amministrazione per l’obbiettivo comune di una privatizzazione finalmente legittima».


      Nel motivare la sua decisione, il Consiglio di Stato fa esplicito riferimento alla sentenza della Consulta n. 275/2003 che, nel segno dell’abolizione di qualsiasi conflitto d’interessi, aveva dichiarato incostituzionale l’articolo 8 della legge n. 361/191 di riordino del settore farmaceutico nella parte in cui non prevedeva che la partecipazione a società di gestione di farmacie comunali fosse incompatibile con qualsiasi altra attività nel settore della produzione e distribuzione del farmaco.


      Ora si fa più concreta la possibilità che il Comune di Milano debba affrontare una crisi da 130 milioni di euro. C’è però un aspetto importante che va sottolineato: il meccanismo di privatizzazione di Afm assicura al Comune, in caso di annullamento dell’operazione, dei tempi tecnici sufficientemente lunghi (almeno un paio d’anni) prima della restituzione della cifra incassata (130 milioni) e comunque solo dopo aver riorganizzato una nuova privatizzazione. Sul piano economico si può anche aggiungere che nel 2001, anno della privatizzazione, Afm dichiarava un fatturato di 79 milioni di euro; nel 2004, in base ai dati diffusi nei giorni scorsi, il fatturato di Afm è salito a quota 96 milioni.