Farmacie milanesi, tutto da rifare

30/09/2004


            giovedì 30 settembre 2004

            sezione: ECONOMIA ITALIANA/MERCATI ITA – pag: 25
            Depositata la sentenza del Tar che annulla la privatizzazione di 84 strutture municipali a favore della tedesca Gehe
            Farmacie milanesi, tutto da rifare
            Il Comune annuncia il ricorso al Consiglio di Stato e assicura: «Per il momento nulla cambia nella gestione»

            MARCO MORINO

            MILANO • A testa bassa e forti della sentenza del Tar, i farmacisti milanesi tornano alla carica contro la privatizzazione delle 84 farmacie comunali che l’amministrazione Albertini ha ceduto, nel 2001, alla multinazionale tedesca del farmaco Gehe. La privatizzazione ha consentito al Comune di Milano di incassare 130 milioni di euro, ma ha scatenato le ire dei farmacisti, che puntavano a conquistare le ex farmacie municipali targate Afm. Da allora, e a seguito alla sentenza della Corte costituzionale che ha giudicato incompatibile l’attività di distribuzione nel settore del farmaco con la partecipazione a società municipali (si veda l’articolo a fianco), si è scatenata una durissima battaglia legale, che ora sembra essere alla stretta finale.

            «Oggi (ieri per chi legge, ndr) — informa il presidente di Federfarma Lombardia, Paolo Gradnik — il Tar ha depositato la sentenza con cui annulla il bando di gara per la privatizzazione delle 84 farmacie comunali di Milano». In attesa di leggere le motivazioni della sentenza, operazione che sarà possibile effettuare a partire da oggi, Gradnik aggiunge: «Anche se il Comune di Milano e la Gehe dovessero continuare con tutti i ricorsi possibili, i farmacisti aspetteranno senza timore». Secondo i farmacisti lombardi, per risolvere la vicenda il punto critico non è trovare le risorse. «Il mercato oggi le può fornire facilmente — dice Gradnik —. Una privatizzazione fatta secondo la legge, con una vera asta, darebbe la possibilità al Comune di recuperare i soldi da restituire alla Gehe e di avanzarne. Inoltre, con il diritto di prelazione ai dipendenti attuali, favorirebbe proprio coloro che al momento sono più coinvolti, dando soddisfazione a quei colleghi che vogliono fare una scelta imprenditoriale». In definitiva, Gradnik rilancia lo slogan: «Un farmacista per farmacia».

            Pronta la replica del Comune. Palazzo Marino, si legge in una nota, ricorrerà comunque in appello al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar Lombardia e assicura che, per il momento, «nulla cambia nella gestione delle farmacie comunali». Poi arriva l’attacco diretto a Federfarma: «La situazione creatasi — osserva il Comune — è paradossale: la scelta di conseguire, attraverso la privatizzazione, una gestione più efficiente in termini economici e più vicina alle esigenze del cittadino, è di fatto preclusa. Il partner per le aziende di gestione delle farmacie, infatti, deve essere un socio non del settore, in quanto a seguito della recente sentenza della Consulta, vi è incompatibilità tra i gestori delle farmacie e i distributori di farmaci. E in tale incompatibilità, ovviamente, rientrano anche i farmacisti privati se aspirassero a divenire soci di una società». Quindi, secondo il Comune, i farmacisti non hanno alcuna possibilità di spuntarla. Federfarma, però, non la pensa così. E il braccio di ferro continua.