Farmacie, Liberalizzazione vendita farmaci fascia C

Roma, 7 dicembre 2011

Oggetto: Decreto Legge “Salva Italia” – liberalizzazione vendita farmaci fascia C.

Fra i pochi provvedimenti contenuti nel così detto “Decreto Salva Italia” e, almeno nelle dichiarazioni degli ideatori, rivolti alla crescita, spicca quello riguardante la possibilità per le parafarmacie e i corner della salute di vendere farmaci che si possono acquistare oggi solo nelle farmacie, con ricetta medica.
E’ invece scomparso nella stesura definitiva l’ annunciato abbassamento del quorum (numero di farmacie per numero degli abitanti), rinviato (forse) ad un successivo decreto del ministero della salute (d’intesa con le regioni) che dovrà individuare i “requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi”.
Come Filcams CGIL abbiamo sempre segnalato alle controparti ( Federfarma e Assofarm) e al Governo precedente la necessità di un ridisegno normativo organico e complessivo della materia che offrisse ampie garanzie, da un lato di salvaguardia del ruolo sociale di presidio sanitario che la farmacia riveste nel nostro paese, dall’altro quello di tutela della professionalità degli operatori del settore.
La legge 69/2009 che doveva sancire la nascita della “farmacia dei servizi”, poteva rappresentare un terreno fertile di confronto in tal senso, ma gran parte del suo portato d’innovazione, è rimasto purtroppo largamente inesplorato.
L’iniziativa del Governo Monti desta pertanto più di una perplessità. Se l’ipotizzato poi accantonato abbassamento del quorum potrebbe apparire in prima battuta come un elemento positivo, è pur vero che esso dovrà venire calibrato secondo criteri oggettivi, ossia si dovrà tener presente le differenti peculiarità delle aree del nostro paese, alcune già a forte concentrazione di presidi sanitari, altre quasi interamente sprovviste di farmacie (aree rurali e periferiche).
Ma è sulla liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C, che rappresentano il 12/15% del fatturato delle farmacie, che si addensano i dubbi maggiori.
Il settore della dispensazione intermedia e finale del farmaco ha perso ormai il suo carattere anticiclico ed è stato fortemente stressato da anni di tagli governativi che hanno abbattuto notevolmente la marginalità per le imprese preposte alla distribuzione, con conseguenze dolorose anche sull’occupazione.
I farmaci in generale sono però fra i pochi beni che nel tempo hanno registrato un progressivo ribasso dei prezzi, anche a fronte dell’introduzione dei “generici” e con la scontistica ulteriore astutamente aggiunta sempre all’ultimo momento dagli estensori del decreto, non mancheranno, dall’ottica del consumatore, nuovi seppur limitati benefici.
La possibilità di vendere farmaci con prescrizione medica anche nelle parafarmacie e nei corner della salute rischia però di rendere eccessivamente consumistico e commerciale un bene, il farmaco, che non è certo assimilabile agli altri generi di consumo.
Se questa opportunità comporterà una “boccata di ossigeno” per le parafarmacie, da un biennio ormai in forti difficoltà economiche a causa di uno sviluppo disordinato e deregolamentato, è pur vero che l’incremento dell’occupazione in queste ultime potrebbe essere drammaticamente bilanciato dalla perdita di posti di lavoro nelle farmacie tradizionali.
Sempre sul fronte occupazionale poi, si pongono questioni di natura non solo quantitativa, ma anche qualitativa. Parafarmacie e corner della salute non applicano i CCNL di settore.
Sull’inquadramento professionale dei farmacisti negli ipermercati si è ampiamente discusso senza giungere purtroppo ai risultati auspicati; la vertenzialità individuale ha spesso supplito all’indisponibilità delle diverse controparti di riconoscere per via negoziale adeguato livello e adeguata remunerazione a questi professionisti.
Le Associazioni di Categoria, nei giorni scorsi, non hanno mancato di far sentire la loro voce. Federfarma ha chiesto un incontro al Ministro delle Attività Produttive e minaccia azioni forti di protesta (la serrata?).
Non sono certo accettabili i termini con cui la Federazione dei Titolari di Farmacia Privata approccia la questione, ossia minacciando 18.000 esuberi a fronte delle 8000 annunciate nuove assunzioni nelle parafarmacie per effetto della liberalizzazione.
E’ però chiaro che l’ atteggiamento dell’ Esecutivo, che continua a mostrarsi pervicacemente allergico a qualsiasi forma di confronto con le Parti Sociali destinatarie dei suoi provvedimenti d’urgenza, anche in questa vicenda, palesa la sua inadeguatezza.
Su un tema così delicato, in una fase economica stagnante e recessiva, interventi che potrebbero avere riverberi sull’occupazione e anche indirettamente sul benessere dei cittadini, dovrebbero essere assunti cercando il più largo consenso degli attori coinvolti e non per strappi, e accelerazioni non giustificabili.
Auspichiamo pertanto che si avvii un percorso di confronto con tutte le parti coinvolte, che per quanto ci riguarda dovrà avere come priorità acclarata la tutela della professionalità dei circa 35000 operatori delle farmacie e la difesa del diritto alla salute di tutti i cittadini italiani.
Il settore ha bisogno di un ridisegno complessivo e ponderato del quadro normativo di riferimento e non di interventi SPOT frettolosi e ambigui.
Vi invitiamo a socializzare queste considerazioni con le lavoratrici e i lavoratori del settore nel corso delle assemblee che verranno convocate nell’ambito delle iniziative di mobilitazione unitarie previste per il 12 dicembre 2011.

p. la Filcams Cgil Nazionale
Cristian Sesena