Farmacie: L’altolà della Consulta ha aperto le ostilità

30/09/2004


            giovedì 30 settembre 2004

            sezione: ECONOMIA ITALIANA/MERCATI ITA – pag: 25
            L’altolà della Consulta ha aperto le ostilità
            SARA TODARO
            ROMA • Alla base del costoso "feuilleton" che vede coinvolte le 84 farmacie comunali meneghine c’è la sentenza con cui la Corte Costituzionale (275/2003) ha bocciato l’articolo 8 della legge 361/1991 di riordino del settore farmaceutico, nella parte in cui non prevede l’incompatibilità tra la gestione dei presìdi «con qualsiasi altra attività» di produzione, distribuzione, intermediazione e informazione sul farmaco.

            Chiamata in causa dal Tar, su ricorso dei titolari di farmacia aderenti a Federfarma, la Consulta non aveva avuto dubbi sulla possibilità di conflitti d’interesse, danni al servizio farmaceutico e dunque alla salute. Pronunciamento devastante per l’ipotesi di conseguente annullamento di tutte le analoghe cessioni realizzate in Italia per un totale oltre 400 milioni. I tentativi plurimi di "sanare" le cessioni con norme retroattive prima della pronuncia del Tar Milano, chiamato il 25 marzo scorso a fare i conti con la sentenza della Consulta (una pdl del leghista Giancarlo Pagliarini, un Odg accolto dal Governo alla Finanziaria 2004, un emendamento al Dl Sanità sulle emergenze naufragato alla Camera per rilievi di incostituzionalità), sono falliti miseramente. La sentenza del Tar — resa nota solo ieri, dopo una imbarazzante attesa di sei mesi — riapre tutti i confronti. «Soddisfatto» il presidente Federfarma, Giorgio Siri: «È una base importante per l’esito di tutti gli altri ricorsi ancora pendenti».

            «Sereni» e soprattutto pronti a rivolgersi al Consiglio di Stato, gli acquirenti. «Abbiamo la storia dalla nostra parte», ha dichiarato Sante Fermi, amministratore delegato della Admenta Italia (nuova denominazione della Gehe, ndr), che oggi gestisce in Italia 161 farmacie. «In cinque anni abbiamo rinnovato oltre 80 dei nostri presìdi e dato una nuova immagine al mestiere di farmacista. La distribuzione intermedia — ha concluso Fermi — non è peccato: anche i titolari di Federfarma hanno le loro società di distribuzione intermedia. Intanto leggiamo la sentenza. Poi si vedrà».