“Farmacie EmiliaRomagna (1)” Comuni dietro al banco

12/05/2005
      Centro-Nord
    mercoledì 11 maggio 2005

    Sezione Emilia Romagma – pagina 4

      PAGINA A CURA DI
      Paolo Ferrari

        SERVIZI • Attivi 1.168 esercizi, uno ogni 3.400 abitanti, che realizzano ricavi per oltre 1.300 milioni ( 800 dal Ssn) Le società private in campo

          Farmacie, Comuni dietro al banco
          È gestita direttamente dagli enti locali la metà dei 186 punti vendita che sono ancora di proprietà pubblica

            Sono 186, poco meno di un sesto delle 1.168 farmacie emiliano romagnole, i punti vendita ancora in mano " pubblica". E di questi soltanto un centinaio viene direttamente gestito dai Comuni sia in economia (forma che incontra sempre minor successo) sia attraverso Spa o Srl.

            «In regione le farmacie private sono 982 — precisa Domenico Dal Re, presidente di Federfarma Emilia Romagna — secondo il nostro punto di vista la farmacia è un servizio pubblico che deve tutelare la salute dei cittadini. Ma questa prospettiva non può conciliarsi con gli intenti di multinazionali che cercano di coniugare sanità e logiche imprenditoriali. Se si liberalizzasse il settore a prevalere non sarebbe più la salute dei cittadini ma il profitto, come in qualsiasi altra impresa».

            La Corte costituzionale, nel luglio 2003, dette ragione a Federfarma, in particolare dichiarando incostituzionale l’articolo 8 della legge 361/ 1991 di riordino del settore farmaceutico «nella parte in cui non prevede che la partecipazione a società di gestione di farmacie comunali è incompatibile con qualsiasi altra attività nel settore della produzione, distribuzione, intermediazione e informazione scientifica del farmaco » . « La sentenza — commenta Dal Re — ha sottolineato ancora di più il ruolo delle farmacie come servizio e tutela dell’interesse pubblico, e deve essere applicata al più presto » .

            Mentre la battaglia giudiziaria continua, le farmacie private continuano a presidiare un settore da sempre chiuso e poco dinamico che complessivamente fattura una cifra vicina ai 1.300 milioni. La legislazione vigente prevede che venga aperta una farmacia ogni 4mila abitanti nei comuni con più di 12.500 abitanti e una ogni 5mila abitanti nei comuni con meno di 12.500 abitanti. Di solito però — e l’Emilia Romagna non è un’eccezione — il rapporto farmaciaabitanti si colloca al di sotto di una farmacia ogni 4mila abitanti. In Regione la media è di una farmacia ogni 3.400 abitanti. Alcuni casi particolari, come zone rurali e montane scarsamente popolate, hanno però permesso l’apertura di nuove farmacie in deroga al criterio demografico.

            I farmacisti attivi in regione sono circa 6.300, « in lieve aumento — sostiene l’Ordine professionale di Bologna — a causa degli studenti universitari che si fermano a lavorare in Regione » .

            Per quanto riguarda il fatturato, questo è composto per circa il 40% dal cosiddetto " cassetto", ovvero le vendite con guadagni direttamente e immediatamente incassati derivanti da ricette non rimborsabili, farmaci da banco e a totale carico del cliente, e parafarmaci.

            L’altro 60% è composto dai farmaci rimborsati dalle Asl, normalmente dopo 60 giorni, « distribuiti dalle farmacie per un valore di 800 milioni di euro all’anno » , secondo le stime di Dal Re.

              « Non si può ragionare in termini di profitto o utile per una farmacia » , puntualizza Dal Re. « È vero — spiega — che una farmacia privata deve sopravvivere comprando e vendendo medicinali, ma il fine non è il giro d’affari ma il servizio. Questo ci distingue dalle multinazionali del farmaco e su questo puntiamo nel futuro. Il fatto di funzionare anche come Centro di prenotazioni ( Cup) in quasi tutta la regione — conclude — va sicuramente in questa direzione e trasforma la farmacia privata nel primo e più accessibile presidio sanitario sul territorio » .