“Farmacie EmiliaRomagma (2)” Confservizi: «Cessioni a fine corsa»

12/05/2005
      Centro-Nord
    mercoledì 11 maggio 2005

    Sezione Emilia Romagma – pagina 4

      PAGINA A CURA DI
      Paolo Ferrari

        Confservizi: «Cessioni a fine corsa»

        Dopo il boom di privatizzazioni alla fine degli anni ‘ 90, adesso la tendenza si è arrestata e non si prevedono, nel futuro a breve termine, nuove cessioni di gestione. « Le farmacie pubbliche sono 186 — dichiara Graziano Cremonini, presidendente di Confservizi Emilia Romagna — e di queste solo una sessantina sono ancora gestite direttamente dai Comuni, con la cosiddetta gestione in economia. Sono prevalentemente concentrate nel Piacentino e nei piccoli comuni di montagna o pianura, mentre le altre sono entrate a far parte di aziende municipalizzate che detengono la maggioranza o la minoranza delle azioni » . Il percorso di municipalizzazione parte dopo la seconda guerra mondiale: a quel tempo le farmacie comunali esistevano già da mezzo secolo, nate a Reggio Emilia dalla volontà di assicurare la fornitura di medicinali in zone periferiche e non coperte dal servizio privato, e poi sviluppatesi a Bologna nel 1957, a Ferrara nel 1959, a Ravenna nel 1970.

        La costituzione della società municipalizzata da un lato consente una gestione migliore da parte del Comune, dall’altro apre la porta alla privatizzazione tramite la costituzione di Spa e la cessione di un pacchetto azionario di entità variabile per un certo numero di anni tramite gara pubblica. « In questo modo i Comuni mantengono la titolarità della farmacia, che in questo senso rimane pubblica — spiega Cremonini — e dall’altro si privatizza la gestione ».

        La maggioranza delle farmacie pubbliche in Regione ha seguito la strada dell’azienda municipalizzata, con importanti differenze. Accanto infatti ad aziende totalmente pubbliche come l’Afm di Ferrara ( 11 farmacie, fatturato di 19 milioni di euro e 72 dipendenti), la Forlifarma Spa di Forlì, che nasce nel 2003 dalla trasformazione della azienda speciale farmaceutica del capoluogo e controlla oggi sei farmacie, e l’Azienda speciale delle farmacie comunali di Ravenna, 9 farmacie, 80 dipendenti, fatturato da 30 milioni di euro, ci sono esperienze ibride. «Per esempio — continua Cremonini — a Sassuolo le due farmacie comunali rimangono pubbliche al 75%, a Modena al 55 per cento. In altri capoluoghi, come Rimini e Bologna, la maggioranza quasi totale delle azioni è stata ceduta a gruppi privati ( Alliance Unichem e Admenta) per un lunghissimo periodo di tempo».

        Il percorso di privatizzazione si è svolto in una manciata di anni, dal 1999 al 2004. Adesso, secondo Cremonini, si è giunti in una fase di arresto. « Le vendite più vantaggiose sono state fatte — afferma — e le altre farmacie pubbliche che rimangono evidentemente non sono più appetibili, così che i Comuni preferiscono o sono costretti a tenerle direttamente».

          Eppure il processo di privatizzazione non è da demonizzare.
          «L’apertura a partner privati ha introdotto una competizione prima inesistente — conclude Cremonini — ma questa liberalizzazione non deve essere selvaggia: deve rimanere un confronto equo tra pubblico e privato»