Farmacie, correzioni al fotofinish per le Spa

06/03/2001

Il Sole 24 ORE.com









    Il no ai soci esterni atteso nel Dl sul ripiano dei debiti Usl

    Farmacie, correzioni al fotofinish per le Spa
    Sara Todaro
    ROMA. Stress da "interpretazione autentica" per i farmacisti in attesa che sia mantenuta la promessa governativa di una norma di granzia rispetto ai temuti effetti delle misure contenute nel DI 392/2000 (misure urgenti in materia di enti locali, convertito in legge a scadenza termini, il 28 febbraio scorso) sulla vendit delle farmacie comunali da parte degli enti locali.
    A distendere gli animi dovrebbe essere un emendamento al testo del Ddll di conversione del Dl 17/2001 (ripiano dei debito pregressi Usl), proprio in questi giorni all’esame della commissione Affari sociali della Camera.
    Al centro delle contestazioni è la misura – contenuta nell’articolo 2-ter della nuova legge (26/2001, pubblicata sulla «Gazzetta Ufficiale» 50 del 1° marzo) – finalizzata a consentore la costituzione, da parte dei Comuni, di società per azioni per la gestione dei servizi pubblici locali con partecipazione minoritaria degli stessi enti locali, in deroga ai vincoli derivanti da disposizioni di legge specifiche. Contenuti introdotti nel corso dell’esame del provvedimento in commissione Finanze al Senato e oggetto nelle ultime settimane di dura opposizione da parte delle associazioni di settore.
    La norma – hanno infatti protestato Federfarma (l’associazione dei 16mila titolari di farmacia privata) e Assofarm (che rappresenta le 1.200 comunali esistenti in Italia) – consentirebbe infatti di bypassare i paletti finora previsti dalla normativa sulle farnacie comunali (legge 362/1991) e aprirebbe la strada ad alcuni grandi gruppi multinazionali che mirano a costituire "catene" commerciali di farmacie e a raggiungere una posizione dominante nel mercato farmaceutico nazionale.
    «Proprio per evitare questi rischi – spiega il presidente Federfarma, Giorgio Siri – la creazione di catene di questo tipo è vietata in tutta Europa, con esclusione della Gran Bretagna: eppure c’è un colosso tedesco che tenta di compiere questa operazione
    nel nostro paese».
    Affidata dunque a una norma ad hoc la conferma di validità dei vincoli finori vigenti: i contenuti sono già stati dettati con un ordine del giorno votato a Montecitorio su proposta della maggioranza. Con l’ordine del giorno si chiarisce che, per quanto riguarda le farmacie comunali, la possibilità di deroga si riferisce unicamente alla partecipazione maggioritaria del comune nella SpA e non ad altri vincoli, quali la scelta dei soci, individuati dalla normativa di settore (nel caso specifico la legge 362/91). Sì alle società, insomma, con le quote che l’ente locale riterrà opportuno mantenere, ma i partner potrannno essere solo i farmcisti dipendenti delle farmacie comunali stesse.
    Martedì 6 Marzo 2001
 
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