Farmacie chiuse alla concorrenza

03/11/2003



      Sabato 01 Novembre 2003

      Economia


      Farmacie chiuse alla concorrenza

      Liberalizzazioni - Cresce l’offerta dei prodotti non medicali mentre il mercato resta nelle mani dei «titolari»
      VINCENZO CHIERCHIA

      MARCO MORINO


      MILANO – La liberalizzazione non piace e i farmacisti si mobilitano: nel mirino – dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha stabilito l’incompatibilità tra gestione di farmacie comunali e attività di distribuzione nel settore farmaceutico – ci sono le privatizzazioni delle farmacie municipali che hanno favorito l’ingresso sul mercato al consumo di nuovi soggetti come i grossisti del farmaco.
      Il caso più eclatante è rappresentato da Gehe, gruppo leader europeo della distribuzione farmaceutica al dettaglio e intermedia. Gehe in Italia, attraverso la holding Admenta, controlla 161 farmacie ex comunali in sette città: Milano, Bologna, Cremona, Prato, Parma, Lissone (Milano) e San Giovanni Valdarno (Arezzo). Ma situazioni analoghe, dove la maggioranza delle quote delle Spa comunali sono ora in mano a grossisti, si ravvisano anche a Rimini e Brescia.
      La rivolta dei farmacisti, forti della sentenza della Corte costituzionale, parte da Milano ma presto potrebbe allargarsi a macchia d’olio in altre regioni. Nei giorni scorsi i farmacisti milanesi, promotori della causa contro la privatizzazione dell’Afm, ceduta due anni fa dal Comune al gruppo Gehe per 130 milioni di euro, hanno presentato "l’atto di riassunzione" del giudizio presso il Tar Lombardia. In pratica Federfarma, l’organismo che riunisce i titolari di farmacie private, chiede al Tar che sia fissata al più presto l’udienza per la prosecuzione del processo, interrotto in attesa della decisione della Consulta. «La sentenza – spiega Paolo Gradnik, presidente di Federfarma Lombardia – è chiara, definitiva e mette la parola fine a chi sosteneva che vendere le farmacie comunali ai grossisti fosse la scelta migliore.
      Quello della Consulta è un pronunciamento generale e si applica a tutte le gare che presentino queste caratteristiche». E così i farmacisti hanno deciso di rimobilitarsi. «Infatti – chiarisce Gradnik – tutte le cause di questo tipo, chiuse o pendenti in ogni regione d’Italia, saranno nuovamente portate in tribunale per azione dei farmacisti e delle loro associazioni». Oltre Milano le altre privatizzazioni a rischio sono quelle di Lissone, Cremona e Brescia, per quanto riguarda la Lombardia. A Bologna e Rimini, dove al momento non ci sono cause pendenti, Federfarma sta ancora valutando se e come assumere delle iniziative.
      Obiettivo di Federfarma è quello di annullare le gare censurate dalla Corte costituzionale e procedere a delle nuove dismissioni, che tengano conto del ruolo dei farmacisti e in particolare dei dipendenti delle aziende comunali. I Comuni, da parte loro, seguono con attenzione l’evolversi della situazione. Milano, in particolare, fa sapere che «difenderà con tutti i mezzi nelle sedi opportune la legittimità delle procedure seguite nella privatizzazione dell’Afm». Intanto la grande distribuzione scalda i motori. All’interno del gruppo Coop, leader italiano di supermercati e ipermercati (oltre 10 miliardi di fatturato globale), è stata costituita la Pharmacoop (partecipata da Coop Estense, Coop Nord-Est, Coop Lombardia) che ha già rilevato, attraverso controllate, 16 farmacie tra Modena, Sassuolo e Bergamo. «L’obiettivo è di arrivare a 150/200 farmacie – commenta Monica Pregressi, vicepresidente Pharmacoop – ma lo scenario è cupo, visti i vincoli alle vendite e alla liberalizzazione». «L’iniziativa – aggiunge Egidio Campari, ad di Pharmacoop – si inserisce in una strategia di aumento dei servizi ai nostri soci consumatori, ma la crescita, è inutile nasconderselo, sarà diffcile». All’interno della grande distribuzione si segnala che anche Auchan-Rinascente, Esselunga e Carrefour stanno studiando approfonditamente il mercato farmaceutico per sviluppare investimenti nel settore dei prodotti da banco, ad esempio. Ma in Italia catene come la britannica Boots o le americane Cvs e Duane read al momento non sono immaginabili. Le farmacie, grazie anche al regime di monopolio, hanno margini alti e poi sono in piena evoluzione. Tant’è che grandi gruppi internazionali dell’alimentazione e della cosmetica come Nestlè e L’Oréal hanno siglato una intesa e stanno investendo nel canale farmacie con nuovi prodotti alimentari.
      Il business della farmacia vale (ingrosso, dati Ims) circa 22,7 miliardi di euro. Il 30% è ormai rappresentato dai prodotti più disparati.
      I cosmetici in farmacia, ad esempio, sono un mercato da 1,5 miliardi ed è in crescita costante. Nel 2003 sono stati lanciati oltre 2,500 nuovi prodotti (con 6mila nuove confezioni) in farmacia su un totale di circa 36mila confezioni sul mercato. Sono oltre 2mila le aziende che realizzano per la farmacia prodotti non strettamente farmaceutici. Insomma un mercato ricco ed effervescente che i farmacisti cercano di difendere a tutti i costi.