Farmaci da banco, i produttori sollecitano vincoli meno rigidi

12/07/2002


Venerdí 12 Luglio 2002



Chiesto il riconoscimento di altri medicinali – Mercato in calo del 3,5%
Farmaci da banco, i produttori sollecitano vincoli meno rigidi
Sara Todaro
(NOSTRO SERVIZIO)

ROMA – Nel 2001 sarebbero stati risparmiati 500 milioni di euro se in tanti casi i malati avessero fatto ricorso, per le piccole malattie, ai semplici farmaci senza ricetta invece che curarsi con i prodotti rimborsati dal servizio sanitario nazionale. Il dato è stato reso noto ieri durante la presentazione del volume «Numeri e indici dell’automedicazione 2002», realizzato dal centro studi dell’Anifa, Associazione nazionale delle industrie produttrici dei farmaci per automedicazione. Una nuova occasione per il comparto delle "medicine senza ricetta" di candidarsi a rappresentare uno strumento di razionalizzazione dei conti di settore, di fronte all’ennesimo arretramento di mercato registrato lo scorso anno. Nel 2001, infatti, i medicinali senza prescrizione sono riusciti ad raggiungere solo il 10,4% del fatturato nazionale totale (1,8 miliardi di euro) con una perdita del 3,5% delle unità vendute in farmacia rispetto al 2000 (304 milioni di confezioni, pari al 19,8% del mercato complessivo). «Lo stallo – afferma il presidente dell’Anifa, Angelo Zanibelli – dipende anche da una minore presenza di principi attivi per automedicazione rispetto agli altri mercati Ue e dallo scarso utilizzo di quelli disponibili. In Paesi come la Francia, la Germania e il Regno Unito, invece, i "senza ricetta" coprono una quota di mercato del 25-30% ». Di qui le due principali richieste indirizzate dalle aziende al Governo e al ministero della Salute: l’istituzione di una commissione ad hoc che – in analogia con la Cuf, la commissione unica del farmaco istituita sui medicinali con obbligo di ricetta – garantisca la validità scientifica dei prodotti per automedicazione e l’apertura una "corsia preferenziale" per il cosiddetto switch, ovvero il passaggio da farmaco su ricetta a prodotto di libero acquisto. La più ampia possibilità di scelta tra le diverse terapie dovrebbe far crescere un mercato che registra comunque un certo interesse da parte dei cittadini. Secondo una ricerca dell’Intermatrix, due terzi degli italiani preferisce curare i piccoli disturbi con i farmaci da banco, contro un 10% che ricorre a medicine alternative; è in crescita il ricorso all’erboristeria. Solo il 20%, però, desidererebbe acquistare i farmaci senza ricetta in punti vendita alternativi rispetto alla farmacia, come ad esempio i supermercati.