Farmaci da banco, cade ipotesi vendita fuori farmacie

21/09/2000

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Giovedì 21 Settembre 2000
italia – politica
Farmaci da banco, cade l’ipotesi della vendita fuori dalle farmacie

ROMA Tramonta l’ipotesi della vendita extra farmacie dei farmaci da banco. Ma resta caldo il confronto sulle misure per il settore farmaceutico, soprattutto sul capitolo dei generici. Mentre per quanto riguarda la riduzione dei ticket, il Governo cerca di far quadrare i conti per capire dove e quanto riuscire tagliare dell’attuale regime di contribuzione della spesa a carico dei cittadini: dal ticket-ricetta a quello su specialistica e diagnostica.

Ad annunciare la più che probabile retromarcia sulla vendita dei farmaci da banco non solo nelle farmacie, è stato il ministro della Sanità, Umberto Veronesi. «Non credo che insisteremo sull’utilizzo di altri punti di vendita dei farmaci da banco», ha dichiarato ieri. Rimarcando che «più realistici» potranno essere i «notevoli recuperi economici» derivanti dalla riduzione della deducibilità fiscale per congressi e convegni delle aziende farmaceutiche. L’Italia deve perdere il terreno perduto in R&S, ha aggiunto il ministro, e per questo le industrie dovranno imboccare una strada fatta da «meno congressi ma più studio per una Sanità migliore».

L’annuncio della possibile marcia indietro sulla liberalizzazione dei punti di vendita dei farmaci da banco è stato accolto con favore dalle industrie del settore. Che proprio ieri in conferenza stampa — nell’annunciare la nuova denominazione dell’associazione: Anifa (Associazione nazionale dell’industria farmaceutica dell’automedicazione) — hanno illustrato le loro proposte al Governo in vista della Finanziaria 2001: mantenimento della libera determinazione dei prezzi e dell’Iva uguale per tutte i prodotti farmaceutici; uso estensivo del marchio; sburocratizzazione delle procedure per l’immissione in commercio dei prodotti di automedicazione; minori vincoli alla pubblicità di settore. «Con queste misure — secondo Angelo Zanibelli, presidente di Anifa — potremmo registrare una crescita del 60 per cento». Il fatturato 1999 del settore è stato di circa 3.500 mld (+5% sul 1998), ben distante dalle quote di mercato segnate dall’automedicazione negli altri Paesi europei.

Quanto ai ticket, sono più d’una le misure sul tappeto. Con ogni certezza, scomparendo la classe B (peraltro modestissima e per lo più destinata agli esenti), sarà abolito il ticket del 50% su questa categoria di prodotti. Il ticket ricetta invece potrebbe calare di 500 lire (per attestarsi a 2.500 lire sulle monoprescrizioni, il doppio per le pluriprescrizioni), anche se, considerata la modesta entità dello sconto, è allo studio anche una riduzione di mille lire (per un ticket dunque di 2mila lire o di 4mila a secondo del numero di farmaci prescritti). Meno gettonata — ma sempre in piedi — resta la possibilità di abbassare a 40-50mila lire il plafond su specialistica e diagnostica, magari distinguendo tra prestazioni di routine o di maggiore complessità. Ma tutto dipende dall’equilibrio complessivo dei conti e delle stime oggetto di valutazione da parte del Governo. Al rush finale, del resto, manca ancora più di una settimana. E la partita non è per niente conclusa.

R.Tu.