Farmaci, altra tassa sulle imprese

23/09/2011


Già bastonate dalla manovra estiva che ha scaricato sui loro bilanci il 35% dello sfondamento della spesa ospedaliera per l’acquisto di farmaci, le industrie farmaceutiche rischiano di essere prestissimo chiamate dall’Aifa (Agenzia del farmaco) a pagare una nuova e inattesa bolletta da 100 milioni. Tutta colpa della spesa territoriale 2010 per pillole e sciroppi, per la quale solo adesso è stato accertato che i conti sono andati in rosso. Di 100 milioni, appunto. Che in un documento all’esame del Cda di ieri dell’Aifa si chiede di ripianare. E toccherebbe alle imprese.


Resta sempre alta la tensione sulla spesa farmaceutica. Proprio mentre ieri davano il parere positivo (ma dietro precisi impegni chiesti al Governo) sulla nomina di Luca Pani come nuovo direttore generale dell’Aifa in sostituzione di Guido Rasi diretto al board dell’Emea (Agenzia europea del farmaco), le Regioni sono tornate all’attacco sui conti dei farmaci a carico dello Stato. Con una richiesta, in particolare, su cui i governatori continuano a insistere: rivedere le regole del gioco sulla farmaceutica ospedaliera, a partire dalla revisione dal budget annuo (2,4% dell’intera spesa sanitaria pubblica), giudicato assolutamente inadeguato.(Per il documento delle Regioni sulla spesa ospedaliera v. anticipazione su Il Sole-24 Ore Sanità n. 15/2011
e a questo link, ndr.)

Alle Regioni, che chiedono anche nuovi strumenti e nuove regole per il controllo della farmaceutica in ospedale, non basta insomma che le industrie siano appena state chiamate a partecipare anche al rosso dei farmaci ospedalieri. Che anche nei primi sei mesi dell’anno ha continuato a viaggiare a un ritmo pressoché doppio rispetto agli stanziamenti: a fine giugno è già stato quasi raggiunto il budget di tutto l’anno, con un deficit finale stimato intorno ai 2,4 miliardi.


Per le industrie farmaceutiche, e non certo solo per le Regioni, la partita della spesa ospedaliera sta così diventando sempre più spinosa. E la nuova stangata in arrivo dall’Aifa la renderà ancora più complicata. Il disavanzo da 100 milioni del 2010 nasce da una revisione della spesa per l’acquisto diretto di farmaci da parte di asl e ospedali, senza il passaggio attraverso la distribuzione intermedia e finale (farmacisti e grossisti). E per fare fronte a quei 100 milioni in più il Cda dell’Aifa ieri è stato chiamato ad attivarsi per mettere in moto «la conseguente procedura di ripiano» prevista obbligatoriamente per legge.


Facile immaginarsi a stretto giro di posta una reazione delle industrie, già alle prese con una difficilissima congiuntura internazionale e con riassetti organizzativi e produttivi che stanno avendo pesanti ripercussioni in Italia dove il tanto atteso piano di rilancio del settore continua a restare una chimera. «È corretto risanare i conti della finanza pubblica – ha detto ieri il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi – ma è altrettanto corretto pensare alla crescita, altrimenti il rischio è quello di una spirale negativa dalla quale poi è difficile uscire. E una spirale negativa non può non preoccupare chi si occupa di sanità, che rappresenta una parte importante del pil italiano».