Farmaci al supermarket: la prima volta a Roma

20/07/2005
    mercoledì 20 luglio 2005

    pagina 13

    I CARABINIERI NON INTERROMPONO LA VENDITA. GLI ORGANIZZATORI: E’ LA PROVA CHE NON SIAMO FUORI DALLA LEGGE

    Farmaci al supermarket
    La prima volta a Roma

      Aspirina, Moment e Zerinol venduti tra frutta e surgelati
      L’iniziativa del Codacons con sconti fino al 40 per cento
      La protesta dei farmacisti: raffica di esposti a procure e Nas

      ROMA
      Sorpresa: farmaci in vendita in un supermercato a Roma. E’ successo ieri, e l’iniziativa – che ha sollevato polemiche e reazioni – l’ha organizzata il Codacons. Il supermercato era della catena Panorama, e i carabinieri, pur presenti, non sono intervenuti per bloccare la vendita, limitandosi a controllare le data di scadenza delle medicine.

        Un farmacista in camice bianco, Stefano Giungi consegnava le medicine ai clienti che si avvicinavano al banco, superando il cordone di carabinieri. «Il non intervento delle forze dell’ordine – dice Carlo Rienzi, presidente del Codacons – è la prova che noi stiamo rispettando la legge, come previsto dal decreto Bersani. La liberalizzazione del mercato farmaceutico è stata sostenuta anche da Antitrust e Corte europea di giustizia».

          Ieri le persone che sono andate a fare la spesa al Panorama hanno comprato Aspirina, Tachipirina, Cebion, scatole di preservativi, shampoo, lassativi, pomate e integratori ad un prezzo ridotto del 40% rispetto al normale. La crema Polaramin, per esempio, è stata pagata tre euro in meno. Lo Zerinol è costato 4,9 euro, due in meno rispetto ai sette sborsati abitualmente. E poi c’era il Moment, le pillole contro il mal di testa, il cui prezzo era stato fissato a 3,01 euro, con uno sconto netto del 40%. «Cento pastiglie di Moment – dice Pietro Talone, un farmacista presente – costano negli Stati Uniti l’equivalente di quattro euro. Quanti ce ne vogliono in Italia per comprarne dodici, di pastiglie». Un risparmio notevole per le famiglie, che per il Codacons si aggira intorno ai 150 milioni di euro all’anno, nel caso in cui la vendita dei medicinali di terza fascia fosse liberalizzata.

            Tra le persone che ieri dopo mezzogiorno erano al Panorama non è mancata certo la soddisfazione: «Con due figli piccoli – dice Ornella, 32 anni – ricorriamo spesso a pillole e sciroppi, che non costano certo poco e la ‘’spesa’’ in farmacia grava molto sul bilancio della nostra famiglia». Stessa opinione, ma con motivazioni diverse, arriva da Maria, signora di cinquantadue anni: «Se potessi sempre comprare le medicine qui, eviterei di fare due giri in auto con il rischio di non trovare mai parcheggio, visto che la spesa la devo fare tutti i giorni».

              Ma i risparmi in tempo e denaro non si ripeteranno presto. L’iniziativa del Codacons aveva solo uno «scopo dimostrativo». Già da oggi si dovrà tornare nelle farmacie per comprare i cosiddetti «prodotti da banco». Ma potrebbe cambiare qualcosa, nel giro di poche settimane. Lo sostiene il Codacons, facendo sapere che le grandi catene commerciali – Panorama Auchan e Coop, su tutte – hanno già espresso l’intenzione di aprire una farmacia al loro interno. «Gli ipermercati vogliono assumere i giovani farmacisti che sono disoccupati – dice Rienzi – per vendere i medicinali a prezzi più bassi».

                Sembra dunque che la liberalizzazione del settore sia vicina e non ne sono contenti certo i farmacisti che hanno annunciato una battaglia durissima. La Fofi, la Federazione degli ordini dei farmacisti, ha presentato una serie di esposti e segnalazioni al Ministero della Salute, ai carabinieri dei Nas, alle procure della Repubblica e agli ordini provinciali. Come ha spiegato il presidente della Fofi, Giacomo Leopardi, gli esposti riguardano tre punti: primo che la legge prevede che i farmaci siano venduti solo in farmacia e dal farmacista, secondo che le industrie e i grossisti possano vendere solo alle farmacie e agli ospedali ed infine, che questa ipotesi di vendita potrebbe configurare il caso di una farmacia senza autorizzazione. «La provocazione della vendita dei farmaci in un ipermercato romano – ha invece aggiunto il presidente della Federfarma, Giorgio Siri – potrebbe avere anche risvolti fiscali perchè non è stato rilasciato uno scontrino ma una ricevuta di donazione».

              [for.gu.]