Famiglie, un quinto dello stipendio se ne va per la rata del mutuo

15/12/2009

Il mutuo è sempre più pesante con la crisi economica. Cassa integrazione, licenziamenti, riduzioni di personale, fanno aumentare le famiglie in sofferenza a pagare la rata della casa. Il mutuo assorbe ormai circa un quinto del loro reddito. Mentre il contesto di mercato vede il settore immobiliare frenare l’andamento negativo degli ultimi mesi, restano le incertezze per il futuro. La Banca d’Italia, nel rapporto sul comparto curato da Fabio Panetta, nota come in Italia le famiglie chiedano sempre meno mutui a causa dei criteri più stretti delle banche nel concedere i prestiti ma in ogni caso il nostro paese registra un aumento del 2,9%dei finanziamenti richiesti a fronte di un andamento negativo dei paesi dell’area euro.
Il flusso di nuove sofferenze per le famiglie, rettificate in rapporto ai prestiti, è salito così nel terzo trimestre del 2009 a quota 1,5% contro lo 0,9% dello stesso periodo del 2008.
Per l’istituto centrale le recenti analisi sulla situazione fra il 2004 e il 2007 mostrano come la «probabilità di ingresso in sofferenza è più elevata per i contratti a tasso variabile» specie se contratti nel 2005 quando i tassi erano bassi. Le categorie più a rischio sono i giovani, i residenti al Sud e gli immigrati extracomunitari. Per le famiglie, il valore mediano del servizio del debito per l’acquisto di immobili è stimabile in circa il 20,5 per cento del reddito disponibile
(oltre tre punti percentuali in più rispetto al valore rilevato per il 2006 dall’Indagine sui bilanci delle famiglie condotta della Banca d’Italia). E tutto in questo si innesta in una situazione di sempre crescente disuguaglianza nelle distribuzione dei redditi. Il 10% delle famiglie più
ricche possiede quasi il45%dell’intera ricchezza netta delle famiglie italiane. Così come metà della popolazione possiede solo il 9,7% della ricchezza netta complessiva (nel 1995 era il 9,3%. Una situazione quindi difficile nonostante i tassi siano scesi «in misura considerevole» rispetto al picco dell’agosto 2008 e sono inferiori di 3,4 punti per i variabili e 1,1 per i fissi.
In Italia quindi ora i mutui a tasso variabile sono meno onerosi rispetto all’Europa con una media del 2,3% contro il 2,8% dell’area Euro. A tasso fisso invece i mutui costano di più con un tasso medio del 5% contro il 4,4% della media Europa. Il comparto immobiliare nel suo complesso mostra, in ogni caso, un attenuazione della fase recessiva. Qualche segnale di ripresa arriva dalle imprese delle costruzioni dove all’inizio dell’estate è salita la fiducia mentre si è interrotta la pesante caduta della produzione dei settori industriali che forniscono i principali input intermedi al comparto. Fra le imprese di costruzioni inoltre il flusso di nuove sofferenze è pari al 4,1% contro il 2,2 del 2008 toccando il valore più alto dal 2000. Tale livello, nota comunque la Banca d’Italia, »rimane ampiamente inferiore ai valori prossimi o superiori al 10% della seconda metà degli anni novanta in corrispondenza con una prolungata
stagnazione dei prezzi reali degli immobili.