Famiglie meno pessimiste su inflazione e consumi

07/04/2003



          Lunedí 07 Aprile 2003
          VARIE


          Famiglie meno pessimiste su inflazione e consumi


          Diminuisce la sensazione di un incremento dei prezzi e sono un po’ meno gli italiani che dichiarano di voler ridurre i propri acquisti a marzo 2003 rispetto a febbraio. Nonostante la guerra, insomma, a sorpresa gli italiani tengono i nervi saldi e anche la percezione del proprio potere d’acquisto rimane sostanzialmente stabile (anche se su valori negativi). A rivelarlo è l’Osservatorio sulle dinamiche dei consumi e sul valore, sulla notorietà e sulla percezione delle marche realizzato da Ricerche Valdani Vicari con il supporto operativo per l’effettuazione delle interviste di «Gf Studio-Marketing con tatto». Il tracking descrive l’evoluzione del sentiment degli italiani in relazione ai consumi, al potere d’acquisto e alla variazione percepita dei prezzi, è interpretato alla luce dei vissuti sia sulla situazione personale, sia sull’ambiente economico-sociale ed è descritto sulla base degli stili di acquisto di Ricerche Valdani Vicari. Il sentiment dei consumi. Come nella rilevazione di febbraio il sentiment è complessivamente negativo, ma non peggiora nonostante il dato riferito a marzo sia stato raccolto nella settimana in cui è iniziato il conflitto in Irak. L’inflazione percepita nel mese di marzo rispetto a febbraio è addirittura diminuita (si veda il grafico). In sostanza, il sentiment non è come il mese scorso prevalentemente correlato alla sensazione di prezzi in forte aumento, quanto piuttosto riconducibile a un malessere connesso all’ambiente economico, politico e sociale e ai giudizi e alle attese sulle trasformazioni che lo caratterizzano in questo periodo di guerra. «La persistente fiducia riposta da tutti in modo unanime nel supporto che può provenire a ciascuno dalla sfera personale, degli affetti e delle amicizie, unici aspetti sui quali gli italiani anche in questo secondo mese di rilevazione si confermano ottimisti, non compensa infatti il mood complessivamente negativo», spiegano gli analisti di Valdani Vicari & Associati. Resta un dato certo, però: gli italiani dichiarano comunque di voler consumare di meno. E questo per ragioni diverse, derivanti in misura minore dall’osservazione quotidiana della realtà di tutti i giorni (quasi la guerra avesse distolto il consumatore dal prestare oculata attenzione alla propria borsa della spesa) e invece connessi in misura maggiore a timori per il futuro e valutazioni di ordine generale. Dove si taglia di più. Le categorie merceologiche alle quali gli italiani rinunciano maggiormente si confermano essere abbigliamento, calzature e accessori, divertimenti, spettacoli e cultura, spese per la bellezza e il benessere, viaggi e vacanze. Continuano a essere intoccabili le spese per farmaci, servizi sanitari e salute, affitto, acqua, energia e combustibile, prodotti alimentari e bevande. Il potere d’acquisto. Nella percezione degli intervistati il potere d’acquisto della famiglia è diminuito a marzo rispetto a febbraio e lo è in misura maggiore rispetto alla rilevazione precedente (febbraio su gennaio, che però aveva già scontato almeno in parte l’effetto-guerra). Persistono negative anche le aspettative sul potere d’acquisto nel prossimo futuro. Intanto, per quanto riguarda il risparmio, si riduce in maniera sensibile la quota di italiani che dichiara di riuscire a mettere qualcosa da parte. FABIO GRATTAGLIANO