Famiglie, indietro tutta. Reddito diminuito del 2,7%

03/02/2011

Il 2009 è periodo recentissimo,ma presi dalle incombenze quotidiane si finisce spesso per dimenticare qualche cosa di importante. Ed allora, di fronte alle cifre mostrate ieri dall’Istat che lo certificano come un anno infausto dell’economia nazionale, sarà bene riportare alla mente il volto che, in quel 2009, esibiva Silvio Berlusconi. Non è una gran fatica, perché si tratta esattamente della stessa faccia che va in onda adesso per negare l’esistenza delle notti di Arcore, solo che allora l’oggetto del diniego era un altro: la crisi. Per il presidente del Consiglio, ed a ruota il governo tutto, semplicemente non esisteva, il solito inganno mediatico mentre le fondamenta dell’economia nazionale erano molto migliori di tante altre nazioni europee. Parole, certifica ora l’Istituto di statistica, che riempivano l’etere mentre gli italiani stavano conoscendo la più significativa contrazione del loro reddito da decenni a questa parte… Dunque, i numeri dell’Istat dicono innanzitutto che nel 2009, per la prima volta in 15 anni, il reddito disponibile è diminuito. E nonsi è trattato di una flessione di qualche decimale di punto, peraltro già di per sé significativa, ma di un autentico crollo. La contrazione del reddito è stata infatti del 2,7%, una drammatica inversione di tendenza se si pensa che nel 2006, cioè prima dell’ esplosione della crisi finanziaria, si era invece registrata una crescita del 3,5%.

DIFFERENZE GEOGRAFICHE Ma l’indagine statistica entra anche nel merito geografico, evidenziando ancora una volta le differenti dinamiche delle principali zone del Paese, anche se stavolta i più colpiti sono stati i cittadini delle regioni settentrionali, dove si produce più della metà del reddito nazionale, mentre nel Meridione si è contenuto maggiormente il danno. In particolare, l’impatto del calo del reddito è stato più forte al Nord (-4,1% nel Nord-ovest e -3,4% nel Nord-est) e più contenuto al Centro (-1,8%) e, appunto, nel Mezzogiorno (-1,2%). Una diminuzione che, in generale, va attribuita essenzialmente alla marcata contrazione dei redditi da capitale, anche se, in alcune regioni (in particolare Piemonte e Abruzzo), un importante contributo negativo è venuto dal rallentamento dei redditi da lavoro dipendente. Ed ancora, tra le varie regioni, Calabria e Sicilia sono le uniche due in cui il reddito disponibile delle famiglie ha mostrato tassi di crescita lievemente positivi. Una diversa incidenza che però non cancella gli squlibri di base: nel periodo 2006-2009 il reddito disponibile si è concentrato, in media, per circa il 53% nelle regioni del Nord, per il 26% circa al Sud ed il restante 21% nel Centro.

REAZIONI ALLARMATE Molto preoccupate, e non poteva essere altrimenti, le reazioni. Per Susanna Camusso, i dati dell’Istat confermano «che la crisi, benché negata, è profonda e non è affatto finita». Il segretario della Cgil sottolinea che «il governo ha fatto e continua a fare male». Il presidente delle Acli, Andrea Olivero, parla di «famiglie ormai schiacciate per le quali occorre intervenire urgentemente », mettendo inoltre in evidenza «la percezione di una progressiva erosione dei redditi a fronte di una contemporanea contrazione dei servizi pubblici». In questo quadro non stupisce, purtroppo, quanto rilevato dalla Confederazione italiana agricoltori: sempre nel 2009 una famiglia su tre è stata obbligata a «tagliare» gli acquisti alimentari, mentre tre su cinque hanno dovuto modificare il menù quotidiano e oltre il 30 per cento, proprio a causa delle difficoltà economiche, ha comprato prodotti di qualità inferiore. «Ancora una volta emerge l’assoluta incapacità del governo di intervenire sul ceto medio – ha dichiarato il deputato del Pd Enrico Farinone, vicepresidente della Commissione Affari Europei -. I consumi sono in calo perché le famiglie non sono state aiutate con adeguati interventi sui redditi».