Famiglie con tre figli ad alto rischio di povertà

16/10/2007
    martedì 16 ottobre 2007

    Pagina 13 – Economia

      Rapporto Caritas: il 27,8% è sotto la soglia e al Sud la percentuale sale al 42,7%

        Famiglie con tre figli
        ad alto rischio di povertà

          Cinquemila rischieste di aiuto al mese. "I nostri utenti chiedono soldi e lavoro"

            LUCIO CILLIS

              ROMA – Poveri perché la famiglia è numerosa. Poveri perché nel nucleo familiare fa la sua apparizione il terzo o magari il quarto figlio. «Avere tre figli da crescere significa un rischio di povertà pari al 27,8% e nel Sud questo valore sale al 42,7%», spiega il rapporto Caritas-Zancan sulla povertà in Italia. Ogni "novità" nella composizione della famiglia crea dunque un peggioramento del proprio status sociale: passare da «tre a quattro componenti espone 4 famiglie su 10 alla possibilità di essere povere» mentre cinque o più componenti aumentano il rischio di essere poveri del 135%, rispetto al valore medio italiano. Ogni nuovo figlio rappresenta, dunque, oltre che una speranza di vita, una crescita del rischio di impoverimento. E il nostro Paese di fatto incoraggia le famiglie a non fare figli visto che l´Italia «occupa uno degli ultimi posti al mondo per indice di natalità».

              Per Caritas e Fondazione Zancan occorre dunque «un approccio multi dimensionale al problema povertà, che non tenga conto solo dell´aspetto monetario». La povertà non è aumentata: è cresciuta l´insicurezza per la preoccupazione di non essere in grado di far fronte a eventi negativi come l´improvvisa malattia, la non autosufficienza, l´instabilità del rapporto di lavoro, gli oneri finanziari sempre maggiori, come i mutui a tasso variabile. Anche la presenza di un solo anziano nella famiglia, rileva il rapporto, aumenta il rischio di povertà: «Ma la differenza è particolarmente evidente nelle regioni del Centro e del Nord, che si caratterizzano per la maggior presenza di anziani».

              «Da un´incidenza media della povertà del 4,5% nel Nord e del 6% nel Centro, si sale rispettivamente al 6,3% e all´8% se nella famiglia è presente almeno un anziano. L´elemento di novità emerso dalle diverse inchieste sulla povertà degli ultimi anni è rappresentato anche dall´aumento numerico di famiglie non considerabili come povere solo perché le loro risorse finanziarie sono appena sopra (da 10 a 50 euro al mese) la linea della povertà. L´Istat calcola che queste famiglie a rischio di povertà siano oltre 900 mila, e sono 2,5 milioni quelle in stato di povertà. Realtà che arrivano con difficoltà a fine mese e che sono costrette a indebitarsi e a ricorrere ai centri assistenziali, nonostante abbiano lavoro e reddito. «A fine 2005 – ricorda il rapporto – il 14,7% delle famiglie arrivava a fine mese con molte difficoltà e queste difficoltà erano maggiori per le famiglie con cinque o più componenti (22,5%) e per quelle composte da una persona (16%), le monoreddito (18,7%), le coppie con 3 o più figli (23,5%) e i nuclei familiari con un solo genitore (19,4%). Mentre l´incapacità di sostenere una spesa necessaria ma imprevista riguardava il 28,9% delle famiglie italiane e in particolare quelle formate da una sola persona (35,6%), anziani soprattutto, e quelle con 5 o più componenti (33,5%), le monoreddito (37,8%); le famiglie con 2 minori (32,9%) e quelle con un anziano (33,3%). Infine, gli italiani in difficoltà economica chiedono un sussidio mentre gli stranieri un lavoro: ai centri ascolto Caritas, tra aprile e settembre 2006, sono arrivate ben 30.453 persone, oltre 5 mila al mese.