Famiglie, bilancio in rosso: l´Italia non risparmia più

19/12/2003


VENERDÌ 19 DICEMBRE 2003

 
 
Pagina 12 – Economia
 
 
I CONTI IN TASCA
In declino la "classe media" degli investitori
Famiglie, bilancio in rosso
l´Italia non risparmia più
          La progressiva frenata del reddito disponibile, la corsa del carovita e la perdita di potere d´acquisto tolgono risorse agli "accumulatori"
          La nuova fotografia dei risparmiatori italiani nei dati di Crif-Eurisko e nelle indicazioni di Bankitalia e dell´Istat
          Il 74,9% dei nuclei familiari dichiara di non essere in grado di mettere da parte soldi
          Nel 2002 il risparmio finanziario delle famiglie è sceso da 106 a 74 miliardi

          MARCO PATUCCHI


          ROMA – Soprattutto ricchi o soprattutto poveri. Abili e facoltosi navigatori nel mare magnum dei prodotti finanziari – dalle azioni ai fondi, dalle valute estere ai finanziamenti – o semplici capifamiglia che arrivano a mala pena ad un conto corrente bancario, peraltro sempre più magro.
          Eccola l´ennesima fotografia dell´Italia di inizio millennio, un paese degli estremi opposti in cui sembra ormai inarrestabile il declino di quella classe media che, almeno nell´ottica dei comportamenti finanziari, si caratterizzava per una grande propensione al risparmio, un´oculata accumulazione di risorse ed una altrettanto seria scelta degli investimenti. Erano i "bot people" di qualche anno fa, sono le famiglie di oggi alle prese con un potere d´acquisto consumato inesorabilmente dalla corsa dei prezzi e dalla frenata dei redditi. Traumatizzate dagli scandali finanziari, penalizzate dai bassi tassi d´interesse che convengono sì per comprare casa ma certo non per investire le poche risorse che sfuggono al drenaggio della spesa del giorno dopo giorno. Senza contare i dubbi per un futuro economicamente nebuloso. Nuclei a reddito basso, a reddito medio – e, da qualche tempo, anche a doppio reddito – che dalla classe di mezzo scivolano verso il basso.
          Questa immagine del Paese emerge leggendo controluce un rapporto sugli "Stili finanziari familiari" realizzato da Eurisko e Crif, utilizzato dalle maggiori banche italiane per orientare le politiche commerciali. Il documento è uno strumento di lavoro che parla solo attraverso i numeri e i profili delle varie categorie di investitori e risparmiatori analizzati, ma è proprio dalla dinamica storica delle cifre che si intuisce l´evoluzione in atto nella società.
          Così, si scopre che i facoltosi ed i cosiddetti "innovatori" (ovvero la fascia alta della mappa finanziaria) sono passati dal 27,9% del 2001 al 29,9 per cento di quest´anno, mentre il segmento più basso cioè quello incalzato dalla soglia di povertà ("aspiranti", "distaccati", "nullatenenti") è salito dal 34,4% di due anni fa al 36,3% del 2003. In declino, invece, la fascia media ("previdenti", "accumulatori") che nel complesso è passata dal 19,6% del 2001 al 13,3% di oggi. E proprio gli "accumulatori", «categoria più tipica – sottolinea l´Eurisko – dell´immaginario italiano», sono "crollati" dal 22,1% del ?91 al 10,9% di oggi. Completano il quadro i cosiddetti "spensierati" che sono oggi a quota 20,6% dopo il 18,2% di due anni fa.
          A parte la fascia alta, dunque, si tratta di uno spaccato delle famiglie italiane che in questi anni vivono sulla propria pelle la sindrome da euro e che, usando una definizione sempre meno luogo comune e sempre più realtà, «non arrivano al 20 del mese». Declino "forzato" della cultura del risparmio, dunque, come si evince anche dai numeri della Banca d´Italia, che per il 2002 segnano una discesa del risparmio finanziario del settore delle famiglie da 106,1 miliardi dell´anno precedente a 74,2 miliardi. «La riduzione – spiega l´istituto centrale – è il riflesso della crescita modesta del reddito disponibile. Al netto della perdita del potere d´acquisto determinata dall´inflazione sulla consistenza delle attività finanziarie nette (2,0% del Pil, come nel 2001) – aggiunge Bankitalia – nel 2002 il risparmio finanziario delle famiglie risulta pari al 3,9% del Pil contro il 6,7% dell´anno precedente». Una fotografia consolidata dai dati dell´annuario Istat (il 74,9% delle famiglie dichiara di non essere in grado di risparmiare o, al massimo, di riuscire a mettere da parte ben poco) e da un altro indicatore che arriva ancora dal Crif (in questo caso affiancato da Nomisma e Assofin): il tasso di crescita molto sostenuto del credito al consumo. Al 30 giugno 2003, le consistenze dell´indebitamento delle famiglie hanno registrato un aumento del 15,8%, in accelerazione rispetto al già notevole +12,5% dell´anno precedente. E trattandosi di cifre al netto dei mutui per l´acquisto della casa, spiegano anche queste il disagio finanziario di molti italiani costretti sempre di più allo shopping rateizzato.