False quasi il 15% delle partite Iva

25/05/2012

Nascondono lavoro subordinato
LO STUDIO ISFOL Contati 2.031.236 rapporti: quattro su dieci implicano la monocommittenza, in 827.938 casi � richiesta una presenza regolare
Il rapporto � uno a sette.
Vale a dire, ogni sette partite Iva "vere" ce ne sarebbe una "fasulla", che maschera cio� un rapporto di lavoro
subordinato.
Su 2.031.236 titolari di partita Iva infatti, evidenzia l’indagine Isfol Plus di prossima pubblicazione, ben 299.088 (il 14,7% circa) sono da bollare come "finti autonomi" visto che il loro rapporto di lavoro
presenta alcuni ricorrenti elementi "indiziari" di "subordinazione" che fanno perci� dubitare della reale natura indipendente della prestazione lavorativa.
Lo studio, curato dai ricercatori Emiliano Mandrone e Manuel Marocco (nonostante le turbolenze che stanno interessando l’Isfol; un altro pezzo della ricerca pubblica che potrebbe essere chiuso) ha preso in considerazione, mutuandoli dalla giurisprudenza, sei indicatori che connotano il rapporto di lavoro
dipendente.
E cio�: mono-committenza, utilizzo di strumenti aziendali, orario di lavoro
, presenza in azienda, rinnovo del contratto a partite Iva e scelta contrattuale imposta dal datore di lavoro .
Ebbene, secondo la ricerca, circa il 40% delle partite Iva (995.606 titolari, per l’esattezza) lavora "a monocomittenza" (per un solo datore di lavoro
, cio�) e a 827.938 partite Iva � richiesta una presenza regolare sul posto di lavoro .
Due partite Iva su 10 (427.131 soggetti) poi hanno un orario di lavoro
e ancora quattro su 10 (725.938) utilizzano mezzi e strumenti dell’impresa.
Pertanto, una fetta rilevante dei poco pi� di due milioni di lavoratori che utilizzano prevalentemente una partita Iva (le partite Iva attive, secondo il Tesoro, sono quasi tre milioni) sono la platea oggetto delle norme contenute nel Ddl Fornero (ora all’esame dell’Aula del Senato) che quando entrer� in vigore punir� l’uso improprio della partita Iva con una sanzione che potrebbe arrivare fino a imporre la stabilizzazione del rapporto.
In pratica, e ammettendo di considerare "fasulla" una partita Iva che presenta almeno quattro dei sei indicatori Isfol-Plus di subordinazione, emergerebbe come siano in "odore" di falsit� circa 300mila partite Iva (il 15% del totale).
Con un criterio meno restrittivo (tre indicatori di subordinazione su sei) le false partite Iva raddoppierebbero, arrivando a 673mila.
Per Mandrone i tre requisiti (ma ne bastano due) previsti dal Ddl Fornero (impiego del collaboratore per pi� di 8 mesi, ricavi per almeno l’80% del fatturato annuo e utilizzo di una prestazione fissa in azienda – la scrivania, cio� e non il telefono) mostrano l’attenzione del Governo verso �un eccessivo e talora improprio utilizzo del lavoro
autonomo�.

Ed opportuno � stato anche l’approccio multidimensionale al fenomeno, che tiene conto anche del reddito percepito, 17-18mila euro, sopra il quale si presume la genuinit� della partita Iva.
Dalla nostra ricerca, ha detto Mandrone, emerge infatti che le vere partite Iva guadagnano oltre 3omila euro lordi all’anno in media.
Mentre le "false" percepisco molto meno, sotto anche la soglia fissata nel Ddl Fornero.
E non � un caso, poi, le partite Iva "pi� sfruttate" chiedano nell’80% dei casi la stabilizzazione.
A differenza di quelle "vere" che invece lo chiedono in appena il 20% dei casi.