Fallisce il primo sciopero anti-Aznar

21/06/2002







(Del 21/6/2002 Sezione: Economia Pag. 4)
Fallisce il primo sciopero anti-Aznar
La protesta contro la riforma del sussidio di disoccupazione

      MADRID
      Un flop per i sindacati e le sinistre. Ed una indubbia vittoria del premier popolare José María Aznar. Questo il bilancio dello sciopero generale di 24 ore svoltosi ieri in Spagna, proclamato dalle due maggiori organizzazioni dei lavoratori, il filo-socialista «Ugt» ed il filo-comunista « CC.OO» ed indetto contro la riforma del sussidio di disoccupazione. I sindacati parlano di grande successo, di una partecipazione dell’84%. Un dato non credibile: il Paese non si è affatto fermato. Il governo assicura invece, più realisticamente, che l´adesione é stata del 17%. Che l’esito dello sciopero, il primo nei sei anni di governo Aznar, non fosse quello auspicato da «Ugt» e «CC.OO» (e neppure dai socialisti e comunisti che l’appoggiavano a spada tratta ) lo si è capito subito. A mezzanotte non si è spenta la tv di Stato, come invece accadde nell’88 nella 1ª delle 4 «huelgas» verificatesi nel 14 anni dei governi socialisti di González. I servizi essenziali, dai trasporti al pubblico impiego, hanno funzionato oltre le previsioni. Chiusi solo l’8% di negozi e centri commerciali. Ed alle 9 è arrivata un’altra conferma: il consumo industriale dell´energia era diminuito solo del 16% (contro il 60% nell’88). Il «casus belli» è la riforma del sussidio di disoccupazione, voluta dall’Esecutivo per creare nuovi posti di lavoro (3,5 milioni quelli creati da Aznar negli ultimi sei anni). Benché ci sia il 10% di disoccupati, non si riesce a trovare chi accetti la bellezza di 130 mila posti disponibili. Ed ecco la riforma, giá approvata dal governo, al potere con maggioranza assoluta, con decreto legge dopo un inutile trattativa con «Ugt» e «CC.OO» (che hanno scelto, per ripicca, di fare sciopero alla vigilia del Consiglio Europeo di oggi a Siviglia): il disoccupato dovrà accettare le offerte di lavoro se sono in un raggio di 30 chilometri dalla sua residenza; chi deciderà se il lavoro è adeguato al profilo professionale sarà l’ufficio di collocamento. Chi non accetta, perde il sussidio. Seguendo la tradizione, i sindacati hanno cercato di fermare il Paese (benché i sondaggi indicassero una adesione di solo il 34%) per costringere Aznar, acerrimo nemico dei diktat e della concertazione, a ritirare la riforma. Come? Usando senza risparmio i picchetti, qui sovente violenti e sabotatori: ad esempio, contro aziende e negozi «crumiri», silicone nelle serrature. Ma la polizia ha garantito il diritto al lavoro: 63 gli arresti di scioperanti violenti in 1000 picchetti. C’è scappato anche il morto: un ispettore capo della polizia, debole di cuore, è decedutoo per infarto a Leganés (Madrid) dopo una carica. «É stata una giornata storica. Il governo deve ritirare la riforma», gongolano invano i leader sindacali nella manifestazione principale a Siviglia. «Lo sciopero non è stato generale, ma solo molto parziale», ribatte il ministro degli Interni Mariano Rajoy. «La Spagna non va più bene ed il governo falsifica i dati dello sciopero», denunciavano i socialisti. Ma il Paese cresce al 3%, quasi il triplo della media Ue
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Gian Antonio Orighi