Fallimenti web: Il cetriolo italiano

01/03/2007

    giovedì 1 marzo 2007

    Pagina 12 – chips&salsa

    Fallimenti web

    Il cetriolo italiano, una questione di logo

    «Mi vergogno di avere quel portale sul mio browser». Questa la reazione inorridita di un amico alla comparsa sul monitor di Italia.it, il sito per il turismo italiano autoelogiato dal ministro Rutelli. In pochi giorni si è registrata un’incredibile unanimità di dissensi nella rete italiana: dall’indignazione per la somma stanziata, alla tecnologia, alla struttura e agli errori. Soprattutto al logo, da qualcuno felicemente definito un cetriolo in erezione. Le somme stanziate sono 21 milioni per l’inserimento di contenuti da parte delle regioni; 4 milioni per l’aggregazioni delle informazioni centralizzate; 7,8 milioni a Ibm per la piattaforma tecnologica; i restanti 12,2 per completarlo. In totale 45 milioni di euro. Ma c’è un problema più a monte: è giusto e possibile, per un paese vasto e ricco come l’Italia, progettare un sito unificato del turismo? Quando venne immaginato, ed erano almeno cinque anni fa, sembra che nessuno si sia posto quella domanda, dando per scontato che essendoci l’internet globale e avendo l’Italia una carenza di narrazione di se stessa verso l’esterno, un portalone fosse la strada da battere. La risposta è no: non è sensato né possibile fare un sito unico perché l’offerta culturale, civile, artistica, enogastronomica, paesaggistica del nostro Paese è per fortuna così tanta e differenziata che nessuna guida del turista potrà mai soddisfarla, né sulla carta né sul web. Non è sensato nemmeno dal punto di vista dell’internet, dove i contenuti di valore sono prodotti solo nella «catena corta», cioè dalle comunità, a partire dai luoghi e dai protagonisti. È la stessa discussione che vive anche tra gli archivisti: seguire la tradizione settecentesca di un unico archivio nazionale oppure accettare e favorire il decentramento delle risorse, all’interno di una cornice di riferimento? La strada più giusta è la seconda.