Fair play di Montezemolo sui contratti

08/07/2005
    venerdì 8 luglio 2005

      MANOVRE 2. TRAMONTATA L’IDEA DELLO SCAMBIO CON GLI INCENTIVI

        Fair play di Montezemolo sui contratti Rimandati a ottobre, sperando nella Cisl

          Confindustria preferisce avere alleati i sindacati su Irap, Dpef e riforma del Tfr

            «Un euro in meno di Irap per un euro in meno di incentivi»: lo scambio che il presidente di Confindustria Montezemolo proponeva, un anno fa, al governo, «non è più attuale». Il do ut des consisteva allora nel via libera degli industriali alla trasformazione degli aiuti alle imprese in prestiti a tasso agevolato contro un impegno dell’esecutivo a ridurre la gravosa imposta regionale sull’attività produttiva. Montezemolo, fresco di nomina a viale dell’Astronomia, si immetteva sulla scia della svolta annunciata da un altro neoassunto, il ministro dell’Economia Siniscalco, che tagliava i ponti con il passato delle una tantum promettendo una politica trasparente e di «rigore e sviluppo». Il problema, già allora, era la bassa crescita, e Siniscalco aveva annunciato tra le priorità a breve proprio la riduzione dell’Irap. Un proponimento, che nonostante il soccorso della bocciatura dell’Avvocato della Corte di Giustizia europea, è rimasto lettera morta, ad oggi. La riforma dell’Irap, prima cassata dalla finanziaria per far posto al taglio delle tasse, poi evaporata dal decreto competitività, è sparita anche dall’agenda di quest’anno e viene rimandata nella bozza di Dpef al 2006. Nel testo il riferimento al taglio Irap è piuttosto striminzito e suona così: «L’imposizione fiscale in Italia grava fortemente sul fattore lavoro. Il governo intende gradualmente ridurre l’Irap, attraverso l’esclusione del costo lavoro dalla sua base imponibile, e restringere il cuneo fiscale sul lavoro, intervenendo su alcuni degli oneri impropri». Fuffa, evidentemente, per Montezemolo, che oggi, nel corso di una conferenza stampa al termine della Giunta di Confindustria ha dedicato solo un breve ma significativo accenno all’«appuntamento mancato» della riforma dell’imposta che grava sulle aziende. Gli industriali, a quanto sembra, non si fidano più di questo governo. E il «balletto umiliante» dell’Irap, come lo aveva definito Montezemolo qualche tempo fa, è un tema che ha contribuito ad animare la riunione. E che brucia tanto più dopo che il pre-Cipe dell’altroieri è entrato invece nel vivo della riforma degli incentivi con un primo finanziamento da 3,7 miliardi di euro.

            Tornando allo slogan del presidente degli industriali di un anno fa, è evidente che i conti con il governo, insomma, non tornano. viale dell’Astronomia non può che prendere atto che è stata costretta a rinunciare ai finanziamenti a fondo perduto senza ottenere nulla in cambio. In vista dell’appuntamento della prossima settimana con il governo sul Dpef la Giunta ha affrontato ieri dunque soprattutto due argomenti: l’Irap e la riforma del modello contrattuale. Sulla prima, il mandato forte a Montezemolo è quello di ottenere la garanzia dall’esecutivo che non sarà rinviata per l’ennesima volta e che verrà inserita nella prossima finanziaria. Sul secondo, spinoso argomento dei contratti, è stato deciso di rinviare tutto a dopo l’estate. Anzitutto perché l’eventuale presentazione della piattaforma nella conferenza stampa di ieri, in concomitanza con il congresso della Cisl, avrebbe irritato Pezzotta. In secondo luogo, perché su due temi cruciali come il Dpef e la riforma della liquidazione la Confindustria vuole andare all’incontro di giovedì prossimo in sintonia, se non creando addirittura un fronte comune, con Cgil Csl e Uil. Un altro tema che preoccupa infatti molto gli industriali, soprattutto le piccole e medie imprese, è che non ci siano i soldi (come peraltro ammesso dal viceministro dell’Economia Baldassarri) per le misure di compensazione previste per il trasferimento del Tfr nei fondi pensione.

              Ma qualcuno, da viale dell’Astronomia, formula un’ipotesi più azzardata, sui contratti. Se infatti la pausa estiva rischia di compattare i sindacati su una proposta comune di riforma, è vero anche il contrario. Non è sfuggita a nessuno la presenza di Montezemolo alla relazione al congresso del segretario della Cisl, Pezzotta. Il presidente di Confindustria potrebbe quindi sfruttare la parentesi da qui ad ottobre per tentare di avvicinare la Cisl (e a ricaduta la Uil) alle proprie posizioni e riformare il modello del ’93 in sintonia con i due sindacati confederali. Anche a rischio di lasciare per strada la Cgil.