Fai l’interprete? Sarai pagato meno di una badante

02/08/2010

Sono donne e uomini che, ad esempio, prestano la loro opera nei tribunali. Opera preziosa dalla quale può dipendere una sentenza, la sorte di un individuo, la giustizia insomma. Uno di loro ha scritto a questa rubrica per raccontare la propria condizione. Sono in sostanza dei professionisti, muniti di un sapere frutto di lunghi anni di studio. La loro “paga” consiste, fatti i conti, a quattro Euro lorde all’ora, meno di una badante, di una colf qualsiasi. Ecco perché i tribunali carichi di processi che coinvolgono spesso stranieri trovano molte difficoltà a trovare “buoni professionisti disposti a paghe da fame”. Tutto a scapito degli immigrati che fanno i conti con la mala-giustizia italiana. Mentre può accadere che a un’udienza del processo per la strage operaia alla Thyssen gli imputati tedeschi abbiano chiesto di avvalersi della facoltà di non rispondere a causa della mancanza di un servizio di traduzione.
Spiegano gli interpreti sul loro sito www.aitipvda.org” come il loro impegno spazi dalle aule dei tribunali alla traduzione di documenti legali, sentenze, rogatorie internazionali, documenti d’identità, accordi di cooperazione internazionale, bandi di concorso per appalti, manuali d’istruzione, schede tecniche, test di laboratorio, cartelle cliniche e referti. Per non parlare dei “vertici” internazionali.
Racconta il nostro lettore che lo scandalo di questa paga da badante è aggravato dal fatto che lo Stato paga quando vuole (attese anche di un anno o due) e le tabelle sono da molto tempo non aggiornate. E’ un pagamento a “vacazioni”, un termine non consueto. E’ l’unità di misura del lavoro del traduttore nei tribunali. Tutto è affidato alla discrezione del giudice. Gli orari di lavoro sono ballerini (come ferie e festività), mentre lo straordinario non è pagato come tale. Ora, per tutelarsi meglio, vorrebbero far parte di un Ordine professionale. Come si spiega nel sito www.altrinit.org. Una proposta che fa discutere anche perché spesso gli Ordini sono considerati uno sbarramento per l’ingresso dei giovani. Resta il fatto che anche qui siamo nel campo di un mondo del lavoro senza diritti e senza tutele. Un settore in rapida espansione: uno dei pochi aspetti positivi della globalizzazione. Il Pd ha avanzato una sua proposta di riforma delle professioni basata su aiuto ai giovani e tirocinio breve e retribuito, adeguamento degli ordinamenti professionali e altre misure. Qualcosa si sta muovendo anche nei sindacati. Il Nidil-Cgil ad esempio ha dato vita a un gruppo di lavoro denominato “Rete dei professionisti precari”. Con lo scopo “di dare voce a chi lavora nel mondo delle professioni che, molto spesso, opera con rapporti di lavoro precari e vive in zone grigie, dove i diritti individuali sono deboli o assenti”.