Fabbrica Italia: Dopo 6 mesi non c’è nulla

06/10/2010

Sono passati quasi sei mesi da quando Sergio Marchionne annunciò a Torino il lancio dell’ambizioso progetto “Fabbrica Italia”. Un piano che prevedeva, entro il 2014, la realizzazione di investimenti per 20 miliardi di euro in Italia, il raddoppio della produzione nazionale da 650mila a 1,4 milioni di vetture, 10 nuovi modelli e il restyling di altri 6 vetture. Ad oggi “Fabbrica Italia” è ferma, non è stato investito un euro. Governo, sindacati e dipendenti non sono a conoscenza di quali modelli saranno prodotti nei vari stabilimenti italiani, nè sanno quando il piano vero e proprio potrà partire. Questa situazione di stallo è preoccupante e delude anche quei sindacati che più si erano spesi per comprendere e raccogliere le esigenze organizzative e produttive del gruppo. Ieri, dopo l’incontro tra la Fiat e i sindacati dei metalmeccanici, persino il segretario della Uilm, Rocco Palombella, ha ammesso la sua delusione perchè «la Fiat non ha presentato il piano di investimenti stabilimento per stabilimento». Anche ieri la Fiat invece di mettere sul tavolo modelli, fabbriche, numeri, ha usato le parole e lo stile già impiegati nei mesi scorsi per mettere i sindacati con le spalle al muro, anche se alcuni sono in questa posizione già da tempo. Il Lingotto ha detto che “Fabbrica Italia” «non partirà se non ci sarà l’impegno formale delle organizzazioni sindacali ad assumersi precise responsabilità del progetto». La Fiat vuole garanzie sulla governabilità delle fabbriche, e i sindacati sono pronti a negoziare. Di più, il tavolo di ieri poteva essere l’occasione per aprire un confronto più ampio, per avviare un percorso chiaro e cercare di superare anche le resistenze della Fiom, in un disegno complessivo finalizzato a garantire investimenti e occupazione nel gruppo. Ma, a questo punto, dopo lo strappo di Pomigliano d’Arco, dopo la vittoria del sì al referendum nella fabbrica campana, dopo la disdetta del contratto dei metalmeccanici, dopo le deroghe immaginate per andare incontro alle esigenze della Fiat, che cosa vuole ancora Marchionne? Quali altre garanzie desidera? Ieri si è parlato dell’ipotesi di «andare oltre Pomigliano», come se le condizioni di lavoro stabilite per quell’impianto, con una chiara compressione dei diritti e delle garanzie dei lavoratori, non fossero sufficienti e avessero bisogno di ulteriori ritocchi o inasprimenti. Forse Marchionne, di cui sono note le capacità di contrattare fino al limite, desidera la totale capitolazione dei sindacati, la piena adesione di tutti, compresa la Fiom, al suo disegno? Magari si è accorto che non si governano le fabbriche escludendo il sindacato più grande? Oppure le crescenti difficoltà del mercato europeo dell’auto, la sfida di riportare presto in Borsa la Chrysler in America e la scissione di Fiat Industrial sono argomenti talmente forti e impegnativi che spingono Marchione a spostare in avanti, e a chiedere un prezzo sempre più alto ai sindacati, il piano di investimenti in Italia? Quale che sia la ragione autentica, di fondo, di questa strategia del rinvio da parte della Fiat appare chiaro che fino a quando non si entrerà nel merito del piano industriale, fino a quando non saranno comunicati quali modelli saranno prodotti nei vari stabilimenti italiani, con quale organizzazione, con quanti turni, con quanti lavoratori, l’intero progetto “Fabbrica Italia” non sarà credibile. L’impressione è che Marchionne, pur mantenendo fermo l’impegno a investire in Italia e volendo anche recuperare un rapporto costruttivo con la Cgil, si trovi oggi in una situazione di grande difficoltà in larga misura determinata dal crollo del mercato in Italia e in Europa, e dalla necessità di finanziare un piano di investimenti di 20 miliardi di euro. Va escluso, come sempre, che gli azionisti Agnelli possano mettere mano al portafogli per pagare gli investimenti in Italia. Questi problemi di mercato e industriali sono confermati dalle notizie che parlano di un altro slittamento del lancio della Nuova Panda, il modello destinato a Pomigliano d’Arco. Il lancio già previsto per l’estate 2011, poi spostato a settembre dello stesso anno, adesso verrebbe rinviato all’inizio del 2012, nella speranza di un netto miglioramento delle condizioni di mercato. Ma se il progetto della Nuova Panda viene spostato in avanti, allora Marchionne può forse permettersi qualche settimana in più di confronto con il sindacato per spuntare condizioni ancora migliori (per la Fiat) nelle fabbriche italiane. Perònon bisogna esagerare, perchè la corda rischia di rompersi