F.Rivolta: «Aumenti in cambio di produttività»

10/12/2007
    domenica 9 dicembre 2007

      Pagina 29 – Economia

        L’INTERVISTA

          Rivolta: «La questione salariale esiste, ma gli scioperi alla vigilia di Natale non servono a nessuno»

            Confcommercio: «Aumenti?
            Sì in cambio di produttività»

              Achille Perego

              MILANO
              UN CONTRATTO scaduto da più di un anno. La trattativa interrotta a settembre e adesso gli scioperi proclamati dai sindacati di categoria per la vigilia di Natale. Sul fronte del commercio (oltre due milioni di addetti per più di 800mila imprese) si respira lo stesso clima di conflittualità che coinvolge tutto il mondo del lavoro. Una scelta di cui Francesco Rivolta, responsabile della Commissione Lavoro di Confcommercio, condivide solo un aspetto: il problema salariale. Ma per arricchire buste paga troppo basse non servono le proteste, occorre aumentare produttività e flessibilità.

              «Con i sindacati — esordisce Rivolta — si può essere d’accordo sulla necessità di sollevare il problema salariale. E di aprire con il governo una vertenza fiscale per ridurre quello che è oggi un costo del lavoro fra i più alti in Europa e buste paga, che al netto di tasse e contributi, sono fra le più basse. Detto questo, però, pur rispettando l’autonomia delle scelte sindacali, lo sciopero generale mi sembra una forzatura inutile e dannosa e quelli del commercio alla vigilia di Natale solo un passaggio conflittuale che non fa bene a nessuno».

              Che cosa rispondete ai sindacati che vi accusano di non voler rinnovare il contratto?

                «Che proprio in queste ore abbiamo inviato a Uiltucs, Filcams e Fisascat la comunicazione in cui ci rendiamo disponibili per risederci al tavolo della trattativa. Ma una cosa deve essere chiara: se siamo pronti a discutere, senza pregiudiziali, la piattaforma sindacale, anche se le richieste complessive, pari a un incremento del 9% del costo del lavoro, non sono sostenibili per le imprese del settore, qualsiasi intesa non può prescindere dal tema della produttività».

                Insomma, anche voi seguite la linea Montezemolo: pagare di più chi lavora di più?

                  «Se vogliamo semplificare, possiamo anche dire così. Per la verità lo abbiamo detto prima noi. Le dinamiche salariali non possono più non essere correlate con la produttività. Ho davanti agli occhi proprio uno studio della Cgil che, in base a dati Ocse, conferma come fatto 100 i salari nel 1998 nel 2006 siano cresciuti a 102,6 rispetto a una media Ue del 110,1 ma nello stesso periodo, anzi fino al 2007, la produttività è aumentata solo a 102,9 contro i 108,4 della Germania, i 112,5 della Francia e i 120 della Gran Bretagna. Montezemolo ha denunciato l’assenteismo nella pubblica amministrazione, ma seppure in misura inferiore, non ne è esente il settore privato. Siamo in una fase in cui si assiste a un decremento tra ore pagate e ore lavorate. Per questo, il nuovo contratto non può prescindere dalla soluzione del problema di una maggiore produttività e flessibilità individuando, con i sindacati, gli strumenti più adatti per premiare il merito»

                  I sindacati invocano anche l’intervento del governo per chiudere i contratti…

                    «L’esperienza mi insegna che ogni volta che il governo è intervenuto in questioni che riguardano il confronto tra le parti sociali ha prodotto solo complicazioni».