“ExVoto” Il Nord come nel ’94 (1)

05/05/2006
    venerd� 5 maggio 2006

    Pagina 6- Primo Piano

    ANALISI DEI RISULTATI ELETTORALI - NELLA CDL PREMIATE SOLO AN E UDC

      Il Nord come nel ‘94
      quando Berlusconi stracci� la sinistra

        Punita l’Unione, non � abbastanza riformista

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          LUIGI LA SPINA

            E’ duro doverlo ammettere. Ma alla fine di una lunga analisi, il sindaco torinese Sergio Chiamparino sbotta in uno sfogo liberatorio: �S�, � vero: come si fa a governare l’Italia quando il centrosinistra, nelle regioni pi� sviluppate del Nord, pu� contare sostanzialmente su Torino, Genova e l’Emilia?�. Nei giorni immediatamente successivi al risultato del 10 aprile, la polemica sulla cosiddetta �questione settentrionale�, per lo schieramento di Prodi, si � accesa subito, ma subito � stata strumentalizzata nel vortice della contestazione berlusconiana alla vittoria degli avversari e dell’opposta difesa d’ufficio degli accusati. Poi � stata travolta dalla corsa alle principali cariche istituzionali, un tema ben pi� appetibile per la curiosit� degli italiani.

              Vale la pena, invece, attraverso un pi� approfondito esame dei risultati elettorali, quale quello compiuto da un gruppo di studiosi – capitanato da Luca Ricolfi – e un viaggio nelle opinioni di politici, imprenditori, intellettuali soprattutto del Nord-Est italiano, riprendere l’argomento, sottrarlo alla disputa postelettorale e proporlo all’attenzione e alla riflessione sia della nostra classe dirigente sia all’opinione pubblica. Come un �nodo� centrale della legislatura che si � appena aperta e del futuro centrosinistra italiano.

                Due novit� caratterizzano l’esito del voto e quindi giustificano una rinnovata discussione sul �caso del Nord�. La prima riguarda l’interruzione, in quelle regioni, di una tendenza che, dopo il 1994, vedeva, lentamente ma costantemente, restringersi il divario tra i due schieramenti. La seconda, gi� rilevata dal sociologo della politica forse pi� esperto di queste zone, Ilvo Diamanti, registra invece un fenomeno tutto interno al centrodestra: rispetto al 2001, calano Fi e Lega, crescono An e soprattutto l’Udc. Intorno a queste due novit� corre, in maniera contraddittoria, il dibattito sulla cosiddetta �modernit�, un termine linguisticamente confuso, ma sempre affascinante. Con il centrodestra teso ad appropriarsene, contando sul primo fenomeno elettorale rilevato e il centrosinistra impegnato a negare questa tesi, appigliandosi sia al secondo degli spostamenti di voto fondamentali – quelli nella Casa della libert� – sia al voto delle citt� rispetto a quello delle campagne, meno sfavorevole per lo schieramento prodiano.

                  �Stato ladrone�
                  Il sociologo Aldo Bonomi, un’altra delle guide pi� competenti per accompagnare il nostro piccolo viaggio, suggerisce, al posto del termine �modernit�, la coppia �innovazione-conservazione� come discrimine per capire soprattutto come sia cambiato, negli ultimi 15 anni, il clima economico-sociale nel Nord d’Italia. Dagli entusiasmi rivoluzionari per l’abbandono di uno Stato lontano e �ladrone�, nell’assoluta fiducia di vincere �facendo da soli�, alla riscoperta dell’utilit� di quello Stato che non solo deve costruire autostrade, porti, servizi, ma forse anche imporre dazi a concorrenti stranieri troppo spregiudicati. Con l’affermarsi parallelo di una neoborghesia manifatturiera, bancaria, dei padroni delle reti comunicative, materiali e immateriali, dei servizi, delle imprese sociali.

                    La seconda Repubblica
                    S�, � cambiato molto il Nord, negli anni della seconda Repubblica. Ma il centrosinistra non se ne � accorto e rischia ora di perderlo definitivamente, se continuer� a non capirlo, o peggio, a snobbare con un certo fastidio la sua natura, le sue aspirazioni, le sue paure. Come dice Cesare De Michelis, patron della casa editrice Marsilio e docente a Padova: �Se si ragiona come il candidato sindaco di Milano, Bruno Ferrante che parla ancora di divisione fra padroni e operai, se s’immagina di poter esercitare ancora il ruolo tradizionale, quello di una infinita mediazione tra poteri forti, che invece non sono pi� tali. Se non si comprende che, in queste terre, il fattore tempo � decisivo�.

                      E’ vero che sono finite, anche qui, le pregiudiziali ideologiche e, come osserva il presidente degli industriali vicentini e di Federmeccanica, Massimo Calearo, �misureremo solo sui fatti� il governo Prodi. Ed � anche vero che in molte citt� del Nord-Est si �vota con la testa� nelle amministrative, apprezzando il pragmatismo di alcuni sindaci di centrosinistra. Ma, sempre Calearo, osserva che evocare la tassa di successione, nell’area in cui la famiglia e l’impresa formano un connubio indissolubile, o presentare candidati come Caruso e Luxuria, �costringe a votare con la pancia� in regioni dove � ancora forte la tradizione cattolica. Altri imprenditori, come il presidente della Fondazione Masi, il veronese industriale del vino Sandro Boscaini, ricordano al centrosinistra come non sia pi� il liberismo sfrenato, se mai lo � stato, la richiesta fondamentale del Nord, ma �un mix curioso di tolleranza e di aiuto, uno Stato-mamma attento all’individuo e nemico degli eccessi�. Un’offerta politica che non sembra proprio l’identikit dello schieramento di centrosinistra. Anche Angelo Ferro, produttore di macchine alimentari, esprime preoccupazione �per il revanscismo ideologico� con il quale si � presentata la coalizione prodiana. Lo spostamento di voti in favore di An e Udc, a suo giudizio, testimonia come ci sia stato un moto di fastidio per l’esasperazione antistituzionale di alcuni atteggiamenti di Berlusconi e Bossi e l’apprezzamento �per coloro che fanno rete, che aggregano le forze invece di dividerle�. Ferro ricorda, per esempio, come la battaglia per l’abolizione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, non piacque nel Nord-Est. Un’osservazione che dovrebbe indurre l’Unione a riflettere su alcuni clich� nel giudizio sugli atteggiamenti di queste regioni in campo economico-sociale. Se si prova a scendere un po’ pi� in profondit� nel tessuto anche culturale delle terre del Nord, soprattutto nel cuore di quel Lombardo-Veneto che costituisce la sua anima profonda, si capisce subito che la tradizionale rappresentazione di queste regioni non regge, sia davanti alle complessit� di questi tanti Nord trasversalmente collegati, sia nell’evoluzione degli ultimi anni.

                        �Vivere in Europa�
                        Come sintetizza l’economista Giuliano Segre, presidente della Fondazione Venezia, c’� stata come �una dissociazione tra l’imprenditoria e il capitalismo�, per cui �la globalizzazione e la fine delle svalutazioni competitive hanno fatto mancare il fiato� ad alcuni industriali che non si erano mai posto il problema di aumenti di capitale, di investimenti su ricerca e sviluppo. Eppure, il presidente della Camera di commercio di Brescia, Franco Bottoni, coglie, dopo cinque anni di stagnazione assoluta, segni di ripresa significativi: �Ormai abbiamo imparato a vivere almeno in Europa. La globalizzazione ha sconvolto l’assetto culturale delle nostre imprese, ma tutti gli indici di fiducia tornano a crescere. La politica deve aiutarci al recupero di competitivit�, senza pregiudizi�.

                          Anche il sociologo trentin-romano Nadio Delai parla di un’avvenuta �polarizzazione� economica delle aziende nel Nord-Est italiano. �Una divaricazione – dice – tra aree protette ed aree esposte, tra chi scende e chiede protezione e chi sale e chiede modernizzazione� che rende difficile una �interpretazione univoca� e sollecita �il centrosinistra a ripensare il tema dello sviluppo�. Senza slogan astratti e semplificatori.

                            �Ci � andata bene�
                            Alcuni rappresentanti di successo della sinistra riformista nelle citt� del Nord, come il sindaco diessino di Trento, Alberto Pacher, confessano di aver temuto un esito ancor peggiore per il centrosinistra nelle loro zone: �C’� andata ancora bene, se pensiamo che la campagna elettorale si � svolta solo sui temi della famiglia e del patrimonio. Io, in una realt� certo particolare come Trento, cerco di dimostrare come si possano coniugare lo sviluppo con la solidariet� e l’equit�: questa credo sia la strada giusta�. A scavare dietro gli umori dei dirigenti locali, dei simpatizzanti, degli osservatori pi� attenti dello schieramento prodiano emerge per� l’insoddisfazione per il mancato rinnovo del personale politico di centrosinistra. L’assessore della giunta Cacciari a Venezia e segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, lamenta il ritardo culturale di chi continua a rimproverare la classe imprenditoriale e artigiana del Nord-Est al motto di �pi� innovazione, pi� competitivit�, maggiori dimensioni�.

                              Tutte carenze vere, per carit�, ma che non hanno impedito alla realt� economica del Veneto non solo di sopravvivere, ma di dare, ora, segnali di forte risveglio. Ancor pi� severo � il giudizio di Luigi Brugnaro, fondatore di �Umana�, una grande societ� che si occupa di lavoro interinale: �Ci vuole maggiore apertura e un forte ricambio di persone. Basta con gli amici fedeli, possibilmente che non pensino e proteggano solo piccoli pezzi di potere locale�.

                                L’esigenza di un rinnovamento di classe politica nel centrosinistra del Nord � un’esigenza fortemente sentita. Forse l’unico modo per renderla obbligata � davvero l’auspicata costituzione del famoso �partito democratico�, un totem al quale ormai si aggrappano tutti i delusi dello schieramento prodiano.

                                  Per tornare al sindaco torinese Sergio Chiamparino, potrebbe essere �l’unico strumento per governare e costruire una leadership�. Se non ora, quando?

                                  [1. Continua]