Extrabanca, il primo istituto di credito pensato per dar soldi agli immigrati

14/07/2010

Costituiscono un contributo lavorativo indispensabile per il nostro paese. Nonsolo.Sonoi protagonisti della crescita demografica e dello svecchiamento dell’Italia. Gli immigrati, secondo i dati Unioncamere, concorrono per il 9% al prodotto interno lordo dello Stivale. Eppure il Bel paese respinge i migranti a partire da una legge sull’immigrazione ottusa e cinica per finire ai mille cavilli quotidiani. Pensando all’immigrato che lavora e produce è nato da qualchemese a Milano, in via Pergolesi 2, un esperimento che rischia di fare scuola: Extrabanca, la prima banca dedicata, ma non esclusivamente, ai cittadini migranti. «C’è la visionecomune che gli immigrati siano un po’ straccioni e che non abbiamo bisogno di servizi bancari», dice Otto Bitjoka, imprenditore camerunense plurilaureato, ora vicepresidente
di Extrabanca. Invece Extrabanca si propone come «la prima banca multietnica e con uno staff multietnico, che mette realmenteal centro il cliente immigrato in Italia», dice Andrea Orlandini, presidente e fondatore del nuovo istituto di credito.Untarget rilevante soprattutto a Milano, spiega, dove «attualmente vivono 430mila immigrati, titolari di circa 20mila aziende». Fra i principali azionisti di Extrabanca figurano Assicurazioni Generali e la Fondazione Cariplo; il restante azionariato vede la partecipazione prevalente di imprese private medio grandi del Nord-Centro Italia attive in svariati settori che spaziano dalla meccanica al tessile, dall’alimentare alle costruzioni. L’obiettivo è quello di aprire presto altre filiali nelle città del nord Italia e del centro a più alto tasso d’immigrazione, tenuto conto che il tasso medio di crescita degli stranieri residenti stimato per il periodo 2009/2012 è pari al 17% (6,5 milioni
di stranieri residenti stimati per il 2012); nello stesso periodo, si stima che il tasso medio di crescita sarà pari al 24% per i ricavi generati dagli stranieri, al 26% per gli impieghi, al 21% per la raccolta e al 24% per il numero di imprese da essi avviate.
LE BARRIERE
Un bacino quindi potenzialmente immenso che finora il sistema bancario tradizionale non aveva pienamente colto. Come mai? «Ad allontanare gli immigrati dagli sportelli c’è una prima barriera che è quella linguistica – spiega ancora Orlandini – poi il fatto che i migranti si confrontavano con prodotti non pensati per loro e infine che questi sono per le banche ordinarie clienti marginali». «Ma attenzione – avverte Orlandini – la nostra è una banca di respiro nazionale, non è una banca etica né una banca low cost ma una banca privata, con azionisti che desiderano vedere un ritorno dai propri investimenti, anche se comunque si tratta di un’iniziativa a forte valenza sociale che vuole restituire dignità agli immigrati, facendoli tornare ad essere protagonisti». Gli sportelli sono tarati sulle esigenze dei lavoratori: apertura ad orario continuato dal lunedì al sabato, e occasionalmente anche la domenica, fino alle 19. Gli impiegati sono tutti stranieri e in grado di parlare 13 lingue. «Il cittadino immigrato così si sentirà a casa – continua Bitjoka – perché troverà la di là dello sportello uno che parla la sua lingua e che ha condiviso il suo destino, qui non sarà mai uno straniero»