Ex Lsu Pollino: a rischio il posto di lavoro

12/05/2005
    mercoledì 11 maggio 2005

    Pollino
    Se non c’è accordo pronte le lettere di licenziamento per i 334 addetti
    Ex Lsu, a rischio il posto di lavoro

      I sindacati chiedono al Ministero di riaprire il tavolo di confronto

        Rotonda. Rischiano il posto di lavoro. Se non si troveranno soluzioni alternative nel giro di qualche settimana partiranno le lettere di licenziamento per i 334 lavoratori ex socialmente utili del parco del Pollino. Per evitare che questi lavoratori finiscano in mezzo ad una strada senza neppure la possibilità di ottenere gli ammortizzatori sociali, i sindacati di categoria sia regionali che nazionali di Cgil, Cisl e Uil chiedono al Ministero del Lavoro di riaprire il tavolo di confronto tra tutti i soggetti firmatari della convenzione per individuare una soluzione che assicuri la continuità del progetto per il 2005. I sindacati chiedono anche l’attivazione di un tavolo a livello locale e accusano l’Ente Parco e le due regioni, Basilicata e Calabria, di non aver fatto nulla per ampliare le attività del progetto e per individuare risorse aggiuntive al fine di fronteggiare la copertura finanziaria. I segretari nazionali di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno ribadito nell’incontro tenutosi a Roma la loro ferma opposizione all’iniziativa della società Duemila Spa di collocare in mobilità i lavoratori. L’incontro, primo atto della procedura di collocazione in mobilità, si è, quindi, concluso con un mancato accordo tra le parti. «Non ci possono essere più alibi per nessuno giunti a questo punto – dicono unitariamente Filcams, Fisascat e Uiltucs – tutti i soggetti firmatari della convenzione devono fare la propria parte ed assumersi le relative responsabilità sul futuro di tante famiglie residenti in un’area del Mezzogiorno ad alto rischio sociale ed occupazionale». «La vicenda dei 334 ex Lsu del Pollino – dice Matteo Mosca della Filcams Cgil – rappresenta il primo banco di prova per verificare le politiche del lavoro dichiarate in campagna elettorale da parte dei due neo presidenti regionali. In mancanza di segnali certi e chiari da parte delle istituzioni nazionali e locali ai lavoratori non resterà che la lotta come ultima chance per difendere il posto di lavoro e un futuro per i propri figli».

      Pino Perciante