Eursipes: «Il dato fa piacere peccato che sia falso»

23/10/2003

 

giovedì 23 ottobre 2003
 
Pagina 5 – Economia
 
LA POLEMICA
Eursipes all´attacco. Urso: bene così, ma guardia alta
"Il dato fa piacere peccato che sia falso"
          La Cgil: "Si tratta di un dato provvisorio, l´economia resta in difficoltà. La strada del risanamento è ancora lunga"

          ROMA – Una rondine non fa primavera, dunque nonostante dalle città campione arrivi un´indicazione di prezzi in calo, tutte le polemiche attorno all´inflazione restano. Anzi per certi aspetti si acuiscono. Quelle sulla validità dei dati prima di tutto.
          Le critiche più feroci le esprime ancora una volta l´Eurispes. «Il costo della vita al 2,6 per cento è un dato che farà piacere al governo, ma che non rispecchia la realtà – ha detto il suo presidente Gian Maria Fara – l´inflazione reale, secondo noi, resta all´8 per cento. Credo che l´Istat dovrebbe mettersi d´accordo con se stesso: ai dati dell´istituto ormai non ci crede più nessuno». Una lunghezza d´onde condivisa con Rifondazione comunista che parla di «Istat recidivo nel fornire dati dubbi». «Già nello scorso luglio l´abbiamo costretto ad ammettere un clamoroso errore di calcolo sulla telefonia – ha detto Giordano, presidente del gruppo parlamentare – temiamo che la frenata di ottobre sia da attribuire alla rilevazione centralizzata effettuata direttamente dall´istituto». Ironico il Movimento dei consumatori che sintetizza: «Scende l´inflazione in Italia, i bambini li porta la cicogna, i doni li porta Gesù bambino».
          Ma al di là delle polemiche statistiche é il dato in sé che suggerisce cautela. Ci va piano anche il governo: «Quello di ottobre è un buon segnale – ha detto il viceministro Urso – ma non deve far demordere da una attenzione costante sull´andamento dei prezzi. Le associazioni di categoria devono realizzare azioni calmieratrici anche perché l´inflazione risulta ancora in crescita in settori come l´abbigliamento e le calzature». Ci va ancora più cauta la Cgil «Nessuno si sogni di attribuire a un dato provvisorio segnali incoraggianti per le complessive difficoltà della nostra economia» ha detto la Maulucci. Non rientra nemmeno la polemica fra Confindustria e commercio, nata quando D´Amato aveva accusato i negozianti di aver praticato il cambio mille lire = un euro. «Il segnale di inversione di tendenza» piace agli industriali che però si dicono preoccupati «per la crescita ancora eccessiva dei prezzi in alcuni comparti da ricondurre alle carenza della catena distributiva». «Abbiamo un´inflazione anomala dovuta al malaugurato sistema di cambio con la moneta unica – ha rincarato il vicepresidente Guidi – Speriamo che il mercato e i cittadini lo facciano capire a quei settori che hanno speculato sulle difficoltà degli italiani ad abituarsi all´euro».

          Per completare il quadro del «non risolto» va citata poi la difficoltà di accordo fra consumatori e commercianti in merito alla proposta – presentata dai primi – di anticipare ai primi di dicembre una politica di «saldi» con sconti fino al 25 per cento. Ieri, all´incontro fra le parti, Confcommercio e Faid (grande distribuzione) non si sono presentati. la Confesercenti c´era e si è detta perplessa. Se ne riparlerà in un prossimo incontro previsto per il 7 di novembre, ma l´Intesa dei Consumatori ha giù minacciato «lotta durissima contro i commercianti» se non si troverà un accordo su iniziative anti-inflazione. La linea sarà quella di invitare gli utenti ad una drastica riduzione degli acquisti per salvare le tredicesime.
          (l.gr.)