“Europa” Welfare: Via libera di Parigi alle nuove pensioni

25/07/2003



        Venerdí 25 Luglio 2003
        Il Welfare in Europa


        Via libera di Parigi alle nuove pensioni

        Camera e Senato hanno approvato la legge che cambia la previdenza per la prima volta dal dopoguerra


        DAL NOSTRO INVIATO
        PARIGI – Dopo nove mesi di guerriglia parlamentare, aspri conflitti sociali e manifestazioni di piazza oceaniche la prima riforma delle pensioni, dal dopoguerra a oggi, è legge della Repubblica francese. Il Parlamento ha dato il via libera definitivo, ieri pomeriggio, alla storica svolta che parifica a 40 anni di contribuzione il trattamento previdenziale dei dipendenti pubblici (prima erano 37,5) con quello dei privati. Una decisione resasi necessaria per salvare i conti della previdenza sociale dalla bancarotta. In seguito il periodo minimo per ritirarsi dall’attività lavorativa salirà a 41 anni nel 2012 per poi eventualmente passare a 42 nel 2020.
        Il primo ministro Jean-Pierre Raffarin è pienamente soddisfatto del risultato raggiunto anche se la sinistra annuncia che farà ricorso alla Corte costituzionale contro la riforma. Laddove il Governo di Alain Juppé aveva miseramente fallito nel 1995, portando il Capo dello Stato Jacques Chirac alle elezioni anticipate e alla successiva disastrosa coabitazione con la sinistra, oggi Jean-Pierre Raffarin, la forza tranquilla del Centro-destra, raccoglie i frutti di un lavoro abile quanto tenace.
        Il premier, nel momento del successo, evita, nel corso di un’affollata conferenza stampa a Palais Matignon, i toni trionfalistici: «La riforma delle pensioni non è la vittoria di una parte politica sull’altra, al contrario è una svolta importante per l’interesse generale del Paese. Non voglio che restino cicatrici sociali sul terreno ed è necessario fare del dialogo sociale una priorità nazionale». Parole lontane da quelle pronunciate dallo stesso Raffarin a maggio 2002 davanti alle mobilitazioni di due milioni e mezzo di manifestanti e agli incendi di alcune sedi del Medef, la Confindustria transalpina: «Non è la piazza che governa». E aveva tirato dritto per la sua strada senza incertezze.
        Oggi invece, nel giorno di gloria, mostra prudenza e basso profilo senza però rinunciare a rendere omaggio a François Chérèque, sindacalista della Cfdt, favorevole alla riforma previdenziale «che ha dimostrato di avere una concezione del dialogo sociale che molti condividono nel nostro Paese, cioè che il negoziato alla fine debba sfociare in un accordo». Con i sindacati della sinistra che non hanno accettato e sono rimasti ostili alla riforma (Cgt, Fo) mano tesa del Governo e nessuna pregiudiziale per i prossimi appuntamenti. Anzi Raffarin fa due timide aperture: promette un rinvio della modifica dello statuto di Edf, che vuol dire riparlarne in autunno della possibilità di accesso dei privati nel capitale pubblico del gigante elettrico transalpino: «Aspetterò l’esito del congresso di Cgt e le elezioni all’interno dell’azienda a novembre per avviare il dialogo sociale con i partner sindacali». Nel frattempo poco distante dalla sede del Governo, alla fermata della metropolitana di Varenne, si radunano migliaia di manifestanti della Ggt e Fo che raccolgono firme per un referendum contro le privatizzazioni di Edf e Gdf. Inoltre Raffarin scarta l’ipotesi, circolata nei giorni scorsi di un aumento della contribuzione sociale che finanzia l’assicurazione contro le malattie.
        Poi il premier passa all’attacco e delinea le prossime mosse dell’attività di Governo che verranno delineate nell’"Agenda 2006", ovvero un programma a tre anni che avrà tra le priorità la coesione nazionale, la sanità e la scuola. Il premier intende preparare questo programma «questa stessa estate, con una quarantina di riunioni».
        Il termine "coesione sociale" significherà impegnarsi sostanzialmente per favorire l’occupazione e la formazione professionale, ma il premier resta vago sui contenuti di questa azione preferendo parlare genericamente di sostegno ai giovani e ai lavoratori più anziani.
        Più complessa la posizione espressa sul secondo punto del programma, la sanità: il tre aprile scorso il primo ministro aveva affermato che la riforma dell’assicurazione contro le malattie avrebbe dovuto essere affrontata entro la fine dell’anno. Un tasto dolente che il premier ieri ha volutamente tenuto in disparte, ma che alla ripresa di settembre non potrà essere trascurato. Il primo ministro non potrà sfuggire al fatto che l’assicurazione contro le malattie prevede un deficit di 9,7 miliardi di euro quest’anno e di 30 miliardi nel 2004. Escludendo aumenti di contribuzione, come ha fatto ieri, non resta che la via della partecipazione diretta degli assicurati attraverso dei ticket o il taglio delle prestazioni.
        Sulla formazione della prossima Legge finanziaria 2004 e sulle prospettive della congiuntura il premier è stato più esplicito. Secondo Raffarin si cominciano a intravedere i primi segnali di un ritorno alla crescita: «La Francia dovrebbe vantare un buon ritmo di crescita alla fine di questo anno e all’inizio del prossimo», dice il premier che subito dopo ammette che la preparazione del Bilancio 2004 è stata fonte di grandi difficoltà. Questo però non impedirà di aumentare i finanziamenti per l’istruzione, la ricerca e la cultura. Una strizzata d’occhio ai precari dello spettacolo (che hanno bloccato la quasi totalità delle manifestazioni culturali dell’estate francese), per cui mostra comprensione e alle richieste degli industriali che chiedono più sostegno pubblico per la ricerca.

        VITTORIO DA ROLD