“Europa” Welfare: Blair ora è a corto di fondi

25/07/2003

        Venerdí 25 Luglio 2003

        Il Welfare in Europa

        Londra: Difficoltà per finanziare le riforme dei servizi pubblici
        Blair ora è a corto di fondi


        DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
        LONDRA – Molto più avanti dei partner europei nelle riforme delle pensioni e del welfare e promotrice entusiasta dell’agenda lanciata al vertice di Lisbona, la Gran Bretagna si trova da qualche tempo in difficoltà nell’esecuzione dei propri piani ambiziosi. Innanzitutto sul fronte dei fondi: il programma del Governo Blair di pompare oltre 60 miliardi di sterline (90 miliardi di euro) in tre anni per rilanciare i pubblici servizi sta scavando un buco nei conti statali da quando l’economia ha iniziato a rallentare.
        Una previsione di 30 economisti indipendenti, citata ieri dal «Financial Times», parla di un fabbisogno di 34 miliardi di sterline (50 miliardi di euro) per il prossimo esercizio 2003-4 rispetto ai 24 miliardi previsti attualmente dal Tesoro. Il cancelliere dello Scacchiere Gordon Brown è cosciente del peggioramento e si sta apprestando a contenere le spese degli altri dipartimenti. Sanità, istruzione e ordine pubblico manterranno però il ritmo di spesa previsto, situandosi, secondo stime, rispettivamente al 32% (109 miliardi di sterline), 24% (80 miliardi) e 4,5% (15,5 miliardi) di una torta complessiva di 340 miliardi di sterline di spesa pubblica prevista nell’esercizio 2007-8. Le spese per la sanità e l’istruzione, in particolare, saliranno rispettivamente del 7,2% e del 5,6% annuo, molto al di sopra del tasso d’inflazione programmato del 2,5 per cento. Le riforme sono in fase di realizzazione, ma lungi dall’essere terminate. Nell’istruzione la riforma delle scuole elementari è stata un successo con la riduzione degli alunni nelle classi. La meritocrazia introdotta nel corpo insegnante, dopo vari malumori, è stata generalmente accettata, ma ora che è in corso la riforma della scuola secondaria e si vuole chiedere un contributo privato a chi si reca all’Università, emergono nuovi problemi. Sulla riforma universitaria vi è una levata di scudi sulle cosiddette "tuition fees", mentre nelle scuole, malgrado l’aumento dei fondi, questi non arrivano in molti istituti che sono costretti a licenziare docenti per quadrare i conti.
        Sul fronte della sanità è in atto una riduzione delle liste d’attesa, fiumi di danaro stanno arrivando, ma i recuperi di efficienza non sono ancora visibili. Nel frattempo è in corso una guerra ideologica tra nuovo e vecchio Labour e tra Governo e sindacati sull’introduzione di elementi di gestione privata negli ospedali. Oltre alla concessione di autonomia amministrativa e finanziaria a grandi ospedali ("fundation hospitals") che si distinguono per bontà di gestione e qualità di cure. Una decisione che è stata oggetto di un braccio di ferro tra Blair e Brown il quale teme gli sfuggano i conti di controllo. Uno scontro sfociato sulle dimissioni (ufficialmente per ragioni personali) del ministro della Sanità Alan Milburn. Quanto ai trasporti, il rischio è che resteranno la bestia nera delle riforme. I progetti di spesa sono faraonici, ma la situazione è talmente al collasso che ci vorrà ben più di una legislatura per risalire la china.
        Le pensioni rischiano peraltro di dimostrarsi il punto più dolente. La Gran Bretagna si trova alle prese con un buco da 27 miliardi di sterline (40 miliardi di euro) da finanziare.
        L’obiettivo è di invertire le proporzioni attuali, che vedono mediamente il 60% dei contributi provenienti dallo Stato e solo il 40% dai privati. Gli inglesi hanno peraltro una bassissima propensione al risparmio e questo complica le cose. Il Governo sta introducendo una pensione intermedia (stakeholder) tra quella di Stato e quella aziendale e privata per chi ha redditi bassi e rischia di non farcela con la sola pensione pubblica. Nel frattempo le pensioni aziendali, che sono l’80% del totale e riguardano 11 milioni di persone, iniziano a fare acqua. I vecchi schemi (final salary) generosi basati sugli ultimi anni di contribuzione vengono chiusi dalle aziende a profitto di schemi in cui il dipendente dovrà mettere di più del suo e assumersi maggiori responsabilità personali. Il tutto mentre la crisi dei mercati ha scavato fossati nei fondi pensione investiti nel mercato azionario.

        MARCO NIADA